BOLLO AUTO… SAREBBE ORA DI ABOLIRLO

 

Pagare le tasse non piace a nessuno. Ancora meno quelle di cui non si comprende appieno la effettiva finalità sociale. Poi, se si ha la sensazione che un dato tributo viene evaso sistematicamente da molti, come succede, ad esempio, per il bollo auto, (un tempo tassa di circolazione -pagava solo chi circolava- e da anni tassa di possesso), l’irritazione di coloro che pagano regolarmente diventa palpabile. E’ evidente che il venir meno dell’obbligo di esporre la ricevuta dell’avvenuto pagamento, come avviene per l’assicurazione, ha indotto molti ad evaderlo con sistematicità.

 

In fondo cosa si rischia? Al massimo un accertamento della Regione con aggravio del 30% dell’imposta più gli interessi maturati fino al quel momento e le spese dello stesso accertamento; grossomodo quanto verrebbe a pagare l’interessato se versasse liberamente l’imposta trascorso un anno dai termini di pagamento. In tal caso, infatti, l’automobilista ravveduto risparmierebbe poco più di 10 euro: il costo dell’avviso appunto e qualche euro di interessi, non altro. Tanto vale rischiare, anche perché molti bolli cadono in prescrizione per obiettive difficoltà di individuare nei termini i legittimi proprietari: troppe le compravendite che non vengono registrate al PRA (chi vende non ha alcun obbligo e chi compra, spesso non ha interesse a farlo); difficoltà a rintracciare con tempestività coloro che trasferiscono la propria residenza, soprattutto fuori regione; molte sono le auto radiate che risultano ancora circolanti e chi più ne ha più ne metta. Troppi anche gli enti che orbitano attorno questo bene: Motorizzazione, PRA, ACI, Agenzia delle Entrate e, da ultimo, anche le Regioni.

 

Costa il bollo auto. Costa la riscossione, l’accertamento, l’attività di recupero, i rimborsi, l’applicazione delle sanzioni e l’altissimo contenzioso che ne deriva. Costa milioni di ore di lavoro, tonnellate di carta, energia elettrica, personale, sistemi informatici ed altro ancora. Costa moltissimo, anche alla Regione che lo deve riscuotere! Si, perché a decorrere dal 1° gennaio 1999, come previsto dalla L. 449/97, la riscossione, l’accertamento, il recupero, i rimborsi, l’applicazione delle sanzioni ed il contenzioso amministrativo relativo alle tasse automobilistiche sono stati demandati alle regioni a statuto ordinario.

 

Sotto questo profilo, gli automobilisti calabresi non sono messi bene, anzi! A parte il costo del bollo tra i più alti d’Italia, pagano anche un prezzo altissimo per le strade tra le più pericolose e dissestate di tutto il territorio nazionale! Se poi si mette in conto che la nostra Regione detiene il triste primato del reddito procapite tra i più bassi d’Italia, il quadro è completo.

 

Ma veniamo al bollo. Per i bolli che non risultano versati ovvero versati tardivamente senza aver corrisposto sanzioni e interessi o ancora in misura insufficiente, la Regione emette degli avvisi di accertamento e quanti vogliono avere chiarimenti in proposito devono rivolgersi alla medesima. Fin qui tutto normale se non fosse che i poveri martoriati automobilisti calabresi, il più delle volte, per raggiungere le sedi di pertinenza, non solo devono perdere una o più giornate di lavoro ma anche  percorrere 100, a volte 200 e anche molti più chilometri per avere le informazioni cui hanno diritto.

 

Ci si chiede perché questa Giunta abbia una così bassa considerazione dei bisogni, delle difficoltà e dei diritti dei cittadini che governa? Secondo quali criteri si è stabilito che, per gestire questa enorme mole di lavoro, siano sufficienti solo tre sedi: Reggio Calabria, anche per i residenti di Vibo; Catanzaro, anche per i residenti di Crotone e Cosenza?

 

Chiediamo al presidente Loiero, all’assessore al ramo Naccari e, soprattutto, alla questa Giunta e a tutti i nostri politici se non fosse stato più logico ed opportuno, vista anche la dimensione territoriale della Regione, adottare criteri diversi al fine di far risparmiare annualmente un’infinità di chilometri ai Calabresi. Come? Attivando almeno una sede per provincia ed eventualmente, nelle aree ad alta urbanizzazione e/o molto distanti dai capoluoghi di provincia, (la Piana di Sibari, l’alta costa tirrenica cosentina, la Piana di Gioia Tauro e la Locride, solo per fare degli  esempi) degli uffici da tenere aperti uno o due giorni a settimana, anche presso i Comuni che, sicuramente, nulla vorrebbero in cambio pur di fregiarsi di un servizio aggiuntivo per i propri cittadini. E ancora, istituendo un efficiente numero verde, come in Lombardia, al fine di dare chiarimenti a quanti ne facessero richiesta.

 

E’ ipotizzabile che, riducendo e centralizzando i  Servizi, l’Ente abbia freddamente preferito risparmiare esso stesso pochi euro piuttosto che far risparmiare somme ingenti ai tanti calabresi già provati economicamente per il  reddito bassissimo e l’altissimo tasso di disoccupazione?

 

A conti fatti, dislocare sul territorio pochi dipendenti (anche a pagare loro missioni e quant’altro) è infinitamente meno dispendioso per la collettività di quanto non lo sia l’accentramento degli Uffici e dei Servizi così come oggi li conosciamo. E’ deprecabile questa politica accentratrice che scarica costi altissimi sulle spalle dei calabresi costringendoli ad affrontare lunghissimi viaggi e a perdere giornate di lavoro al fine di ottenere quanto è loro dovuto: un chiarimento, una semplice informazione. Lo è ancor di più oggi che le delegazioni ACI non forniscono più informazioni in merito!

Così facendo, la Regione, viste le premesse, costringe molti calabresi a pagare quanto richiesto senza battere ciglio. Dopotutto, se per avere un chiarimento bisogna sostenere notevoli costi o, ancora peggio, costi superiori all’importo richiesto, è logico che molti, alla fine, preferiscano pagare senza chiedere spiegazione alcuna. E’ vero anche che oggi Internet semplifica e facilità queste attività di consultazione. Ma quanti in Calabria hanno internet? Quanti sono in grado di usarlo?

 

Che il problema sia serio e di vasta portata lo si deduce dal fatto che non vi è famiglia con meno di uno, due mezzi e  dalle centinaia di migliaia di accertamenti inviati dalla Regione per gli anni che vanno dal 2000 al 2006. A questi, moltissimi cittadini, com’è ovvio che fosse, hanno risposto con innumerevoli richieste di annullamento degli accertamenti e delle cartelle esattoriali oltre che con ricorsi in sede tributaria. Viste le premesse e le tante lamentele di molti calabresi giunte anche in redazione è logico supporre che l’archivio degli autoveicoli di proprietà dei residenti in Calabria  non è del tutto affidabile e, se così è, a maggior ragione, uno sforzo da parte dell’Ente al fine di semplificare e facilitare l’informazione dovuta ai cittadini sarebbe non solo auspicabile ma doveroso.

 

Stando così le cose, la soluzione ideale sarebbe quella di abolire del tutto il bollo auto, recuperando magari questi mancati introiti in altro modo, magari con un lieve aumento del costo del carburante. Ne trarrebbe giovamento l’ambiente, la Regione e soprattutto i cittadini.

Ognuno pagherebbe in base all’uso che fa del mezzo, come dire: più cammini, più inquini, più usi la rete stradale e più paghi. Semplice.

 

Purtroppo così non è e in attesa che la politica si interroghi seriamente su questo problema, la Regione farebbe bene a rivedere le sue scelte riconsiderando la logistica dei servizi e degli uffici al fine di agevolare tutti i cittadini, anche coloro che non hanno ricevuto avvisi di accertamento e desiderano dei chiarimenti o delle banalissime informazioni.