Da: Famiglia Cristiana 18 ottobre 2011
18/10/2011
La
differenza sta negli slogan. Ma non solo. Lo striscione degli incappucciati che
hanno devastato piazza San Giovanni, sequestrato una manifestazione pacifica,
profanato una chiesa e una statua della Madonna (nella foto la madonna
profanata), sposta l’asticella dell’indignazione verso la violenza: «Non ci interessa il futuro, ci prendiamo il presente»,
hanno detto i black bloc. Sono professionisti del vandalismo dissennato. Vanno
condannati e contrastati. Senza esitazioni.
Ma non possono oscurare le ragioni dei giovani che, con la forza delle idee, si
ribellano ai “padroni dell’universo”. Cioè, a una finanza nefasta e a una
politica irresponsabile che scaricano su di loro, incolpevoli, i costi della
crisi. Sono troppi i ragazzi in bilico
nella “terra di nessuno”. Senza un lavoro e un progetto per il domani. Così il
disagio diventa malessere, che cresce in assenza di risposte concrete. Scuola e
lavoro, in primo piano. Il nostro è un Paese miope e masochista, che non investe
sui giovani. E non sa bilanciare i pesi tra le generazioni.
La precarietà giovanile non preoccupa nessuno.
Non è la “priorità delle priorità” nell’agenda dei politici, che pensano
solo a “galleggiare”. In un clima da fine impero, tra congiure, ricatti e
baratti, in cambio di un seggio in Parlamento. Squallore unico, da “mercato
delle vacche”. Senza alcun interesse per il bene comune. Ci
vorrebbe, semmai, un voto di “fiducia” a favore dei giovani. Altro che
intercettazioni o processo lungo o breve, a seconda degli interessi personali!
Ai giovani abbiamo scippato il futuro. Li abbiamo gravati di un debito che è
frutto di scelte scellerate. Non basta (tardivamente) rendersi disponibili ad
ascoltarli, come vuol fare il ministro dell’Istruzione. Andavano sentiti prima
di operare tagli indiscriminati sulla scuola.
Ora è tempo di agire. Non più a parole o con vaghe promesse. Troppo
spesso si è abusato della loro pazienza. Non riusciamo a capire che i ragazzi
sono la vera ricchezza per un Paese in declino. I migliori,
purtroppo, trovano un futuro all’estero.
Da incoscienti e irresponsabili, abbiamo lasciato andare alla deriva un’intera
generazione. Due milioni di ragazzi in
Italia né studiano né lavorano. Il lavoro non lo cercano più. Sono “fantasmi”.
Inattivi. Col rischio di diventare una riserva violenta.
Manovali di chi ha interesse a infiammare le piazze.
Ecco perché Mario Draghi, prossimo governatore
della Banca centrale europea, da tempo ha messo in guardia sulla pericolosità
della situazione. E scongiurato tutti ad ascoltare le ragioni
dei giovani. Quegli stessi giovani che, a modo loro, un po’ creativo e
fantasioso, si sono ribattezzati “draghi ribelli”. Scommettendo su una nuova
visione dell’economia e della politica.
Quest’ultima, purtroppo, latita. Assente dai veri problemi del Paese. Tenace
solo nella difesa di interessi privati.
È giusto invocare severità contro chi mette a ferro e fuoco un’intera città. Ma
non basta. Rischia d’essere un alibi per “lavarsi la coscienza”. O, peggio, per
sviare l’attenzione. Solo una buona politica sa dare vere risposte.
E colmare il vuoto di idee e ideali. L’indignazione giovanile non può lasciarci
tranquilli. Tutti dovremmo sentirci indignados come loro.