Da Famiglia Cristiana n° 1 del 4 gennaio 2009

IL NUOVO PRESIDENTE DEI GIOVANI DELLE ACLI GIUSEPPE FAILLA: «LA POLITICA CI COSTRINGE A RIMANERE CON I GENITORI»

BAMBOCCIONI PER FORZA

di Alberto Bobbio

L'Italia? «È un Paese per vecchi». Come si può cambiare? «Partendo dal lavoro, con una riforma della legge Biagi».

 

 
Severo e preoccupato, molto preoccupato: «I giovani di questo Paese stanno pagando un prezzo troppo alto rispetto al passato».

Giuseppe Failla, 29 anni di Siracusa, è il nuovo presidente dei giovani delle Acli, 20 mila iscritti, circoli diffusi in 60 Province. Fa un esempio e promuove la Chiesa, che ha per lo meno il Progetto Policoro per il lavoro giovanile nelle aree più a rischio del Sud.

Protesta contro la riforma della scuola (foto Ansa).
Protesta contro la riforma della scuola (foto Ansa).

«Bocciato. C’è un ministro per le Politiche giovanili, ma nella Legge finanziaria i giovani vedono solo tagli per la scuola, per l’università, per la formazione e per l’avviamento al lavoro».

«Aver previsto un ministro per le Politiche giovanili. C’era con Prodi e c’è con Berlusconi. Ma ha le mani legate da Tremonti, che non scuce soldi».

«Dal lavoro. La legge Biagi ha inventato la flessibilità. Ma oggi abbiamo visto che di troppa flessibilità si muore. Il 37 per cento degli incidenti sul lavoro coinvolgono giovani. Il nesso tra flessibilità e sicurezza è evidente. Il precariato è diventato insostenibile. Le giovani coppie non riescono a mettere su casa, non possono accedere al credito, se non con l’aiuto di mamma e papà. Ci hanno definiti "una generazione di bamboccioni", perché stiamo a casa dei genitori fino ai 40 anni. E allora io dico: provino lor signori ad affittare case a prezzi impossibili con due soldi di stipendio precario.

A essere bamboccioni ci ha costretti la politica, ci obbligano loro».

«Mi spiace dirlo, ma è così. La Legge finanziaria aiuta i single, per figli e famiglie ci sono solo briciole. La riforma delle pensioni e tutte le proposte sul lavoro premiano gli anziani. L’Italia non ha un visione di futuro. La riforma delle pensioni ha stracciato quel patto tra generazioni per cui i giovani pagavano la pensione agli anziani. Noi oggi siamo consapevoli che non ci sarà nessuno a pagarci la pensione».

«C’è la crisi, ma è solo una parte del problema. Invece, bisogna sfatare l’argomento per cui per avere lavoro e per ricoprire ruoli di vertice nelle società è necessario avere una lunga esperienza. Come fa un giovane a entrare nel mondo? Smettiamo con questa richiesta di esperienza, perché spesso è meglio avere competenza e freschezza di idee, cose che garantiscono una spinta in più verso l’innovazione. Dobbiamo cominciare a pensare che a volte l’esperienza può essere un ostacolo».

«L’Italia non è capace di investire sul capitale umano. E i tagli alla scuola e all’università lo dimostrano».

«Ci saranno stati anche i nostri giovani. Ma a me non è tanto piaciuto il movimento. In piazza gli studenti stavano accanto ai baroni, quelli a cui imputare una parte dello sfascio dell’università».

«Stipendi dei docenti universitari legati al grado di produttività scientifica. E poi un riordino della didattica, riducendo i corsi universitari inutili, e una maggiore efficienza. Per fare una riforma della scuola e dell’università non bisogna tagliare fondi ma, al contrario, prevedere maggiori investimenti. Occorre un patto tra le forze politiche e la società civile su una riforma duratura. Invece, oggi ogni Governo fa la sua, che viene puntualmente smontata dall’esecutivo successivo».

«Sì, è stata applicata male. Si sono dimenticati tutti gli ammortizzatori sociali. Ha fatto diventare il precariato strutturale. Oggi il lavoro è precario. Stiamo tradendo l’articolo 1 della Costituzione. La legge Biagi non è un tabù. Noi, per esempio, non siamo contrari al salario d’ingresso, ma un giovane non può stare tutta la vita sulla porta».

«È una delle questioni da affrontare. Vanno tolte molte barriere, esempio lampante di conservazione delle caste nel nostro Paese. Gli under 40 in posti di comando nelle imprese si sono ridotti dal 6,8 per cento del 1998 al 4,5 per cento del 2004. Notai, avvocati, magistrati, professori universitari hanno strutture d’accesso di tipo medievale, vale la regola ereditaria. Si premia chi fa attese lunghe ed estenuanti, invece di chi merita realmente».

«Escludere dagli appalti pubblici le aziende che hanno utilizzato per più di tre anni solo contratti flessibili o non li abbiano stabilizzati entro cinque anni dalla stipula del primo contratto».

«È vero. Obama ha 47 anni. Noi siamo per il limite del doppio mandato negli incarichi parlamentari nazionali, nelle assise regionali, provinciali e negli incarichi di partito a tutti i livelli».

«Certo, è quello che noi speriamo, con tanto di cappello per gli ottantenni. Eppure, il ricambio non si realizza con quote giovani o quote rosa, che non funzionano, ma attraverso meccanismi automatici di ricambio».

 

Alberto Bobbio