Mastro Filippo
Figura di un tempo che non c’è più
Tommaso Cavallo
Un tempo ormai passato per le vie di Bovalino girovagava un uomo d’aspetto trasandato.
Quanti non l’hanno conosciuto, potrebbero pensare si trattasse di un povero, uno senza famiglia, magari un diseredato. Nulla di tutto questo!
Fosse ancora in vita, avrebbe più di 110 anni, perché se ben ricordo era nato nel 1898! Era mastro Filippo.
Nato da blasonata famiglia del paese, in gioventù fu un
conosciuto sarto, viveva con un fratello fine calligrafo presso uno studio
notarile, un fratello ciabattino e due sorelle abili maestre nell’arte del
ricamo. Erano tutti celibi e nubili. Perennemente vestito con un cappotto di
colore ormai indefinito, abito in vigogna e l’immancabile “Borsalino”; girava
per le vie principali portandosi dietro un fascio di quotidiani de “La Gazzetta
del Sud”.
Si spostava a piedi o prendeva gratis il treno, era benvoluto anche dal personale delle ferrovie e tra un pisolo e l’altro faceva un viaggetto nei paesi limitrofi. Il mattino presto era in giro a vendere i quotidiani per sbarcare chissà quale lunario, per lui era come una missione. Spesso li vendeva alla stazione rifilando qualche copia “stagionata”, a chi credeva di canzonarlo e a tal proposito, ricordo, una delle sue “famose” frasi che soleva dire: “Se non lo hai letto per te, è sempre nuovo!”.
Dicevo prima, che fu, un conosciuto e apprezzato sarto e nato da buona famiglia, ma cosa accadde per far sì che scegliesse di intraprendere quella vita un pò al contrario? Il motivo di questo cambio di rotta non c’è dato saperlo.
Personalmente io credo si sia trattato di un atto di ribellione, a modo suo la via giusta, di cercare la libertà; credo gli sia costato parecchio… perché l’essere così trasandato nella seconda parte della vita lo fece diventare oggetto di scherno.
Ogni giorno, a tutte le ore, era un susseguirsi di sfottò al suo indirizzo ed era un continuo urlare e bestemmiare, a volte però, quando l’esasperazione montava alla testa, passava all’artiglieria pesante con lanci di pietre e più di un vetro andò in frantumi! Era lo scotto da pagare per la sua scelta di vita. Il canzonatore, spesso non del paese, si ritrovava canzonato perché, mastro Filippo aveva forte personalità e gran campanilismo, era abile nello zittire facendo notare il benessere d’alcuni compaesani che possedevano l’automobile o erano ricchi e facoltosi; puntava il suo dito indicando, e invitando a guardare, il candore del camice da lavoro di mio padre barbiere come esempio di bovalinese moralità.
Lo ricordo come “ un macho” d’altri tempi, uomo all’antica, un estimatore di gonnelle che, spesso, gli facevano passare l’arrabbiatura.
Il profumo, la bellezza, la naturalezza del gentil sesso riusciva a
“mandarlo in orbita” come se fossero una sorta d’elisir rinvigorenti, una specie
di energizzante dell’epoca!
Mi sono spesso chiesto perché all’arrivo della banda musicale, in occasione della festa patronale o d’altra ricorrenza, camminasse impettito e col pugno destro alzato… nessuno è riuscito a spiegarmelo, ma vederlo camminare così serio e impettito era uno spettacolo!
I giorni per lui erano tutti uguali, anche le feste comandate e non gli importava nulla se la mia mamma gli avesse fatto recapitare il primo piatto di pasta al forno ancora fumante: lo avrebbe mangiato con comodo in un secondo momento! Si arrangiava come più gli era più adatto: il pranzo? Presso un cassonetto, come a un self-service, trovava qualcosa da sgranocchiare; la sete? Alla villa comunale la fontanella dispensava acqua a temperatura gradevolissima e anche quiete e frescura per un pisolino contro la calura estiva, mentre d’inverno si trasferiva al calduccio sopra una grata d’aerazione di una caldaia per i riscaldamenti di un palazzo.
Fu proprio su quella grata che un freddo giorno d’inverno accadde un episodio molto grave e spiacevole: una mano, rimasta ancora ignota, lo colpì con violenza e ripetute volte con un vigliacco lancio di pietre. Ferito, spaventato e sanguinante fu portato di corsa in ospedale per le cure del caso; oltre a varie ecchimosi la ferita che più preoccupava era a uno degli zigomi, ma con alcuni punti di sutura fu curata. Quell’episodio rappresentò per lui il declino, perché dopo il ricovero d’alcuni giorni, pretese di essere dimesso e gli esami clinici, cui fu sottoposto, non furono mai completati… Ad ogni costo volle fare ritorno a Bovalino, ma non era più lui!
Ripulito e sbarbato, dimagrito, taciturno, poco propenso al dialogo, svogliato e forse anche deluso; senza alcuna verve… spento! Niente e nessuno riusciva a tirargli su il morale, nemmeno le stiratrici della lavanderia sul corso che tanto amava rimirare nella loro acerba bellezza.
Dopo poco tempo, da quel vigliacco e ignobile episodio, ci lasciò… e sul paese calò un assordante silenzio.
Al suo funerale ci furono discorsi e corone di fiori di associazioni varie, enti, privati cittadini e delle ferrovie della Stato oltre a quelle dei suoi parenti; furono forse poche le lacrime versate, ma fu tanta la nostalgia per la perdita dell’uomo, per l’essere coscienti che da quel giorno in paese sarebbe mancata la figura di un tempo che non c’è più…
Come dall’inizio dei tempi, anche in quegli anni, il sole sorse per scaldare e portare luce nelle nostre anime ma il primo a iniziare la giornata era lui… Mastro Filippo.