Il caso Papa
manda il governo sulle montagne russe. Bossi dà un clamoroso
contrordine sull'arresto del deputato pdl sotto accusa
nell'inchiesta P4: sabato aveva detto che la Lega era a
favore della "galera", ventiquattr'ore dopo, alla festa del
Redentore di Venezia, invoca il principio super-garantista
del carcere soltanto dopo il processo. Il senatùr si
uniforma così alla posizione di Berlusconi. Il premier aveva
fatto appello alla maggioranza venerdì pomeriggio
ricomparendo alla Camera dopo una settimana da
"desaparecido". La sua tesi è che cedere sul caso Papa
aprirebbe la strada a un'altra stagione come quella di Mani
pulite, con la politica in ostaggio delle procure. Ma non
era sembrata una tesi capace di persuadere il capo della
Lega. Le parole di Venezia ribaltano il quadro. Bisognerà
verificare se il testacoda di Bossi non farà sbandare il
Carroccio. È noto che la corrente che fa capo a Maroni
considera la legalità, e il rispetto del lavoro dei
magistrati, uno dei punti distintivi sui quali tarare
l'alleanza con Berlusconi. In questo senso sul caso Papa si
gioca anche la prima vera partita interna tra il leader che
c'è, e cioè Bossi, e il leader che potrebbe esserci domani,
e cioè Maroni.
Varata la manovra anti-deficit, intanto, il governo deve
fare i conti con le reazioni non solo dei partiti di
opposizione ma del mondo cattolico, preoccupato per i
sacrifici imposti alle famiglie.
E cresce anche di ora in ora la protesta per i mancati tagli
ai costi della politica. Su molti siti web l'indignazione si
fa strada e c'è chi propone di darle uno sbocco in piazza.