Strade ferrate
 Una volta tutte le strade… portavano a Roma, oggi solo alcune.

di Tommaso Cavallo

 

 

Solitamente ogni storia che si rispetti inizia con un… c’era una volta. Il soggetto della mia considerazione, il treno, esiste ancora e potrei sembrare nostalgico o inesatto se iniziassi con quella frase...

Tanto tempo è trascorso dall’inaugurazione della prima linea ferroviaria, la Napoli-Portici, ultimamente il treno riscopre nuova vita grazie alle moderne linee ultraveloci che collegano le città italiane. Tanto fascino si è perso per via delle dismissioni di alcune linee ferroviarie ritenute, secondo me a torto, “rami secchi” e con scarsa affluenza di viaggiatori e di trasporto merci.

La rete ferroviaria italiana ha subito negli ultimi venti anni una radicale trasformazione, le Ferrovie dello Stato sono state scisse in due principali società che si occupano una le stazioni intese come edifici e l’altra invece il materiale rotabile, ossia i treni. Enormi investimenti finanziari in nuove infrastrutture, hanno creato appunto la moderna rete ad alta velocità che da pochi mesi unisce Milano a Roma in tre ore e trenta minuti, mentre il Sud dell’Italia è collegato al Nord con treni meno veloci per via delle infrastrutture poco moderne.

Le stazioni ferroviarie delle principali città italiane (facenti parte della società Grandi Stazioni) sono state ammodernate, trasformate a volte in moderni shopping center, a scapito di quelle dei piccoli paesi, infatti, molte di queste sono state letteralmente chiuse e le relative fermate sono state soppresse e uno dei casi, per me clamorosi, è quello della linea ferroviaria jonica, che costeggiando il mare va da Reggio Calabria a Taranto. 

In Calabria il declino della linea ferrata ebbe inizio molti anni prima con l’abbandono e la chiusura di molte stazioni ferroviarie, l’esempio è quello delle Ferrovie Calabro-Lucane, una linea a scartamento ridotto che collegava molti centri calabresi e lucani e si spingeva fino a Bari. 

Da piccoli ognuno di noi avrà avuto il nonno o il papà che ci portava alla stazione ferroviaria per farci vedere i treni in transito o che facevano sosta per i passeggeri. La stazione ferroviaria era nei paesi piccoli, come il mio, anche un luogo di ritrovo; i capistazione o i manovratori erano solitamente amici e conoscenti, era anche l’occasione per scambiare quattro chiacchiere.

La stazione ferroviaria era il luogo di lavoro degli addetti alla manutenzione o alla sorveglianza dell’esercizio e dei responsabili del movimento treni, i capistazione.

La stazione ferroviaria è la prima porta d’accesso delle città o dei paesi, il viaggiatore si trova catapultato nella frenesia delle grandi città come Roma o Milano, oppure è accolto da molta più quiete nei piccoli centri; per molti una specie di cordone ombelicale, un posto, dove trascorrere qualche ora nel viavai.

La stazione è quel posto che ti tiene legato a ricordi di viaggio o a visi di persone, a ricordi d’estate, quando le persone care rientravano al paese natio o quei dispiaceri quando gli amici ripartivano dopo le vacanze.

Ricordo la stazione di Bovalino, molti anni prima della dismissione, quando i treni in transito erano molti di più e diretti nelle principali città, quando dai treni merci erano staccati vagoni pieni di ogni mercanzia (pasta, legumi, cereali, mangimi e concimi) destinata ai grandi commercianti del paese, e posso dirvi anche che in tanti aspettavano l’arrivo dei pulcini da allevare per il consumo di carne o per le uova. Secondo il periodo i vagoni ripartivano carichi, specie di arance destinate ai mercati del nord o di legname trasformato da un famoso opificio rimasto nella memoria di molti… ma questa è un’altra storia.

Insieme alle stazioni sono state abbandonate anche le dimore dei casellanti, semplici e decorose palazzine con annesso giardino dislocate lungo la linea ferrata o in prossimità dei passaggi a livello.

Dicevo prima che i capistazione erano persone conosciute e rispettate in tutto il paese: nella memoria di tanti a Bovalino sono ad esempio i capistazione Filardi, Napoli e Gentile che coccolavano noi bambini in compagnia dei nostri genitori, dandoci in mano la mitica paletta usata per il via libera ai treni.  

La stazione era decorosa e pulita, tutti riconoscevano la voce del capo annunciare l’arrivo del treno, c’era gente al bar per un buon caffè o per ritrovarsi con gli amici; adesso oltre allo stato di abbandono in cui versa, è un’anonima voce dal timbro elettronico proveniente chissà da dove a dare annuncio dell’arrivo e della partenza dei treni… ci si deve abituare anche a questo, rinunciando a partire per mancanza di convogli o accontentandosi di lunghi e tortuosi viaggi per raggiungere appena Reggio o Catanzaro Lido!

Non occorre solo il treno per raggiungere un luogo di vacanza, ma se in Calabria si punta sul turismo, reclamizzandola per tutto l’anno, credo sia il mezzo di trasporto di cui non si può fare a meno. Non si possono dare esempi di decadimento all’occhio attento del visitatore presentando stazioni vecchie e abbandonate, non si possono avere in Italia luoghi di serie A e altri di B, alcuni alla velocità della luce altri con mezzi lumaca, addirittura dimenticati o cancellati!

Tanti della mia età ricordano la mitica “Littorina” marrone in uso nelle tratte locali e fino alla fine degli anni settanta una vecchia vaporiera era fatta viaggiare lungo la linea, lasciandosi dietro un “quasi inebriante” odore di carbone combusto e un bambino impaurito che correva a nascondersi…

Nelle foto: vecchia “tradotta” sulla linea Napoli Reggio Calabria; ponte ferroviario presso Cosenza, odierna stazione di Bovalino vista dal lungomare.