Da: Famiglia Cristiana 18 settembre 2011

Lega, il vuoto dietro la Secessione

Umberto Bossi torna a minacciarla, ma è ormai una parola trita che nasconde le gravissime difficoltà del Carroccio in questa fase politica.

Umberto Bossi torna a parlare di Secessione. Ma questa parola, che negli anni ’90 angosciava gli italiani, allertava le procure, indignava il Colle e costituiva un formidabile collante identitario per elettori e militanti del Carroccio, ha ormai perso ogni potenziale politico. E’ ormai una parola vuota, la prova della debolezza di un leader sempre più stanco, consapevole che il suo movimento è sull’orlo del baratro, incapace di superare l’empasse in cui si trova. E così al Bossi “di lotta” non resta che attaccare il Bossi “di governo”.  Lo ha fatto alla Festa dei popoli padani e in questi giorni di manifestazioni e ricorrenze in cui ha rinnovato il trito rito delle ampolline. Un rito che ormai ha fatto il suo tempo e non incuriosisce più, nemmeno quando il ministro della Semplificazione Calderoli si lascia bagnare ebbro e felice dall’acqua del Po che Bossi gli rovescia addosso (spettacolo di rara grandiosità celtica).

Sono passati i tempi in cui l’Avvocato si alzava in volo col suo elicottero per sorvolare il Monviso e osservare come un entomologo chi erano quegli strani uomini che si erano arrampicati fin alla fonte del Po, con quello strampalato armamentario pagano simil-celtico, per gridare “Padania libera”. «Adesso basta”, ha tuonato Bossi alla Festa dei popoli. “Il popolo non può vivere schiavo del centralismo, abbiamo diritto alla nostra libertà, e abbiamo la forza per ottenerla se fosse necessario. L'importante è che ci siano milioni di persone pronte a combattere, fate bene i conti. La faremo finita con questi ladrocini imperanti». Aggiungendo poi che la via principale è sempre quella democratica e pacifica. Come se al Governo non ci fosse lui, principale alleato del Pdl e di un premier che governa “a tempo perso”, ormai seppellito da centinaia di migliaia di intercettazioni che dipingono l’ “orgia del potere”. Come se non fosse stato Bossi a dare l’ordine di scuderia ai deputati leghisti di votare no alla richiesta di arresto dell’onorevole Milanese (“Non mi piace veder arrestata la gente” aveva spiegato.
 
Evidentemente si riferiva alla gente del Nord, perché il reato di clandestinità che evocava il carcere per milioni di poveracci è stato introdotto dal suo Governo). Umberto Bossi è egli stesso ministro e arbitro delle sorti di questa maggioranza.  Ricordare che ha salvato le pensioni di anzianità (almeno per ora) non servirà a far dimenticare ai suoi elettori che i tagli di sei miliardi di euro agli enti locali hanno praticamente ammazzato il sistema linfatico delle autonomie locali del Nord, causando drammatici sacrifici alla sua gente. Questo gli elettori lo sanno. E lo sanno anche i sindaci della Lega, che guardano sempre più a una via d’uscita che prefiguri nuove alleanze e nuovi scenari politici. Con o senza Bossi.