Dopo il furto a Don Ernesto Monteleone il commento di Giorgio Richichi

 

Leggo sui giornali dell'ultimo furto perpretrato da ignoti al santuario di San Nicodemo,sulla Limina a Mammola e noto che l'eremita che ci vive e' Don Ernesto Monteleone.

Allora scatta in me una molla e realizzo che lo conosco bene,anzi benissimo.

Don Ernesto era il parroco di Careri quando io ero giovincello,ricordo ancora lucidamnete che era stimato e voluto bene da tutti,me compreso e allora rimurcino nella mia memoria e vi racconto di questo Parroco che definirlo tale e' poco.

Ai miei tempi era un catalizzatore di anime e di uomini,la Parrocchia del paese pullulava di gente ,sia essa di sestra che di sinistra,prima dell'ondata di emigrazione, e questo tutto merito di questo minuscolo uomo,che a vederlo dava proprio il senso di religione.

Era giovale e dinamico ,organizzava spesso attivita' per unire la popolazone,a lui si deve la prima gita dei chirichetti che allora li porto' a sue spese in Puglia.

Lo so che per voi oggi non e' niente,ma per noi ragazzi di allora equivaleva a dire andiamo a New York.

Gli abitanti del paese lo circondavano da affetto,ricompensato ,spero,da lui con una Chiesa stracolma ad ogni funzione.

Ricordo l'impegno e la voglia che ci metteva per organizzare le liturgie Pasquali,"a chiamata da Madonna", "a cunfrunta" il giorno di Pasqua,attraverso lui il mio amato paese ,Careri, riviveva e rinnovava la sua tradizione cattolica nel momento piu' brutto e bello per noi cattolici che e' la morte e la resurrezione di Gesu: Pasqua per l'appunto.

per poi passare a Natale con il presepe cosi' ben curato,venivano dai paesi limitrofi a vederlo,per poi arrivare alla processione di un qualsiasi evento sempre ben curata e composta.

Questo prete uomo era uno di noi e ci coinvolgeva sempre con le sue dinamiche idee alla vita cattolica e sociale.

Poi di un tratto se ne ando' dal paese per fare la vita da eremita.

Portavo sempre nel cuore il ricordo di quegli anni ,che hanno lasciato un segno nella vita di tutto il paese ed in particolare di noi ragazzi e ragazze.

I parroci successivi ,seppur bravi,non sono riusciti a prendere e portare avanti la sua eredita', a mio modesto parere, e difatti notavo che sempre meno si andava in Chiesa.

Ora non so se era merito suo  o demerito di altri ma fatto sta' che dopo di lui la gioventu' si e' un po allontanata dalla Chiesa, e la chiesa per un paesino alle falde dell'Aspromonte,dove di attivita' sociali non c'e' un bel niente ,e' una istituzione importante che ti puo' aggregare ad un pensiero sano e distorglierti dai tanti mali che la societa' ha intrinsiche in se.

Sono passato tanti anni,circa 30 ed io andavo alla ricerca nella mia mente di questo bagliore della mia gioventu',di questo esempio di vita che se pur bambino qualcosa aveva appreso dal suo cammino parrocchiale.

Chiedevo spesso di lui ,sapevo che era eremita ma non riuscivo ad incontrarlo.

Un giorno,visitando un santuario in Calabria mi ricordo come un raggio di sole di chiedere di lui.

subito mi dissero che era li e lo andarono a chiamare.

Quando mi vide mi riconobbe subito ,non esito' nemmeno un secondo e tantomeno titubo' un momento,si ricordava di me.

Che gioia quel giorno vederlo e parlarci,ricordare la mia giovinezza e che sodisfazione potergli presentare mia moglie e fargli vedere la mia bambina di pochi mesi.

lui si emoziono' mi abbraccio ,mi chiese di non perdere i contatti di nuovo,mi parlo' di lui e della sua scelta di fare l'eremita,che coraggio pensai io,ma che ammirazione ebbi in quel momento ed ho ancora oggi di piu' ,per questo uomo che definire almeno" Beato,Dio non me ne voglia, per la vita che conduce e gli insegnamento che da.

Cammina sempre a piedi,non usa mezzi pubblici e si sposta per la Calabria solo con la forza delle sue gambe.

un giorno a distanza di anni lo rincontro a Careri per la festa della madonna delle grazie e mi confida che e' venuto a piedi da Siderno.

Voi non potete sapere quanta strada c'e' da Careri a Siderno ,e che strada.

Oggi l'ho sentito telefonicamente per dargli il mio disappunto per il fatto che era successo al suo Santuario e lui con umilta' mi risponde, che l'ha fatto gente che aveva bisogno.

Non ho parole caro don Ernesto,ti ricordo sempre per l'umilta' che ci hai insegnato e per l'onesta' intellettuale che hai impresso a noi giovani del paese,per la guida che ci hai dato,ma questa tua risposta " l'ha fatto gente che aveva bisogno" dal mio punto di vista sono parole divine che Dio ti ha donato da fin quando sei nato.

Concludendo vi invito a spulciare un po' su internet e leggere qualcosa su di lui,in questa era dove la industrializzazione produce solo prototopi di uomini  simbol,dove la tele sfoggia personaggi perfetti,dove si e' perso il vero senso della vita,esiste ancora qualcuno che si priva di tutto e si dona anima e corpo agli altri,questo sei tu amico Don Ernesto.