LA SCUOLA? PARLIAMONE MA
CON ATTENZIONE E NON IN TERMINI GENERICI
-dopo l'articolo del preside Bruno Chiné risponde lo
scrittore Pietro Sergi-
Caro professore Chinè,
mi permetto di fare alcune considerazioni sul suo articolo in cui parla del
lento declino della scuola italiana. Comincio col dirle che, a mio modesto
avviso, Lei sta troppo sul generico, addossando le colpe di questa attuale
situazione all'opposizione che sta contrastando la riforma del ministro
Gelmini. Bene, io credo che bisognerebbe intanto intenderci di quale
scuola vogliamo parlare. Perché non si può parlare di scuola in modo generico,
visto che la scuola elementare italiana è ai primi posti in Europa e nel
mondo, mentre la scuola media scende di molte posizioni, nella graduatoria,
appunto, generica. Sono d'accordo quando dice che alcune OOSS spesso sono un
ostacolo alle riforme, ma questo non vuol certo dire che tutte le riforme
vadano prese a scatola chiusa, accettate senza battere ciglio solo perché
esiste la necessità di riformare alcuni settori di importanza vitale per il
Paese. Mi chiedo: perché riformare una scuola, quella elementare, che ci
vede ai primi posti come qualità di insegnamento? Perché non mettere mano e
riformare concretamente le vere storture che sono all'origine degli sprechi
e del malfunzionamento della nostra scuola, molti dei quali Lei stesso
puntualmente richiama nel suo articolo? A parte il fatto che la stessa
Gelmini ha detto che, allo stato attuale il decreto non è una vera e
propria riforma, che comunque non è stata ancora neppure approvata e che Lei
la giudica già come panacea di tutti i mali, io credo che non è tornando
indietro che si riforma, ma andando avanti con coraggio e intraprendenza,
mettendo però al primo punto la necessità di non apportare tagli al settore,
perché non vedo come si possa migliorare tagliando senza però impegnarsi ad
ottimizzare gli stanziamenti. Necessità di armonizzazione che aumenta a
fronte dei tagli di finanziamenti che ci sono eccome!ù Ieri, mio figlio mi
raccontava che nella sua scuola girava un volantino che sintetizzava così
la volontà di tornare al maestro unico nelle scuole elementari: "Se si
tornasse alla TV in bianco e nero, voi la chiamereste riforma del sistema
televisivo?" Io non sono un esperto del settore, ma seguo la politica e
non sono certo arroccato su posizioni ideologiche tali da sostenere chi
vorrebbe bloccare qualsiasi tentativo di riforma; anzi, sono pienamente
convinto che le riforme siano assolutamente necessarie. Quello che mi vede
in disaccordo, è la volontà di fare soltanto "contro-riforme", e in questo
credo che gli attuali nostri Ministri non siano secondi a nessuno!
Contro-riforma, dunque, e non riforma vera! Contro una riforma, perché
fatta da altri.
Sono, dunque, un convinto sostenitore della necessità di un dialogo su
quelle riforme che non riguardano persone di diversa idea politica, ma, come
nel caso della scuola, riguardano il futuro dei nostri figli, senza voler
cadere nella tanta retorica che sento e leggo in questo periodo. Non si può
cambiare scuola ad ogni legislatura, cosa che sta puntualmente accadendo.
Così come non si può non parlare dei tagli, ora che anche Tremonti si è
accorto della necessità di rientrare nei parametri economici europei, che
tanto gli facevano schifo fino a qualche legislatura fa. Quei tagli vengono
fatti prima e poi, alcuni poveri Ministri si vedono costretti a dover
attuare facendo dei veri e propri salti mortali per poter far quadrare i
conti economici con quelli di gestione dei comparti che al loro Ministero
fanno riferimento. Ora i tagli alla scuola sono necessari, e per mascherarli
si butta lì una riforma della scuola elementare, l'unica che, seppure a
macchia di leopardo, sembrava funzionasse.
Per ciò che riguarda l'Università, poi, stendiamo un velo pietoso, perché
uno studente è costretto a pagare 300, 350 ? per un posto letto, con la sola
certezza che se non entrerà nello studio o nel laboratorio ben avviato di
papà, sarà costretto ad emigrare all'estero. Così, mentre a Lampedusa gli
sbarchi di immigrati non accennano a diminuire, dalle dogane vediamo
scappare via le nostre più vive intelligenze. Dopo che i proprietari di
appartamenti li spenneranno a dovere e i vari Ministri dell'Istruzione
taglieranno di volta in volta gli stanziamenti per la ricerca, questi
"facinorosi" studenti poi andranno via a fare la fortuna degli altri paesi
europei e non solo. Per finire, non sono del tutto d'accordo con coloro che
dicono che l'Alitalia e le Banche non dovevano essere salvate, ma sono
completamente d'accordo con chi sostiene che la scuola e l'università non
sono figli di un Dio minore, e che andrebbero, anzi, collocati molto prima
di molti altri settori, nella scala delle priorità di un Paese.