La faccenda del senatore Lusi, che si è
preso dalla cassa della Margherita tredici milioni di euro, ha posto alla
grande stampa dei problemi politici e a me un problema personale. Un po’
tutti gli articolisti si chiedono come sia stato possibile un simile furto,
senza che nessuno (?!) se ne accorgesse, e come si possa arginare la cascata
di soldi ai partiti, fonte di corruzione e malversazioni.
Io condivido, ma lascio ad altri le soluzioni. Il fatto è che,
proprio imparando dal senatore Lusi, ho una reazione diversa. Dopo 66 anni
di giornalismo, diconsi sessantasei, mi propongo anch’io di
cambiare mestiere. Capisco che la cosa non è semplice. Per rubare milioni,
che ai miei tempi erano miliardi, non basta una vocazione. Servono studi,
appunto una scuola adeguata. Serve allenamento. Serve soprattutto una
specializzazione: un master, come si dice oggi. Meglio ancora se si è
parlamentari, amministratori di grossi enti, mandarini dell’apparato
statale; tutte qualifiche, ahimè, cui non posso più aspirare. Tanti
anni fa ci fu chi mi propose di candidarmi a qualcosa, comprese Camera e
Senato. Ma adesso mettono a riposo i cardinali, figuriamoci i
giornalisti. Per cui dovrò farmi venire delle idee.
Naturalmente dovrò procedere per esclusione. Niente scippi o
borseggi, roba da balordi. Niente rapine a mano armata, per le
quali bisogna avere la mano, oltre che il pelo sullo stomaco. Niente
casseforti da forzare evitando che suoni l’allarme, come succede in banca.
Neanche è da tentare la truffa ai vecchietti, non foss’altro che per
solidarietà fra coetanei. Oltre tutto, salvo organizzare una gang con lance
termiche, sono imprese che non fruttano granchè mentre il senatore Lusi,
senza pistole o uso di manolesta, mostra da vero docente la strada giusta.
Dovrò quindi procedere per gradi: in primo luogo, individuare
il bersaglio; poi studiare le procedure; infine agire. Quando mi sentirò
pronto, sarà mia premura divulgare metodi, traguardi e risultati.
Da subito, comunque, posso rendere noto il mio obiettivo. In estrema
sintesi, e appunto a imitazione del senatore Lusi, portarmi a casa un bel
pacchetto di milioni, proporre di restituirne un terzo e chiedere al giudice
un patteggiamento. Diciamo la condanna a un anno, beninteso con la
condizionale. Cioè senza andare in galera, luogo che tutti i benpensanti
considerano scomodo e poco civile.
Ditemi un po’ se sbaglio. Anche se non mi dessero la
condizionale, e mi affibbiassero un anno a San Vittore o a Regina Coeli,
ho già fatto i miei conti. Poniamo che, dopo aver rimborsato un terzo del
malloppo – ed è già un favore che faccio – mi restino otto o dieci milioni.
Dividiamo per dodici e otterremo fra i sette e i novecentomila euro al mese.
Venti o trentamila euro al giorno. Mi pare davvero che ne valga la pena. Se
poi fossero arresti domiciliari, non protesterei. Anzi. L’appartamento dove
sto in affitto, a prezzi di mercato, dispone anche di un giardinetto. Non
dovrei nemmeno rivendicare l’ora d’aria.
Capisco che si tratta di obiettivi molto ambiziosi. Ma vi assicuro che
fin d’ora avvio la preparazione. Se avrò successo, e leggerete sui giornali
che mi hanno condannato per un furto milionario, non compiangetemi.
Ammiratemi.