DIOCESI MILETO-NICOTERA-TROPEA
NOTIFICAZIONE
PER UNA DEGNA CELEBRAZIONE
DELL’AFFRUNTATA
Come è noto, i riti di Pasqua in molte parrocchie della diocesi culminano con la tradizionale rappresentazione dell’Affruntata, o anche detta ‘Ncrinata, durante la quale viene sceneggiato l’incontro del Risorto con la Madonna e S. Giovanni Evangelista. Già nel Direttorio Diocesano per le Feste Religiose del febbraio 2009 ho avuto modo di sottolineare che si tratta di significative tradizioni popolari “di forte suggestione e di grande fascino” da valorizzare al meglio e riqualificare non tanto nella loro spettacolarità già evidente, ma come occasione preziosa per educare i fedeli alla vita buona del Vangelo; una vita, cioè, scevra da comportamenti che distruggono e non costruiscono il bene comune, a discapito di un sereno vivere sociale. Il Risorto che festeggiamo nell’Affruntata viene incontro a noi vittorioso sul male per coinvolgerci nel suo progetto di bene e di amore totale, in vista di una umanità nuova, finalmente libera da ogni fenomeno moralmente negativo. La Pasqua e i suoi riti memoriali, in particolare, non possono assolutamente convivere con fenomeni di mafia e mafiosità, di doppiezza di vita e quant’altro, ma gridano senza mezzi termini che è finito il tempo dell’odio, della violenza, delle vendette, della disonestà, delle divisioni e spaccature spesso
gravi dentro le stesse nostre comunità parrocchiali. Solo in questo contesto di umanità convertita e di ritrovato desiderio di bene e di amore vicendevole Cristo risorge e l’uomo si redime. Solo con questo spirito di profondo rinnovamento del cuore l’Affruntata si giustifica e risulta ben celebrata. Diversamente il mondo continuerà a restare ingabbiato nel venerdì della croce e nella morte della gioia e della speranza. Come Chiesa di Gesù Cristo e come Pastori di questa Chiesa da una parte “è necessario vigilare perché la valenza di profonda religiosità non sia disturbata da interferenze estranee al valore intrinseco della manifestazione” (cf. Direttorio Feste, pp. 14-15), dall’altra non possiamo lasciarci strumentalizzare da nessuno. Non vale la scusa che “bisogna accogliere la pecorella smarrita”. Il principio è senz’altro evangelico, ma Gesù insegna anche che chi mette mano all’aratro e si volta indietro non è degno di Lui. Cioè il processo di ravvedimento e di pentimento deve precedere il semplice portare la statua e deve continuare ancora dopo. Diversamente è un ingiustificato calcolo di comodo ed un alibi per chi lo consente. Il credente pentito è chi si lascia trovare ed abbracciare da Gesù per accogliere il suo perdono, come fa il ladrone pentito sulla croce; non chi vuole strumentalizzarlo come al contrario tenta di fare il cattivo ladrone.
Chiedo, pertanto, “ai fedeli cristiani”, a quelli cioè che si sforzano di seguire la via del Vangelo, a non lasciarsi espropriare di ciò che
appartiene alla ricchezza e al patrimonio religioso del nostro popolo! Chiedo “ai pastori” di essere più coraggiosi e uniti per dare segni nuovi di presenza e di speranza. A loro voglio proporre un suggerimento pratico di “rottura” per certi andazzi impropri: si sta celebrando in diocesi l’anno dei giovani e con gioia intima noto che la Pastorale giovanile sta dando ottimi segnali di risveglio. Perché, allora, non affidare ai giovani che frequentano la parrocchia e sono veramente impegnati in un cammino di fede l’opportunità di portare loro le statue e di renderli protagonisti anche nell’organizzazione? Chiedo, infine, “ai membri delle confraternite” che curano le Affruntate di rinunciare a certi pretesi privilegi e di mostrarsi più collaborativi con i Parroci nell’eseguire scrupolosamente tutte le direttive diocesane in materia.
Sia sempre il Signore a purificare i nostri sentimenti e a guidare i nostri passi sulle vie del bene collettivo verso la sua Pasqua eterna.
Amen.
Mileto 25 marzo 2011, festa dell’Annunciazione del Signore
+ LUIGI RENZO, vescovo