Parliamo
di soldi. E, in relazione ai soldi, parliamo anche di norme contrattuali, di
comportamenti, di linguaggio. Come protagonisti abbiamo stimatissimi
nomi della finanza e della politica, ai quali si deve il massimo rispetto. Senza
che questo rispetto, però, ponga in subordine quello che è un enorme squilibrio
sociale.
Quando si è saputo che il dimissionario banchiere Profumo veniva
risarcito con una liquidazione di 40 milioni, i quotidiani se la sono sbrigata
con due righe. Fra i Tg, qualcuno ha mostrato un certo disagio,
annunciando dibattiti. Poi, tra Fini e Berlusconi che dilagavano, la questione è
stata cancellata. Così succede in giornalismo, dove una notizia scaccia l’altra;
nessuno scandalo. Né si può imputare nulla a Profumo, queste essendo le
consuetudini bancarie. Resta
il fatto che, se avessimo ancora la lira, i 40 milioni di buonuscita sarebbero
80 miliardi.Del tutto regolari anche gli 11 mila euro mensili
che il ministro Frattini, insieme ad altri ex-commissari Ue, incassa come
“contributo al reinserimento in attività nel Paese di provenienza”. È
da supporre che questa misura fosse volta a favorire quei politici comunitari
che, a mandato europeo concluso, rischiano la disoccupazione. Senonché i
personaggi in questione hanno lasciato Bruxelles per occupare incarichi più
prestigiosi, o ancor meglio pagati. Sui giornali, solo una noterella di
passaggio.
Maggiore eco ha avuto il
dialogo fra i sindacati Fiat e Marchionne, manager di statura e prestigio
mondiale. Trova giusto, gli hanno chiesto, guadagnare in un giorno
quello che un operaio porta a casa in un anno? (anzi un po’ di più, 400 volte
tanto). Nessuna obiezione se Marchionne avesse risposto che simili emolumenti
sono una goccia rispetto ai vantaggi che le sue iniziative, di qua e di là
dell’oceano, hanno procurato all’azienda. Invece
ha preferito far presente che lavora dall’alba a notte. Innegabile: ma i
minatori, o gli addetti al reparto vernici, farebbero volentieri a cambio.
Ultima annotazione, ancora in tema di linguaggio. Emma
Marcegaglia, manager di riconosciuta capacità e leader della Confindustria, ha
avvertito il governo che “il mondo della imprese sta esaurendo la pazienza”.
Ora sappiamo tutti che la classe politica sta mostrando il peggio di sè. Ma che
cosa significa, per imprenditori che ovviamente costituiscono il ceto più ricco,
perdere la pazienza? Difficile pensare ad assalti al Palazzo d’Inverno, o anche
a semplici moti di piazza. Queste
cose lasciamole alle classi povere. Ai giovani che non trovano lavoro, ai
pensionati che non arrivano a fine mese, ai cittadini sommersi dall’immondizia.
E, per favore, stiamo più attenti alle parole. (Nella foto Alessandro Profumo,
53 anni, ex amministratore delegato del colosso bancario banca Unicredit)