5 aprile 2009.
Sarebbe stata una Pasqua di dolore per gli sfortunati automobilisti e per i
passeggeri coinvolti nell'incidente stradale, nel centro abitato di Bovalino, la
notte tra il 2 e 3 aprile. Un incrocio, quello di via XXIV Maggio e della
Francesco La Cava che segna paurosamente le tracce di scontri tra autovetture o
tra auto e moto. Non passa mese che la cronaca non debba interessarsi di
avvenimenti come quello che è accaduto tre sere fa. Due auto, una famiglia di
quattro persone che rientra a casa, un giovane che alla stessa ora rincasa.
Entrambi sono di Bovalino. Alla medesima ora avviene lo scontro. Un solo ferito,
una mamma che teneva in braccio la sua bimba di due anni, quest'ultima
miracolosamente illesa. Viene trasportata all'ospedale di Locri con
l'autoambulanza chiamata prontamente dai Carabinieri e se la caverà con dieci
punti di sutura alla testa. Nell'impatto, ha sbattuto la fronte sullo sportello,
proteggendo la figlioletta che teneva in grembo e dormiva.
E' la fredda cronaca, volutamente e provocatoriamente senza nomi, di un
evento che si ripropone ogni mese, ogni quindici giorni.
Ci chiediamo cosa stia facendo l'Amministrazione Comunale per evitare questi
incidenti e rimuovere possibilità di sciagure annunciate.
In cinque anni abbiamo registrato una cinquantina di scontri tra auto, uno al
mese. Una cosa è stata effettuata: lo spostamento degli "stop" dalla via XXIV
Maggio alla Francesco La Cava. Come prevede la legge: precedenza sulla via
principale e segnale di stop su quella secondaria. Se malauguratamente il
prossimo incidente dovesse essere mortale, non ci sarebbe responsabilità per gli
amministratori.
Deve essere così?
Giriamo l'interrogativo al sindaco Francesco Zappavigna, all'assessore ai lavori
pubblici Giuseppe Serranò, ma non possiamo non coinvolgere anche tutti i
consiglieri comunali, minoranza compresa. Tra i tanti lavori che sono in
programma, per favore, prevedete un lampeggiatore, un semaforo; salverete
una vita umana. E' un dovere prioritario. Fate qualcosa in tempo, non perdete
altro tempo.