Venti di libertà
Breve storia di un crollo che cambiò il mondo
Tommaso Cavallo
Ricordate dove eravate il
9 novembre 1989 intorno alle ore 19,00?
È difficile ricordare determinati momenti, salvo che non si commemorano o
ricordano storici eventi.
Io lo ricordo, ero a Milano in compagnia di un sacerdote, padre Cesare Moreschi,
e insieme guardavamo la televisione…
Quella sera, per caso, accesi il televisore e capii che stava accadendo qualcosa
di sensazionale e corsi a chiamare il sacerdote e gli dissi: “Padre sta
accadendo qualcosa di sensazionale a Berlino… c’è’ gente sul muro!”. Le sue
parole furono… “E’ il miracolo!”
Sono passati venti anni da quel giorno memorabile, il crollo del muro di
Berlino.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, le potenze vincitrici sui nazisti si
riunirono a Yalta e decisero la spartizione in quattro parti del territorio
tedesco. Stati Uniti, Francia e Regno Unito a ovest e l’URSS a est. La Germania
venne “tagliata” in due e amministrata politicamente ed economicamente in modo
differente.
La costruzione del muro ebbe inizio nell’agosto del 1961, esattamente il 13, e
da quel giorno Berlino fu tagliata in due, così come il resto della nazione. Per
circa trent’anni la Germania si chiamò Repubblica Democratica Tedesca o Germania
est (DDR) con capitale Berlino est e Repubblica Federale Tedesca o Germania
ovest (RFT) con capitale provvisoria Bonn. Gli abitanti, increduli ed
esterrefatti, assistettero alla costruzione del muro che li avrebbe visti divisi
per circa tre decenni e insieme alla costruzione in cemento armato fu istituito
il temibile corpo dei Vopos, la Volks Polizei, che ebbe l’ordine di pattugliare
i 155 chilometri della barriera protettiva dall’ovest. I militari avevano
l’ordine tassativo di sparare a vista su chiunque tentasse di attraversare il
confine, non importava se uomo, donna o bambino. Erano coadiuvati nell’impresa
da temutissimi cani da guardia addestrati appositamente. Cambiò tutto, modi,
usi, costumi, politica, economia… Molte famiglie furono forzatamente divise, chi
si trovava a est rimaneva a est e viceversa con i tedeschi dell’ovest.
Furono anni terribili, di sofferenza e di privazioni, specie di libertà. I
dirigenti della DDR puntavano sulla collettivizzazione dell’agricoltura,
reprimevano ogni iniziativa industriale e commerciale privata, tutto era
centralizzato e controllato dall’allora potente URSS.
A Ovest invece, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la vita era tutta in
ripresa. Le case automobilistiche diventavano sempre più grandi e conosciute in
tutto il mondo, la BMW, la Volkswagen e la Mercedes; l’economia era trainante e
la moneta, il marco tedesco, era forte e quotato. Non pochi furono coloro che,
abbagliati dalla voglia di libertà e di benessere, tentarono di scavalcare il
muro. I Vopos non perdonavano… Ma anche tra loro ci fu una defezione.
A volte il vento “gira”…
Un vento nuovo, inaspettatamente da est, spirava nel senso buono, la Polonia,
con il movimento Solidarnosc di Lech Walesa, la Perestroika di Michail
Gorbaciov, divenuto in seguito premio Nobel per la pace, e la forte spinta della
Chiesa con Giovanni Paolo II, contribuì al forte e gioioso cambiamento.
Il vento divenne impetuoso e incontrollabile, i dirigenti della DDR non poterono
far altro che accettare il cambiamento, al punto di decidere quel giorno di
novembre a lasciare libere le persone di adunarsi nei pressi del muro e poi…
lentamente, uno per volta… sul muro!!!
I soldati assistevano increduli anche quando apparvero i picconi… il muro non
doveva più restare in piedi, era solo da abbattere! Immaginate la felicità di
quanti potevano riabbracciarsi dopo ventinove anni, finalmente liberi, uniti
sotto una sola bandiera, finalmente sotto un solo inno, tutti insieme in
un’unica nazione. Quella nazione che fu la locomotiva d’Europa.
Quella sera ne mancava uno soltanto. Si chiamava Chris Gueffroy ed è ricordato
solo perché fu l’ultima vittima dei Vopos, Chris, infatti, ignorava che, poteva
essere libero e vivo se quel salto del 6 febbraio 1989 lo avrebbe posticipato al
9 novembre!