PONTE SULLO STRETTO, SS 106,
LOCRIDE E... ALTRO ANCORA
Di Pietro Sergi
Vorrei riagganciarmi a quanto scritto da Giorgio sul tema "ponte sullo stretto",
dopo aver premesso che condivido le sue considerazioni in merito a questa opera
gigantesca quanto, a mio avviso, solamente simbolica. Perché simbolica? Perché
mi pare sia solo frutto di megalomania, e non certo dettata da una necessità
reale tale da renderla addirittura più importante di tante altre, prime tra
tutte quelle elencate da Giorgio.Per darvi un’idea, io sono ormai anni che vado
in Calabria in ferie, perché ho ancora la casa dove sono nato e cresciuto, a
Natile Vecchio. Per arrivare in Calabria percorro l’A 14, Bologna Taranto, per
poi attraversare la Puglia e la Basilicata fino a giungere a Sibari, dove
imbocco l’A3, SA-RC. Bene, i miei figli hanno imparato che il viaggio comincia
quando vediamo il cartello con su scritto Basilicata (non Emilia Romagna o
Marche, o Puglia…Basilicata, con tutto il rispetto!) sbarrato e quello con su
scritto “Calabria” davanti a noi, che ci annuncia che siamo vicini, ma che per
arrivare a Natile dovremo sudarcela e avere una gran pazienza!
Non voglio neppure parlare delle altre mille priorità sulle quali si dovrebbe
spendere quell’enorme montagna di soldi, per non espormi all’accusa ricorrente
di cadere nel cosiddetto “altroproblemismo”, cioè di parlare di altre cose
quando si deve parlare di un’opera, secondo alcuni, di assoluta importanza. No.
Non mi soffermerò sulle mille altre strutture da costruire, per ovviare ai
bisogni di una Regione tra le più arretrate d’Europa. Io mi voglio soffermare
proprio sulla viabilità, per dire che sì, il ponte è una grande opera…ma! è
l'opera che dovrebbe sancire la fine di un percorso di sviluppo, non l’inizio!
Non si possono, infatti, ignorare le tantissime tragedie di cui sono causa le
nostre strade, prima tra tutte la 106. Non si può ignorare il fatto che per
arrivare ad attraversare il ponte, si dovrebbe partire quasi come per un
pellegrinaggio ad un santuario posto in cima ad una montagna molto difficile da
scalare. Ricordo che il periodo in cui si parlava del ponte con più insistenza,
era nel pieno di un’estate infuocata con la Sicilia stretta nella morsa della
siccità, e in quella stessa Sicilia un pezzo di autostrada, non ricordo
esattamente quale, veniva inaugurato anche se era stata ultimata una sola
corsia. Io non ce l’ho con i vertici mazionali, ormai invasati e narcisi da non
capire più quali sono i reali problemi del Sud, no! Io ce l’ho, e anche
parecchio, con i nostri politici, i nostri parlamentari, così frenetici in
campagna elettorale quanto poi inesistenti e inadeguati una volta eletti. Tranne
qualche eccezione, naturalmente…già, qualche eccezione…Non posso essere accusato
di qualunquismo, perché vivo la politica, mi Interessa, mi piace e non do
giudizi sommari, ma chi amministra deve saper amministrare, punto!Per un
momento, concedetemelo, voglio cedere anch’io all’altroproblemismo a cui
accennavo, per dire che quei soldi, io personalmente, se dipendesse da me, li
investirei, oltre che sulla viabilità, sulle strutture scolastiche e relative,
annesse (soprattutto annesse…) strutture sportive. E’ lì, è nella scuola e nello
sport che si dovrebbe investire sul futuro. Soltanto in un clima politico che
dimostrasse sensibilità verso questi problemi sarei disposto ad accettare la
costruzione di un ponte sullo stretto. Secondo me, per concludere, chi si trova
a dover aspetta! le ore per potersi imbarcare col tir o con la macchina per
andare a passare le ferie aldilà dello stretto, è esasperato già dalla fatica di
aver dovuto affrontare la SA-RC o la SS 106. Se si sistemassero quelle due
arterie principali, il ponte darebbe, finalmente, l’impressione di un’opera
davvero utile. La ciliegina sulla torta, per capirci, e non una ciliegina
posata a caso su una torta di panna acida!Il ponte non può ridursi ad un flash
che immortala il taglio di un nastro. E’ superficialità politica e culturale,
tutto ciò!Nell’era dell’apparire, l’occhio vuole, e purtroppo spesso ottiene, la
parte preponderante. Per cui, un’opera grande, un gigante con i piedi
d’argilla, darebbe molto lustro al suo ideatore, ma sotto quel gigante, in mezzo
a quell’argilla fangosa che potrebbe raffigurare i mille problemi in cui si
trova a dover combattere quotidianamente, rimarrebbe ancora una volta
schiacciata la popolazione meridionale. Se quel ponte dovesse nascere nelle
condizioni attuali, sarebbe un colpo mortale a tutti i tentativi di chi si
propone un cambio di marcia per il Sud. Un cambio di marcia profondo,
culturalmente profondo, che spinga a guardare oltre il palmo del proprio naso.
Guardare al domani sarebbe già un passo in avanti. Non prendiamocela con gli
altri, se noi accettiamo i giganti e ci accontentiamo di essere i loro piedi di
argilla in eterno!