Da Famiglia Cristiana n° 4 del 25 gennaio 2009

PRIMA DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA GIUDICATA URGENTE DAL PREMIER

PERCHÉ LA POLITICA NON PENSA
ALLA CRISI ECONOMICA?


Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, si è detto nettamente contrario alle troppe richieste di fiducia e ai troppi decreti legge da parte del Governo.

 

Sarà anche vero, come dicono in molti – da Tremonti a Pezzotta a diversi economisti, ma non il Governatore di Bankitalia – che l’Italia non è tanto indifesa di fronte alla crisi finanziaria mondiale quanto lo sono altri Paesi. Ma desta comunque sorpresa che la politica pensi da noi a tutt’altri argomenti, come se la crisi fosse materia di secondo piano rispetto alla riforma della Giustizia o al federalismo.

Gianfranco Fini (foto Ansa).
Gianfranco Fini (foto Ansa).

Un esempio. Nella presente settimana il Governo mette a punto il progetto di cambiamento delle norme che regolano i processi penali e civili, partendo da quello che è diventato un assioma nella strategia del premier Berlusconi: la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri e l’affidamento dell’inizio delle indagini alle forze di polizia, nel rispetto di una scala d’importanza dei reati fissata dal Governo. In sostanza, una diminuzione dell’indipendenza della Magistratura, tutelata dalla Costituzione.

Davvero si ritiene che questa riforma serva a correggere i difetti di un sistema giudiziario lento e troppo disperso in tanti piccoli tribunali? E per di più con finanziamenti inadeguati anche per le spese correnti?

Un altro esempio. Mentre l’opposizione naviga nella più completa incertezza, con la sinistra "alternativa" sul punto di scindersi per la centesima volta in cent’anni, nel Centrodestra l’interesse massimo è diviso fra due argomenti: le difficoltà crescenti nella formazione del Popolo delle libertà come risultato dell’unificazione di Forza Italia e Alleanza nazionale (cioè fra un modernissimo ibrido ideologico-pragmatico e una cultura ben identificata) e l’offensiva continua della Lega nei confronti dell’immigrazione, con il risultato che il primo a opporsi all’idea di tassare gli stranieri fino a imporre una fideiussione di 10 mila euro per ogni richiesta di partita Iva per aprire una nuova attività è stato il leader di An, Gianfranco Fini.

Il quale, in quanto presidente della Camera, si è anche detto nettamente contrario alle troppe richieste di fiducia e ai troppi decreti legge da parte del Governo, con evidente spregio dei diritti e doveri del Parlamento. Anche su questo è lecito discutere. È possibile e magari comprensibile che una riforma della politica vada in direzione del mutamento della democrazia, allo scopo di migliorarla, ma bisogna intendersi sugli strumenti necessari a farla funzionare. Scompaiono i vecchi partiti, e forse in sé non è un male, ma il Parlamento è una tradizione democratica rispettata finora in tutto il libero Occidente.

Lo stesso ministro Tremonti, nel suo recente bel libro La paura e la speranza, ha scritto: <<Il Parlamento europeo è l’unico Parlamento al mondo che non ha iniziativa legislativa, e dunque non ha piena competenza. La politica moderna nasce invece, e proprio in Europa, con i Parlamenti, e i Parlamenti esistono essenzialmente per l’iniziativa legislativa. È così che nella storia del nostro continente il Parlamento è il principio della politica. Non c’è politica senza Parlamento. Non c’è Parlamento senza politica>>.

Farne disinvoltamente a meno, come è capitato ad esempio nel caso del Piano anticrisi, non è un buon segno. Anche perché se si discute in Parlamento con la necessaria durata e intensità, l’informazione fa la sua parte e i cittadini possono capire di che cosa si tratta. Se no, il silenzio è norma, e nessuno ci guadagna, tantomeno l’interesse del Paese.