LA FINE DI AN, LA NASCITA DEL PDL. E L'ASSENZA DI VINCOLI ETICI IN POLITICA

NON PIÙ DESTRA O SINISTRA
MA LIBERTÀ DI COSCIENZA


In questa società non c'è più nulla che richiami le singole persone a doveri di solidarietà concreta sul piano politico.

da Famiglia Cristiana n° 13 del 29 marzo 2008

Lo scioglimento di Alleanza nazionale come preludio alla sua confluenza con Forza Italia nel Popolo della libertà, la cui nascita ufficiale si avrà al termine di questa settimana, è stato molto di più di un sia pure importante evento politico: è stato la consacrazione della fine di un’età storica della politica italiana. Attenzione: non diciamo che è la fine della storia nazionale, l’espulsione del passato dai libri di scuola, l’apertura di un mondo nuovo, un futuro del tutto diverso da tutto quello che abbiamo fin qui conosciuto.

Vogliamo dire che non potremo più continuare a ragionare come abbiamo fatto dal 1945 in poi, in termini di fedeltà a una Costituzione nata sul rifiuto del fascismo, e in termini di contrapposizione con un’altra ideologia, quella comunista, che di fatto è scomparsa dall’orizzonte del mondo vent’anni fa. Destra e sinistra non hanno più nessun senso paragonabile alle passioni e ai conflitti che hanno generato fino a qualche anno fa.

Gianfranco Fini al congresso di scioglimento di Alleanza nazionale (foto AP).
Gianfranco Fini al congresso di scioglimento di Alleanza nazionale (foto AP).

Se facciamo attenzione, vediamo che nemmeno nella Chiesa le cose vengono più vissute come mezzo secolo fa. Si ricorda in questi giorni la morte, avvenuta nell’aprile del 1959, di don Primo Mazzolari; di tanto in tanto esce qualche nuovo libro su don Lorenzo Milani. Ma né l’uno né l’altro hanno più eredi sulla scena del cattolicesimo italiano.

Oggi la disputa più recente, proprio di questi giorni, è quella tra Berlusconi e Franceschini su chi dei due si colloca più consapevolmente e senza conflitti d’interessi elettoralistici in difesa del diritto della Chiesa di esporre le sue opinioni, un diritto che nessuno contesta, ma che viene sottoposto a una salvaguardia: sia in un "polo" che nell’altro si garantisce la "libertà di coscienza" sui temi etici, quelli sui quali si appunta oggi quasi tutto l’insegnamento della Chiesa.

È appunto la "libertà di coscienza" lo strumento con il quale Fini ha liberato sé stesso e il suo partito dal passato. La storia della Destra postfascista è piena di spunti ideologici e ancoraggi valoriali che alla "libertà di coscienza", intesa come facoltà degli individui di pensarla come vogliono, non fanno mai appello.

Che fine hanno fatto Evola, profeta della Tradizione contro la Modernità – democrazia compresa –, il reducismo di Salò, il nazionalismo spinto fino all’esaltazione dei feddajin arabi, la ricerca di "terze vie" fra liberismo e marxismo con sconfinamenti fra i "nazimaoisti", e tanti altri riferimenti all’Ordine come norma etica e giuridica sovrana? Tutto finito, sacrificato. A che cosa?

Questo è il punto. Un punto che vale sia a destra che a sinistra, e che coincide con la disarticolazione della società a cui stiamo assistendo nel momento della grande crisi economica.

In questa società non c’è più nulla che richiami le singole persone a doveri di solidarietà concreta sul piano politico (il che non esclude certo iniziative sul piano del puro volontariato: i poveri li avremo sempre con noi, come ha detto Gesù).

Oggi in Italia, come in Francia, come in Sudamerica, ma anche come in Russia e persino negli Stati Uniti, la politica è flusso di voti elettorali verso personalità che, rubando un concetto paolino, manifestino "carisma", soprattutto televisivo.

Come reagirà il popolo di destra, che lo scioglimento di An presume in estinzione, di fronte alla novità del Popolo della libertà? Lo vedremo presto, forse già nelle elezioni europee del 6 e 7 giugno. La Lega sta già immaginando qualcosa a suo favore.