28 Agosto 2009

 

Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire»

 

La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente «il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie.

Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro.

Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia.

 

28 Agosto 2009

Comunicato del Cdr di Avvenire

Il plateale e ripugnante attacco a Dino Boffo ¬sulla prima pagina de Il Giornale di oggi è una chiara intimidazione al direttore di Avvenire e a tutta la redazione del quotidiano. A cui Vittorio Feltri e il suo editore non perdonano l’indipendenza di giudizio e il richiamo ai valori cristiani espressi in questi mesi. Un attacco personale al direttore di Avvenire ma anche un attacco alla libertà di pensiero e di stampa : esprimendo piena e affettuosa solidarietà a Dino Boffo, la redazione tutta assicura che proseguirà come al solito nel proprio lavoro di informazione puntuale dei lettori esercitando sempre e comunque il diritto di critica oltre a quello di cronaca.

29 Agosto 2009

Un fiume di solidarietà per l’attacco al nostro direttore

Un killeraggio che indigna, brutale, e inaccettabile, un’aggressione incivile, strumentale, intimidatoria, vigliacca. Sono tanti gli aggettivi con i quali molti esponenti della politica e dell’associazionismo e tantissimi lettori hanno espresso solidarietà al direttore di Avvenire Dino Boffo, condannando l’attacco a lui rivolto dal Giornale. Nell’apertura della prima pagina di venerdì il quotidiano, di proprietà della famiglia Berlusconi e diretto da Vittorio Feltri, pubblica un articolo, a firma dello stesso ex direttore di Libero, nel quale si parla di un presunto «incidente sessuale» del «supermoralista» direttore di Avvenire. Per poi argomentare che «Dino Boffo, impegnato nell’accesa campagna di stampa contro i peccati del premier» sarebbe stato coinvolto nientemeno che in «molestie» telefoniche a sfondo sessuale.

Vicenda sulla quale il direttore di Avvenire ha immediatamente chiarito la sua posizione e che ha suscitato un vasto movimento di reazioni. Alla redazione di Avvenire sono giunte telefonate di «totale solidarietà» da parte dei ministri dell’Interno Roberto Maroni, degli Esteri Franco Frattini e del Welfare Maurizio Sacconi.

Di analoghe iniziative telefoniche sono stati autori il segretario e l’ex segretario del Pd Dario Franceschini e Walter Veltroni, Paola Binetti, Enzo Carra e Andrea Sarubbi.
«Amicizia, solidarietà e stima» dal sottosegretario alla salute Eugenia Roccella. Secondo quest’ultima, in particolare, «la strada imboccata dal dibattito pubblico italiano è devastante e allontana dalla verità delle persone e dei fatti». Opinione condivisa dal capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro e da Pierluigi Bersani.

Lo stesso premier Silvio Berlusconi ha ritenuto necessario ricordare che «il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me e la mia vita privata. Per le stesse ragioni di principio non posso condividere ciò che ha pubblicato il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio». Nella battaglia in difesa di Boffo e del suo quotidiano sono scese in campo molte associazioni.

L’Azione Cattolica parla di «attacco grave, gratuito e rancoroso», che si evidenzia come un «tentativo di intimidire» chi ha cercato di informare «con correttezza ed equilibrio». «Indignazione» per il comportamento del Giornale e «solidarietà al direttore di Avvenire» dal Movimento per la Vita di Carlo Casini. Il presidente del Mcl Carlo Costalli e quello dell’Aiart Luca Borgomeo hanno parlato di «killeraggio giornalistico». Don Fortunato Di Noto dell’associazione pro-infanzia Meter Onlus ha incoraggiato Boffo a «continuare a fare una informazione, alla luce della Verità evangelica». Calorosi messaggi di solidarietà sono arrivati dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e dal rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi.

Fra i politici, oltre alla solerzia con la quale Francesco Cossiga ha fatto da sponda all’uscita del Giornale, sono da rilevare le parole di Rocco Buttiglione presidente dell’Udc per il quale Dino Boffo, «sottoposto a un attacco pretestuoso e incivile gode della stima inalterata mia e del mio partito». Posizione che nell’Udc è anche del segretario Lorenzo Cesa, di Enrico Marcora, Luca Volonté e Luisa Capitanio Santolini.

Fra i primi a solidarizzare per «l’attacco brutale e inspiegabile» è stato il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi del Pdl. «Trovo sbagliato – ha detto il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri – agire come ha fatto Feltri» ma «quello che è accaduto riguarda un giornale, non il governo o le forze politiche. Conosco e stimo Boffo». Solidale col «conterraneo» Dino Boffo, il leghista Giampaolo Dozzo. Per Enrico Letta del Pd, «l’intimidazione non scalfisce la stima e la considerazione universale di cui gode il direttore di Avvenire».

Roberto I. Zanini

 

 

 

 

30 Agosto 2009

Il direttore risponde

Non un’“informativa”, ma un’emerita patacca

Il mitico Feltri sventola il giorno dopo un foglio e dice che lui ha in mano i documenti. E, perdinci, cosa fa un giornalista quando gli arriva in mano un documento? Nell'Italia della sprovvedutezza e dell'ignavia, almeno lui agisce e pubblica, punto e chiuso. Già, ma perché prima che sia troppo tardi, non c'è qualcuno che si prende la briga di informarlo che quella che sventaglia come la provvida sciabola della giustizia è solo una traccia contorta e oscura che qualcuno ha confezionato e fatto girare in attesa che un allocco si presti al gioco?

È sorprendente che proprio il Mourinho dei direttori, il più mediatico dei mediatici, il più elegantone degli eleganti, il principe dei furboni, non si sia peritato di sottoporre previamente a qualche conoscitore di cose giuridico-giudiziarie quel cosiddetto documento - e se si trattasse di una banale lettera anonima, degna di ritornare tra quella spazzatura da cui proviene? - per smascherarne eventuali aporie, incongruenze, o addirittura strafalcioni. Nella congerie di insinuazioni di cui si raccontava sul Giornale di venerdì, non avevo neppure fatto troppo caso a dove si diceva che sarei stato da tempo «già attenzionato dalla Polizia di Stato per le mie frequentazioni» (ora, a scriverla, mi manca il fiato).

Le cose assurde erano talmente tante, che onestamente questa non mi aveva colpito più di altre. Fino a quando non mi ci ha fatto tornare Roberto Maroni allorché, con una telefonata per me assolutamente inattesa, ha voluto manifestarmi la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette. Ma il ministro dell'Interno teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un'immediata verifica nell'apparato di pubblica sicurezza che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla era emerso.

È solo un esempio, appunto. Ma si potrebbe spulciare riga per riga di quel fantomatico documento (vera «sòla») e controbattere, e far emergere di quel testo anzitutto l'implausibilità tecnica, poi magari quella sostanziale. Lo faremo, se necessario. Fin d'ora però, a me non interessa polemizzare istericamente con Feltri, per allertare invece l'opinione pubblica su qualche altra porcata che puntualmente verrà fuori, e che magari Feltri stesso ha «prudentemente» tenuto per un eventuale secondo tempo. Poi, si sa, una perla cattiva attira l'altra, come le ciliegie.

Rimane però il mistero iniziale: come avrà mai fatto il primo degli astuti a non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un'«informativa» che proviene da un fascicolo giudiziario oppure è una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale? Perché, collega Feltri, questa domandina facile facile non te la sei posta? Ma se te la fossi fatta, sei proprio sicuro di avere vicino a te le persone e le competenze giuste per compiere i passi a seconda della gamba? Non sei corso troppo precipitosamente a inaugurare la tua nuova stagione al timone di quello che non è più un foglio corsaro ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio, che ti paga credo lautamente? Ad un certo punto, nella giornata di venerdì, nel sito del Giornale è comparso il testo di un lettore non certo mio amico (alfo.m., che ha trovato spazio anche sul sito dell'Uaar).

Spulciando i vostri articoli, costui annotava «l'incredibile quantità di strafalcioni ed inesattezze giuridiche», e didatticamente li elencava (riproduciamo questa lettera, riquadrata, qui sotto). Peccato che quel contributo sia prontamente sparito dall'online, avrebbe potuto far aprire gli occhi a quelli ancora ingenui che in buona fede credono a quello che scriviamo, e non sanno invece con quanta leggerezza talora impegniamo le nostre truppe in campagne tanto veementi quanto malaccorte.

Un divertissement, per noi lo scrivere, come per qualche volpone o volpina lo era - non più tardi di giovedì sera - aggirarsi per gli stand dell'ignaro Meeting menando vanto per l'imminente cannoneggiamento del tuo giornale. Non importa se il divertissment ammazza moralmente una persona, l'importante è il sollazzo. Una scuola di giornalismo anche questa. Già, ma attento, tu naturalmente sai più cose di me, e tuttavia potresti non esserti accorto che si sta restringendo l'area dei lettori che a noi credono sempre e comunque. L'area di quelli che scorgono, dentro la nostra sciagurata categoria, gli intemerati cavalieri senza macchia e senza paura. Quando anche costoro si desteranno, per quelli di una certa scuola sarà la fine. Peccato che nel frattempo - temo - avranno definitivamente ammazzato la professione. Per ora sappi che hai pestato una cacca ciclopica. Auguri.

Post scriptum:

1) Ho visto che i tuoi amici (Sgarbi, Capezzone, Renato Farina...) sono preoccupati per un'aggressione ai tuoi danni che vedono profilarsi all'orizzonte: essi hanno la mia stima, li condivido e li ringrazio, dobbiamo infatti riuscire a vivere in modo che non ci siano aggressori proprio perché non ci sono aggrediti, nello spirito di quella Perdonanza cui ci richiama Giuliano Ferrara. Non c'è bisogno infatti del conflitto violento neppure nella contesa più aspra, e da parte mia ti prometto che quanto di fondamentale non farà spontaneamente capolino davanti all'opinione pubblica, emergerà civilmente e pacatamente in un tribunale della Repubblica, cui i miei avvocati già lunedì si presenteranno per la querela.

2) Tu e, molto più modestamente io, siamo ormai direttori di lungo corso. Non so tu, ma io ho passato gran parte dei miei quindici anni da direttore a incontrare persone che volevano fare il giornalista, a verificare i loro percorsi, a ragionare sulle loro ipotesi interpretative. Non tutti i contatti sono finiti bene e, non so a te, ma a me è capitato che qualcuno di essi sia tecnicamente finito male, nel senso che alla fine io abbia ritenuto (indovinando, sbagliando? non lo so) che quel dato giovane collega, magari abile, non fosse tuttavia adeguato ad Avvenire. Ecco, permettimi un suggerimento: cerca in questi giorni di non fare del male al tuo giornale e ai tuoi lettori concedendo la ribalta a chi forse appare molto informato (si spiegherà anche lui in tribunale), ma potrebbe mirare soltanto a saldare qualche vecchio conto.

Grazie.