Non
c’era bisogno di aspettare i risultati del rapporto comparativo sullo stato
di salute della scuola dei Paesi Ocse per scoprire che nel nostro
Paese i problemi dell’istruzione sono precipitati agli ultimi gradini nella
scala del pubblico interesse. Con quel velo di ipocrisia che fa
disperare sulla possibilità di una risalita, almeno in tempi brevi. A tal
punto che, dopo l’ennesima bocciatura del nostro sistema scolastico, al
ministero di viale Trastevere, anziché strapparsi i capelli, hanno deciso di
autopromuoversi, emanando un comunicato che esprime soddisfazione da parte
del ministro Gelmini e del suo staff.
D’altra
parte, se ce ne fosse bisogno, il rapporto conferma che la scuola non è una
priorità per i nostri politici : nel 2008 l`Italia ha speso il 4,8% del Pil
per l’istruzione, ovvero 1,3 punti percentuali in meno rispetto al totale
Ocse, posizionandosi al 29 posto su 34 Paesi. Senza considerare che, su 33
paesi dell'Ocse i cui dati sono disponibili, l'Italia è uno dei pochissimi
(insieme a Grecia, Lussemburgo e Messico) che non prevede ispezioni
scolastiche, né valutazioni del proprio operato da parte di ciascuna scuola