PANTA REI TUTTO SCORRE (NON NELLA LOCRIDE)
dI gIORGIO rICHICHI
I
miei studi sull'ellenismo e la mia passione a 360 gradi sulla storia, la cultura
e il turismo mi hanno portato nel settembre del 2002 a visitare, assieme a mia
moglie Adelaide, Efeso, città natale di Eraclico, noto filosofo, autore di
famosi frammenti tra cui «Panta rhei" (A chi discende nello stesso fiume
sopraggiungono acque sempre nuove). Volevo associare questo frammento a un non
so che. Ho tentato tante volte. Ed ecco, quando meno te lo aspetti, scatta la
scintilla.
Sono a mare a parlare di cultura e turismo con due persone, una semplice con
una discreta cultura, l'altra, un chirurgo di Roma. Associo il "Panta rhei" alla nostra
terra, in particolare al nostro territorio magnogreco ma con un pizzico di polemica. Non me ne
vogliate perché il mio ragionamento tende ad essere propositivo. Sono 20 anni che
manco da questo territorio e sono vent'anni che ogni anno, anche se per
pochi giorni, puntualmente vi ritorno. Ritorno e vedo che
questa zona è sempre la stessa. Il "Panta Rhei" (tutto scorre) come
l'acqua del fiume che almeno al suo passaggio fa attecchire l'humus sulla
pietra, qui non vale. Qui non c'è. Qui non attecchisce. E perché? Questa è la
mia, non solo mia, amarezza.
Cosa ha in meno la nostra zona
dalla Toscana o dalla Provenza. Niente, signori, niente se non il diverso modo
di pensare, la
mentalità, la cultura. I nostri politici, amministratori e operatori turistici
dovrebbero farsi un giro fuori dalle mura domestiche, dovrebbero vivere un po' in altri posti
e cercare di vedere e attuare poi gli stili di vita e metodi di gestione per far
"crescere" quei posti.
Portarli in Calabria significherebbe non avere più il turismo che attecchisce
(il turista non ritorna) ma l'humus del panta rhei che attecchisce alla pietra
(territorio) e lascia il segno.
Ho lanciato il sasso ma
questo deve essere raccolto guardato, valorizzato; magari con un convegno fatto
da operatori esterni che, con modestia, potranno raccontare la loro esperienza
senza pretesa di insegnamento, ma recepita dai nostri operatori che dovrebbero
porsi liberi mentalmente. La cultura del dialogo, del confronto del mettersi in discussione, questo manca dalle
nostre parti.
Questo è il male oscuro che ci attanaglia, che ci emargina e ci fa essere tallone
d'Europa.