INSEGUITI DALLA MERDA
Della Sezione Aspromonte di Reggio Calabria del
Club Alpino Italiano.
Sono diversi gli studiosi ai quali facciamo riferimento
per approfondire la conoscenza dell'Aspromonte. Col prof. Domenico Minuto però
il legame è di antica data anche perchè egli è non solo nostro riferimento
culturale, ma anche guida nel senso letterale del termine dato che continua a
camminare con noi per i sentieri della nostra montagna. Ogni tanto inoltre ci
mette a conoscenza di alcune sue riflessioni e questo, crediamo, è segno di
stima nei confronti dei lettori di CaiReggio News. Le sue considerazioni sono
molto amare ma tentiamo di addolcirle aggiungendo questa frase, sempre del prof.
Minuto, di qualche anno fa. (. tuttavia bisogna avere la consapevolezza che
questi terribili mali sono la nostra malattia ma non la nostra identità che, con
impegno, si deve far emergere.)
Inseguiti dalla merda
Estate 2008, di incendi, merda galleggiante e rubinetti a secco. Ci mandavamo
messaggi da spiaggia a spiaggia. "Qui non c'è la fogna, venite presto!" Ma poi:
"Sono arrivate le bollicine, provate dopo la curva, in direzione del terzo
incendio". Una volta la campagna era verde o gialla, ora è nera. In questo
paesaggio rinnegato prosperano i grandi magazzini, orario no stop, e i ritrovi
di piacere con il fragore notturno, ma anche diurno, delle automobili che si
investono fra di loro o vanno addosso ai pedoni. Si sono moltiplicati i concerti
di musica popolare, i teatrini e anche le conferenze estive, negli spazi
lasciati liberi da Pechino. Ma la Calabria, come persona collettiva, non c'è
più, si avverte la sua putrefazione. Non ha più misteri da offrire né fascino,
deflorata e svilita. È ormai solo un luogo, spesso brutto, molte volte
invivibile. Purtroppo, anche quando viveva portava nell'anima molte piaghe. Un
tempo fra gli argomenti dei narratori calabresi c'erano la vita sessualmente
allegra dei nostri antenati, le perversioni caprine dei pastori, le figlie di
famiglie bene finite in fondo al pozzo per amori non coniugali, e i briganti,
spesso di animo nobile. Nella più recente narrativa (penso specialmente a
Chalonero di Salvino Nucera e ad Anime nere di Gioacchino Criaco) appare
evidente e desolante la totale incoscienza etica tradizionale: al di fuori delle
relazioni col vicinato e con i forestieri accettati come ospiti, troppo spesso
si impone, contro l'indole benevola della gente, la persuasione che la violenza
fino all'omicidio e l'astuzia fraudolenta siano un comportamento vincente e una
necessaria difesa nei confronti degli estranei. Credo che occorra riflettere sul
giuoco delle culture che determinano i nostri gesti. Esse sono molteplici, ma il
loro incontro non ha prodotto qui da noi l'auspicabile, armoniosa promozione di
crescita civile; più spesso ha creato, invece, incongruenze, che hanno dato
campo aperto alle culture degeneranti. Qualche mese fa, per lo sgambetto di un
marciapiede mi sono spaccato la fronte. Era mattina presto, ma c'era un bar
aperto. Gli avventori e gli inservienti mi hanno amorevolmente soccorso, hanno
chiamato l'ambulanza e sono finito al pronto soccorso degli Ospedali Riuniti. Un
giovane dottore mi ha applicato sette punti e l'ha fatto così bene che dopo otto
giorni, tolti i punti, sulla fronte era rimasto un segno quasi invisibile. Anche
due infermiere che l'aiutavano sono state molto gentili con me. Un'esperienza
bella, di solidarietà, umanità e professionalità. Del pronto soccorso dei
Riuniti altri pazienti mi hanno riferito cose terribili: ambiente sporco,
inservienti irriverenti, nessuna assistenza, chiasso e confusione. Mi pare
chiaro che nell'esperienza da me vissuta si siano proficuamente innestate sia la
cultura familiare tradizionale, sia quella scientifica che mira alla serietà
professionale. Nell'esperienza che mi è stata raccontata, la cultura
tradizionale, senza nessun apporto di quella scientifica, è stata devastata
dalla cultura dell'arroganza ignorante, tipica dello stile mafioso e di chi oggi
gestisce il potere come forma di lucro. È benefica la cultura degli emigranti
che ritornano in Calabria. Degli ambienti dove sono andati a lavorare essi
recano nella nostra terra una visione del mondo e degli uomini sovente più
aperta e sprovincializzata. Inoltre, proprio perché sono ritornati, mostrano un
grande amore per la terra che erano stati costretti a lasciare e riescono
talvolta ad influenzare positivamente i calabresi che sono rimasti qui e che
generalmente non amano la loro terra, perché l'avviliscono e la distruggono.
Talvolta, però, i loro ammodernamenti abitativi, apprezzabili nell'idea, stonano
con lo stile delle case e con l'ambiente urbano, perché i loro criteri di
bellezza si rapportano ad esempi con stili estranei al nostro ambiente o anche
senza stile né gusto. Purtroppo gli amministratori, per ignoranza, disinteresse
o per fini più ignobili, non orientano la gente nel legittimo desiderio di
abbellire le proprie dimore. Tuttavia responsabilità più gravi incombono sui
nostri amministratori, i quali, per assenza colpevole delle autorità preposte,
molto spesso decidono della conservazione e del restauro dei nostri beni
architettonici e ambientali di età medievale e moderna, e in provincia di Reggio
li stanno in gran parte deformando, talvolta distruggendoli del tutto. Non parlo
della cultura delle minoranze storiche perché in questi ultimi tempi
l'attenzione pubblica è sollecita nei loro confronti. Annoto che i greci di
Calabria non sono una minoranza, ma il residuo della cultura un tempo
maggioritaria in Calabria. Fra queste minoranze, gli zingari soffrono di cattiva
fama, perché nelle loro comunità il furto è un'ocupazione quotidiana, alimentata
da connivenze vergognose e da un processo di ghettizzazione a cui reagiscono con
la pratica dei reati. Con l'immigrazione in Italia di Rom già socialmente
pericolosi altrove, al furto si sono aggiunte talune azioni di crudeltà, che
hanno reso ancora più difficile l'impegno di sceverare e valorizzare il retaggio
culturale di queste popolazioni, a beneficio di tutti. In teoria dovrebbe essere
facile apprezzare gli apporti culturali che ci recano tanti altri immigrati,
dall'Asia, dall'Africa e dall'Europa orientale. Ma per la nostra miopia, stupida
e crudele, e soprattutto per lo smarrimento della nostra coscienza comunitaria,
fino ad ora non abbiamo saputo fare tesoro della straordinaria apertura mondiale
che ci offrono con tanta sofferenza gli immigrati nella nostra terra. Essi
ricevono a Reggio un trattamento divaricato: spesso assistiti e protetti come
familiari amati, come veri "cugini", sono altrettanto spesso ferocemente
sfruttati e maltrattati che "mancu li cani". Soltanto recentemente, in ambienti
cristiani, sono stati considerati anche come benefattori, in quanto portatori di
genuini valori umani e religiosi. C'è, infine, una cultura che per me è ignota,
ma esiste e deve essere conosciuta e curata: quella delle giovani generazioni
calabresi, di coloro che oggi si trovano fra i 12 e i 30 anni. Sono di diritto i
padroni della Calabria, anche se di fatto non viene accordato loro alcun potere.
Che cosa significa per loro la Calabria ? Praticano l'attività logica, conoscono
il senso critico, l'etica sociale? Comprendono che, come lo zero è una cifra,
così il silenzio è un elemento musicale, lo spazio un respiro del paesaggio ? In
questi giorni chi si vanta di aver cambiato volto alla città di Reggio l'ha
tappezzata di immagini del nuovo palazzo di giustizia. A me questo immenso
edificio sembra elaborato al computer con un incontro di forme (cilindro,
sezione parabolica e sezione di parallelepipedo) che non ha linguaggio
architettonico. Comunque, queste forme avrebbero avuto bisogno di uno spazio
verde aperto tutt'intorno per stemperare la loro arroganza; e invece, senza
nessuna attenzione urbanistica, sono state incluse, come un incubo, in una
foresta di cemento preesistente. I giovani vedono l'architettura in maniera
diversa? Soffrono perché la città, come tanta parte della Calabria, è
architettonicamente devastata, oppure vedono in queste opere, che a me appaiono
orribili, un piacevole progresso ? Concordo con Domenico Cersosimo che l'azione
di risanamento più urgente in Calabria è quella della cultura. Ci sono
istituzioni particolarmente ascoltate e capillarizzate, quelle delle Chiese
cristiane (cattolica, ortodossa ed evangeliche), che dialogano con tutte queste
culture e con i giovani. Ma l'argomento richiede una riflessione
particolareggiata, mi sembra opportuno non toccarlo qui. Annoto soltanto che mi
stupisce il convergere di due realtà evidentissime e totalmente diversificate,
senza apparente contrasto fra loro: la crescita della partecipazione religiosa e
il crescente degrado sociale. Sul piano civico, il compito maggiore di ridare
ordine e significato razionale alla nostra società tocca alla scuola, che deve
vagliare, capire, orientare. Ma come ? Da vecchio servitore della scuola,
conosco il nostro quasi totale fallimento e mi smarrisco di fronte al marasma
attuale; sento il dovere di intervenire, ma mi trovo al buio e non so lungo
quali vie e verso quali mete muovere i miei passi. Ma forse non occorre più: la
mafia ha riempito i letti dei torrenti, i fondali marini e anche le dighe
montane di rifiuti tossici, siamo tutti condannati a morte.
Domenico Minuto
(. tuttavia bisogna avere la consapevolezza che questi terribili mali sono la
nostra malattia ma non la nostra identità che, con impegno, si deve far
emergere.)
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