Gente di mare
Di Tommaso Cavallo
Enotrio Pugliese pittore e scrittore, nato in Argentina da genitori calabresi, scrisse che “ Nel destino di tutti i calabresi, c’e’ sempre un treno che parte”.
Giosué Carducci, da Valdicastello di Pietrasanta ma di Bolgheri figlio adottivo, nei sui viaggi tra la Toscana e Bologna dove si recava per insegnare, amava “parlare” con i suoi cipressi che tanto amava e che rendono suggestive le tante colline toscane.
La citazione di questi due illustri maestri mi fa pensare ai miei ritorni, ma credo in genere quelli di tutti noi bovalinesi partiti dal paese natio, perché anche io come tanti ho un treno che è partito, non ho i nobili cipressi del Carducci, ma ogni volta che faccio ritorno a Bovalino per le vacanze la prima cosa che amo vedere, oltre ai miei affetti, è il mare.
“Il grande fratello blu”, cantato da Raf in “Gente di mare”, che amo e mi manca, il luogo dove adoro fare i bagni nelle sue fresche acque e stendermi poi al caldo sole d’agosto.
Il suo odore, il suo colore, l’impetuoso ondeggiare d’inverno e le bonacce estive, il fragore delle onde che scemano in un eterno andare e venire sulle pietre… è ciò che manca a tanti come me, che hanno nei loro ricordi tutto questo.
Siamo tanti, siamo partiti in treno, ritornavamo in treno, il decoroso benessere conquistato con l’onesto lavoro ci ha fatto poi ritornare in automobile, forse un pò di romanticismo si e’ perso, ma amiamo ritornare, per rivedere i parenti, la casa natia (si, perché tanti siamo nati in casa), gli amici, i luoghi dove abbiamo vissuto, la vecchia scuola, i luoghi del gioco, forse sono spariti i grandi sterrati dove si disputavano infinite partite di pallone, le piazze… e tutto ciò che ci porta a rievocare la nostra infanzia.
Ma è lui che amiamo ritrovare, il mare. E’ sempre li… ad aspettarci perché sa quanto ci manca perché sa quanto voglia abbiamo di rivederlo.
E’ bello ritrovarci alla sera per il passeggio in via marina, per godere di fresca brezza anche solo stando seduti sulle panchine marmoree, incontrandoci tutti per un fugace saluto.
Il rammarico, forse l’unico, è il torto che gli procuriamo lasciando sulle sue stupende rive i resti di un bivacco notturno, lattine di bibite e bottigliette che hanno ritemprato con il loro contenuto fresco le nostre membra mentre eravamo avvolti dalla calura estiva, rifiuti di ogni genere che lo soffocano e lo inquinano, e così facendo lo ritroviamo ogni anno sempre un po malato.
Non amo criticare, non amo insegnare ai gatti ad arrampicarsi, il mio vuol essere un costruttivo richiamo a noi tutti ad avere quel civile rispetto per un così bello e nobile bene che madre natura ha voluto donarci.
Ci sono regioni in Italia, che ho avuto modo di visitare, che hanno forse spiagge dorate da sabbia finissima, ma un mare che forse lascia un po a desiderare e ci sono altre con un mare che somiglia al nostro, per i colori o la bellezza dei golfi, ma non hanno spiaggia che possa considerarsi con tale nome…
Contribuiamo tutti, anche noi figli lontani quando facciamo ritorno, a lasciarlo respirare e vivere con la pulizia e il rispetto che tanto gli dobbiamo.
Al momento della partenza ci assale una certa nostalgia, quella nostalgia che proviamo lasciando un fratello dandogli appuntamento al prossimo anno.