Dal lento declino della scuola
italiana alla deriva attuale: i ritocchi del ministro Gelmini
di Bruno Chinè
L’Italia è un paese strano: si fanno le riforme ma non vengono monitorate. Quando poi tutti i nodi arrivano al pettine, ed interi settori della vita pubblica sono ormai alla deriva, s’interviene, ma solo per evitare d’affondare. Allora scoppia un putiferio: i partiti d’opposizione s’affannano, per mera demagogia, per difendere posizioni spesso indifendibili. Si pensi all’attuale stato della sanità e della scuola. Questi due vitali settori divorano, da anni, ingenti risorse pubbliche, in cambio di servizi scadenti, per scelte sbagliate fatte nel passato. S’è creato, nel tempo, un intreccio deleterio tra politica, sindacati e lobby mirato al mantenimento dell’esistente. Ognuno di questi tre soggetti ha interesse a lasciare le cose così come stanno. Ma a danno della collettività. Soffermiamoci un po’ sulla scuola, dato che in questi giorni in tanti protestano per qualche ritocco del ministro Gelmini. Dagli anni ’70 in poi, i vari Ministri dell’Istruzione hanno demolito un sistema scolastico ben congegnato la cui ossatura risaliva alla riforma Gentile. Incominciamo dal reclutamento dei docenti. Ogni anno veniva emanato il bando di concorso per gli esami di abilitazione all’insegnamento. Ogni due venivano puntualmente banditi i concorsi a cattedra e gli aspiranti professori vi partecipavano, in base all’abilitazione posseduta. I maestri elementari, ogni due anni, potevano partecipare al concorso per passare di ruolo, come si diceva allora. Il concorso a preside veniva bandito ogni due anni ed ogni docente poteva parteciparvi in base alla classe di titolarità. Era, senza dubbio, un sistema selettivo e in tanti alla cattedra ed alla presidenza arrivavano tardi o mai. Così si pensò di smontarlo. Al posto dei concorsi arrivarono i corsi abilitanti, prima per coloro che non erano mai riusciti a conseguire un’abitazione tramite concorso. Doveva trattarsi d’una sanatoria, ma invece diventò un facile strumento per arrivare alla cattedra. Furono aboliti gli esami di abilitazione all’insegnamento, i concorsi a cattedra e quelli a preside. Arrivarono le graduatorie ad esaurimento per l’immissione in ruolo dei docenti e combattere il precariato, come si diceva. Così mentre la Francia adottava un sistema selettivo per il reclutamento dei docenti che prevedeva il possesso di laurea, prove attitudinali, concorso, apprendistato, l’Italia si baloccava con i corsi abilitanti e le graduatorie permanenti tra l’indifferenza di tutta la nostra classe politica, dei sindacati, della stampa, dell’opinione pubblica. Poi arriva il ministro Gelmini. S’accorge che la preparazione dei docenti italiani è scadente e ne fa riferimento durante un convegno. Scoppia una tempesta. Tutti cadono dalle nuvole e lanciano strali contro il Ministro. Nessuno s’accorge che una grande percentuale dei docenti italiani non ha il diploma di laurea. Che tanti laureati provengono dalle università dove si svolgevano gli esami di gruppo, e che molti sono entrati in ruolo senza avere superato un concorso regolare. Ecco perché, secondo statistiche attendibili, i nostri studenti sono i meno preparati in Europa. Però questo nessuno lo dice. E’ impopolare e non porta né voti né tessere. Il problema viene aggirato. Si parla dell’impreparazione degli insegnanti del Sud, come se quelli del Nord fossero arrivati in cattedra con meccanismi diversi! Non vogliamo certo dire che i nostri docenti siano somari. Ce ne sono tanti dotati di cultura, attitudine ed, a volte, anche vocazione, ma molti di loro dovrebbero fare un altro lavoro.
Ma se i docenti hanno trovato la strada aperta, gli studenti l’hanno trovata spalancata. I vecchi ostacoli, dovuti agli esami, vengono eliminati e l’università viene aperta a tutti. Insomma, da diversi decenni, manca una seria politica scolastica. Il Ministero dell’Istruzione è diventato un grande ufficio di collocamento per docenti ed ATA. Gli organici sono diventati elefantiaci, con conseguente aumento della spesa. Così, dopo mezzo secolo, ci troviamo un Paese con un alto tasso di analfabetismo, e non solo strumentale e con una classe studentesca con scarsi interessi per la scuola. Oggi politici e sindacati parlano solo dei tagli, come se tutto il resto nella scuola fosse normale. Nessuno dice che il rapporto alunni docenti, in Italia, è il più basso d’Europa. Evidentemente anche i salari risultano i più bassi. Ma come è possibile assicurare ai docenti italiani uno stipendio europeo se il loro numero è di gran lunga superiore alla media europea? Sanno i tanti oppositori della Gelmini che ci sono classi con 5 alunni, in frazioni o campagne dove i bambini, per giunta, vivono isolati? Sanno che la riforma dell’‘85 della scuola elementare, ha introdotto gli ambiti disciplinari, gonfiando così gli organici e la spesa, ma senza prevedere la specializzazione per cui il maestro resta ancora tuttologo, come ai tempi della riforma del conte Casati? Il Ministro Gelmini, a nostro parere, finora non ha fatto alcuna riforma. I tagli li ha imposti il Tesoro per allineare la nostra scuola a quella europea, almeno per quanto riguarda il rapporto alunni docenti. Fatto ciò, vanno allineati anche gli stipendi dei docenti che oggi sono uguali a quelli d’una badante. Per fermare la deriva il ministro Gelmini deve avere il coraggio d’attuare una “ controriforma” per dare un’anima alla nostra scuola, in coma da tanto tempo. Occorre riparare subito i guasti prodotti in mezzo secolo di riforme sbagliate. Basterebbe rivisitare i programmi del Gabelli: la scuola elementare torni ad insegnare ai bambini italiani a “leggere, scrivere e far di conto”, nell’accezione più profonda. Si torni alla vecchia scuola media col latino e con la cultura regionale, prevista già nella riforma Gentile. Ma principalmente si trovi il coraggio di chiudere subito con le graduatorie ad esaurimento e si ripristinino i concorsi, possibilmente nazionali, almeno per i professori e i dirigenti. Poi è urgente una riforma organica della scuola basata sulla sull’educazione al sacrificio e allo sforzo in modo che tutti possano ricevere un’educazione di base, ma solo i meritevoli e i capaci raggiungano posti di grande responsabilità. Il reclutamento di tutto il personale della scuola deve avvenire solo attraverso competenze rigorosamente accertate. Vedi il sistema francese.
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