la Repubblica 17 luglio 2011
La giravolta di Bossi sulle manette a Papa
Pietro Visconti

Il caso Papa manda il governo sulle montagne russe. Bossi dà un clamoroso contrordine sull'arresto del deputato pdl sotto accusa nell'inchiesta P4: sabato aveva detto che la Lega era a favore della "galera", ventiquattr'ore dopo, alla festa del Redentore di Venezia, invoca il principio super-garantista del carcere soltanto dopo il processo. Il senatùr si uniforma così alla posizione di Berlusconi. Il premier aveva fatto appello alla maggioranza venerdì pomeriggio ricomparendo alla Camera dopo una settimana da "desaparecido". La sua tesi è che cedere sul caso Papa aprirebbe la strada a un'altra stagione come quella di Mani pulite, con la politica in ostaggio delle procure. Ma non era sembrata una tesi capace di persuadere il capo della Lega. Le parole di Venezia ribaltano il quadro. Bisognerà verificare se il testacoda di Bossi non farà sbandare il Carroccio. È noto che la corrente che fa capo a Maroni considera la legalità, e il rispetto del lavoro dei magistrati, uno dei punti distintivi sui quali tarare l'alleanza con Berlusconi. In questo senso sul caso Papa si gioca anche la prima vera partita interna tra il leader che c'è, e cioè Bossi, e il leader che potrebbe esserci domani, e cioè Maroni.
Varata la manovra anti-deficit, intanto, il governo deve fare i conti con le reazioni non solo dei partiti di opposizione ma del mondo cattolico, preoccupato per i sacrifici imposti alle famiglie.
E cresce anche di ora in ora la protesta per i mancati tagli ai costi della politica. Su molti siti web l'indignazione si fa strada e c'è chi propone di darle uno sbocco in piazza.