L'orazione civile di Saviano da Fazio
27 marzo 2009
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| Saviano ospite di «Che tempo che fa» |
La voce contro il silenzio: la tesi principale di Saviano è stata proprio questa. Nonostante buona parte della nostra vita si svolga in un ambiente dominato dai media, la criminalità organizzata «vive di un silenzio spesso colpevole perché non permette al Paese di capire cosa sta succedendo». E la parte più interessante della serata è stata quella dedicata all'analisi dei giornali locali che dimostrano, almeno nella titolazione, una strana confidenza con il mondo dei boss (ma l'Ordine dei giornalisti, spesso così sensibile alle piccole beghe fra colleghi, non è mai intervenuto?).
Roberto Saviano fa una vita da recluso, protetto giorno e
notte da cinque carabinieri. Non nasconde la sua paura. La camorra
aspetta solo che finisca nel dimenticatoio, che la luce si spenga
(la luce dei media, la luce della visibilità, la luce della
giustizia) per regolare i conti. Per questo bisognerebbe meditare a
lungo sulle parole che lo scrittore Paul Auster, presente in studio,
gli ha detto: «Il mondo è la pagina che scrivi». P.S. Il pm di
Palermo Antonino Ingroia ha sentito il bisogno di invitare Saviano a
non diventare un professionista dell'anticamorra. Detto da uno che
si fa intervistare da Klaus Davi, come fosse un'Alba Parietti
qualsiasi.
Aldo Grasso
27 marzo 2009