CALABRIA SANITA’ di Giorgio Richichi

 

Pavia, 24 aprile 2009

I debiti della sanita’ della regione Calabria ammontano a 2.166 milioni di euro come pubblicato da diverse testate giornalistiche.

Sono pochi,sono tanti chi lo sa?

Esiste la sanita’in calabria?

Quante domande e nessuna risposta.

O meglio nessuno che parli.

La sanita’ in Calabria non esiste o meglio esiste in parte. La gente molto spesso e’ costretta a lunghi “viaggi della speranza”, per curarsi altrove.quindi se ci aggiungiamo i disagi e i costi che un cittadino calabrese ha,il conto aumenta e anche di tanto.

Oltre ai soldi che si pagano per cure fuori regione ci si mette la beffa di quanti soldi i calabresi spendono.nelle voci hotel,bar,supermercati etc,che vanno a finire nelle tasche altrui.

Questo sembra poco ma fa parte del processo economico, se ci pensate, e noi come al solito arricchiamoaltre realta’, oltre che con l’emigrazione,anche con le spese per il nostro diritto alla salute.Diritto che abbiamo per costituzione.

Avete capito bene diritto alla salute! Ma quale diritto alla salute ci puo’ essere se l’azienda sanita’ ha un debito del genere?

 Dalla mia esperienza in economia mi risulta che se una azienda e’ in perdita deve fare dei tagli per mettere a posto il  bilancio.e se cosi’ fosse all’orizzonte non prevedo che possa migliorare una azienda in perdita come quella della nostra sanita gia’ faticente di suo.

Come puo’ migliorare una azienda che ha un deficit cosi’ alto senza danneggiare i servizi erogati?

Per di piu’ metteteci anche la crisi economica che si sta attraversando e fate “ vobis”.

Io di medicine non ne ho,pero’ almeno ho l’onesta’ intellettuale di non credere alle giustificazioni,che offendono la dignita’ di ogni calabrese,che il politico di turno da o alle ricette che voglio farci condividere per risolvere l’annoso cancro del debito sanitario?

Dove sono andati a finire i soldi che lo stato ha dato, come sono stati impiegati e spesi? Ci sono stati negli ultimi anni nuove strutture o servizi?

Solo rispondendo a questi quesiti e alzando la voce protestando civilmente,rivolgendosi al tribunale dei diritti del malato , e non stato nel silenzio-(omerta’ non sta a solidarieta’)-,solo cosi qualcosa puo’ cambiare.

 

giorgio richichi