Da Famiglia Cristiana n° 51 del 21.12.2008
GIUSTIZIA, SCUOLA...: IL PAESE DI FRONTE A UNA CRISI POLITICA E SOCIALE


SENZA UNA RADICE ETICA
NON CI SONO VERE RIFORME


Le crisi della Giustizia e della pubblica amministrazione in generale, e le riforme che si progettano per risolverle, sono finora pura esercitazione retorica di una politica che non riconosce più degli assoluti .

 

In linea teorica quasi tutti sono d’accordo nell’ammettere che è un errore ragionare e discutere democraticamente sulla realtà del mondo d’oggi con criteri validi sino a qualche anno fa. La società "liquida" di cui parla Bauman è rappresentata come meglio non si potrebbe dalla globalizzazione, che con tanti effetti benefici ha anche consentito il criminale disastro finanziario originatosi negli Usa.

Cent’anni fa, nota Maurice Merleau-Ponty, c’erano degli "assoluti" di carattere etico nei quali si credeva: la natura umana, lo Stato, il valore di una moneta, la famiglia, il matrimonio, lo spirito. C’era un "tallone aureo della morale", come il gold standard a cui il dollaro è stato legato per decenni. Di quegli "assoluti" è rimasto poco. Il relativismo etico, fondato su un individualismo sempre più sfrenato, ha fatto piazza pulita. Quando un Papa protesta, gli si dà del fondamentalista.

Silvio Berlusconi e Walter Veltroni (foto Ansa).
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni (foto Ansa).

Ciò che avviene in Italia è paradigmatico. Le crisi della Giustizia e della pubblica amministrazione in generale, e le riforme che si progettano per risolverle, sono finora pura esercitazione retorica di una politica che anch’essa non riconosce più degli "assoluti", paralizzata da una situazione economica da cui nessuno sa dire quando e come si uscirà, sebbene giornali e Tv siano pieni di analisi e variabili profezie. La pensa così anche l’amministratore delegato della Fiat, Marchionne: «Nessuno può fare più conto sulle certezze di ieri».

La questione centrale sembra essere quella di contemperare le riforme – dalla Giustizia alla scuola, al lavoro, al welfare, ai consumi in vista della lotta contro il surriscaldamento della Terra – con le risorse del Paese.

Tutte le proteste che ogni progetto governativo suscita proverrebbero da idee e pratiche sociali antiquate: tipico il ricorso allo sciopero generale quando nessun Governo e nessuna parte socialmente responsabile è in grado di soddisfare "diritti" che si vedono conculcati.

Così abbiamo un Governo il cui premier discute ogni giorno con i suoi ministri per trovare risorse con cui affrontare questo o quel gruppo sociale, fino alla disputa sulla riforma della pubblica istruzione, corretta quando ancora non era cominciata, cosicché, mentre il ministro Gelmini assicura che niente è cambiato, i sindacati (e di conserva il Pd) affermano soddisfatti che la correzione sul maestro unico e il rinvio della riforma delle superiori sono merito loro.

Quanto alla Giustizia (altra riforma che non appare più urgente come si pensava): divisione delle carriere o degli ordini dei magistrati? Sottomissione dei Pm al controllo del Governo? Due Csm, uno per i giudici e uno per i Pm? Se necessario, riforma della Costituzione a maggioranza per cambiarne la natura, da garanzia dell’eguaglianza dei diritti di tutti a strumento di potere?

Qualcuno osserva che a Berlusconi la cosa in sé non interessa più, visto che le leggi ad personam che ha fatto approvare in Parlamento lo hanno già messo al riparo da indagini e processi, ma la polemica che conduce sull’argomento continuerebbe a servirgli, per sviare l’attenzione dai limiti della sua strategia anticrisi. Anche questa tattica risponde a un modo nuovo di operare in politica, dopo la scomparsa del "tallone aureo della morale"?

Si ricordi tuttavia che il Cavaliere è un pragmatico, come dimostra l’accanimento – con successo mediatico – nella difesa degli attuali interessi dell’industria italiana in sede Ue, di fronte al problema cruciale del riscaldamento del clima e dell’avvelenamento della Terra da CO2.