Pavia, 27 aprile 2009
Omerta’ non sta a solidarieta’
di Giorgio Richichi
Il termine omerta’ e’ di origine incerta,si trovano traccie del suo uso gia’ a partire dal 1800.una delle teorie delle sue origini lo collegano alla parola latina humilitas (umilta’) che sara’ poi adottata dai dialetti meridionali e modificata in umirta’.dalla forma dialettale si potrebbe essere arrivati alla forma italiana oderna.
Omerta’ e’ un atteggiamento di ostinato silenzio.
Solidarieta’ e’ un sostantivo che deriva dalla porola francese solidaire che sta a indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione atto a venire incontro alle esigenge di qualcuno che ha bisogno di aiuto.
Ora facendo un parellerismo tra il significato delle due parole possiamo dire che e’ sottile ,quasi invisibile,il confine che separa il sentimento della solidarieta’ dall’omerta’,ma quest’ultimo(omerta’)non ha parentela con cio’ che nasce spontaneo verso l’altro,che spinge e affianca chi e’ affaticato,perche’ la solidarieta’ e’ un sentimento che nasce con forza,con amore,con verita’ per poi ritrarsi senza clamore.
Invece l’omerta’ e’ un mezzo per rendere sicura la prepotenza e la prevaricazione,dove i pochi si nascondono dietro i tanti,e soprattutto,a differenza della solidarieta’,e’ una subcultura che consente di far pagare ad altri il prezzo della propria utilita’..
Ecco che allora diventa prioritario ,urgente invertire la tendenza ,poiche’ omerta’,come detto ,non sta a solidarieta’.
Nella nostra societa’ moderna ,questo filo sottile danneggia l’interesse collettivo,perche’ il non dire le cose va a discapito sempre di chi tace,di chi deve usufruire di servizi che non ci possono essere ,perche’ il piu’ scaltro ne ha fatto incetta per se o non ha rispettato l’attuazione e il fine,creandosi un vantaggio per se a discapito della collettivita’.