Calci per la libertà
“Non c'è nessuna strada facile per la libertà”
Tommaso Cavallo
Per
chi ama il calcio, è l’evento dell’anno. Ricorre con cadenza quadriennale: è la
fase finale del mondiale per nazionali di calcio.
E’ disputato ogni quattro anni e la fase finale prevede la partecipazione di trentadue squadre di calcio, che prima a gironi e poi a eliminazione diretta, si contenderanno la coppa del mondo messa in palio dalla FIFA; l’Italia è detentrice del torneo. Questo del 2010 è di portata storica, gli incontri di calcio saranno disputati nelle maggiori città della Repubblica Sudafricana, comunemente denominata Sud Africa.
Non mi soffermerò a parlarvi del campionato del mondo ma della nazione che li ospiterà, naturalmente con pensieri miei, cercherò di fare un piccolo quadro della nazione.
E’ il primo Paese del continente africano a organizzare il torneo mondiale. E’ considerato la culla dell’umanità da illustri paleoantropologi che hanno fatto, nel corso di scavi, ritrovamenti di fossili di australopiteci e ominidi, e ancora homo habilis, erectus e sapiens, tutte scoperte che riconducono gli studiosi a una delle stazioni di partenza del viaggio dell’uomo.
Il Sud Africa ha risorse minerarie di prim’ordine: platino, oro, diamanti e poi cromo, ferro carbone. Con tutte queste risorse potrebbe avere una solida economia, invece si ritrova a fare i conti con gravi problemi, ereditati dall’apartheid: una delle forme discriminatorie più vergognose che l’umanità abbia conosciuto. Anche se diffusa più in Sud Africa e Namibia, l’apartheid si celava anche nella moderna America e in tutte le coscienze che mal sopportano l’uguaglianza tra i popoli o il diverso colore della pelle.
La segregazione razziale prevedeva per la gente di colore la divisione delle fontane pubbliche da quelle dei bianchi, i marciapiedi o il posto in autobus, le scuole, non si poteva avere alcun tipo di relazione o contrarre matrimoni, a volte anche il divieto di parola senza permesso accordato. La vergogna durò fino al 1990, fu abolita appena vent’anni fa (!) grazie anche all’azione del partito dell’African National Congress (ANC) e a uno dei suoi leader carismatici: Nelson Mandela, incarcerato per oltre vent’anni a Città del Capo. Naturalmente non fu un’azione del tutto pacifica, tantissime vittime nelle svariate azioni di guerriglia intraprese dalla resistenza nera, tantissimi gli attivisti, noti e non, a sacrificarsi per la causa, cioè col fine unico di sconfiggere la repressione e l’apartheid e tutto questo avvenne dopo il 1990 sfiorando persino di cadere nel baratro della guerra civile.
Divenuto finalmente una nazione democratica, dopo aver messo fine all’odio razziale, il Sud Africa è oggi la nazione con l’economia più sviluppata del continente nero, divenendo ottimo produttore di vini e frutta; sfruttando al meglio le risorse minerarie si è sviluppato l’indotto intorno ad esse e di conseguenza anche l’industria pesante e la metallurgia.
Ogni
repressione, dittatura o guerra civile contribuisce all’arricchimento dei
potenti, degli scaltri, dei corruttori; nonostante il nuovo corso e l’odierno
benessere esistono nette divisioni tra le fasce sociali. Una minoranza di neri
vive nel lusso e nell’agiatezza, ma sono migliaia quelli che vivono nelle
baraccopoli poste ai margini delle grandi città sudafricane: poveri, sbarcano il
lunario come possono e vivono con meno di due euro al giorno. Posso aggiungere
quindi che è tuttora forte la difficile convivenza tra le varie tribù e con una
lenta integrazione razziale tutto ciò provoca il proliferare di criminalità e
corruzione a scapito della popolazione più debole. La piaga più grande, insieme
alla povertà, è rappresentata dall’alto tasso di malati dovuta al contagio e
all’epidemia del virus HIV, tristemente noto come aids.
Nonostante i drammi, le tragedie e la povertà, il Sud Africa tenta di darsi un volto nuovo, lanciando forse una sfida a se stesso, con il mondiale della FIFA. Sono stati costruiti dieci nuovi stadi per ospitare le partite di calcio, anche se bisogna aggiungere che il calcio non è lo sport nazionale a differenza del rugby, considerato ancora sport dei bianchi. La speranza è che il calcio possa portare del buonsenso, che possa servire da amalgama a una nazione e a un continente con ancora troppi controsensi e disuguaglianze. Magari non porterà a benefici materiali ma può servire a far dimenticare per un mese le tante sofferenze, la povertà e le privazioni; che il mondiale sia un messaggio di speranza e di pace e al suono delle vuvuzela o lepatata, come sono dette le lunghe trombe da stadio che danno l’impressione di essere in un vespaio tanto assordante è il “vuvu” emesso, beviamoci una bibita fresca e facciamo il tifo per la nostra squadra del cuore!
La frase in apertura non è mia, ma di Nelson Mandela, e spero serva a tanti, anche ai governati della Raimbow Nation, bianchi o neri che siano, che la libertà prescinde innanzitutto dal rispetto: per il prossimo, per ogni razza, per ogni credo religioso, indipendentemente dal colore della pelle.