Umberto
Bossi torna a parlare di Secessione. Ma questa parola, che negli anni ’90
angosciava gli italiani, allertava le procure, indignava il Colle e
costituiva un formidabile collante identitario per elettori e militanti del
Carroccio, ha ormai perso ogni potenziale politico. E’ ormai una
parola vuota, la prova della debolezza di un leader sempre più stanco,
consapevole che il suo movimento è sull’orlo del baratro, incapace di
superare l’empasse in cui si trova. E così al Bossi “di lotta” non resta che
attaccare il Bossi “di governo”. Lo ha fatto alla Festa dei popoli padani e
in questi giorni di manifestazioni e ricorrenze in cui ha rinnovato il trito
rito delle ampolline. Un rito che ormai ha fatto il suo tempo e non
incuriosisce più, nemmeno quando il ministro della Semplificazione Calderoli
si lascia bagnare ebbro e felice dall’acqua del Po che Bossi gli
rovescia addosso (spettacolo di rara grandiosità celtica).
Sono passati i tempi in cui l’Avvocato si alzava in volo col suo
elicottero per sorvolare il Monviso e osservare come un entomologo chi erano
quegli strani uomini che si erano arrampicati fin alla fonte del Po,
con quello strampalato armamentario pagano simil-celtico, per gridare
“Padania libera”. «Adesso basta”, ha tuonato Bossi alla Festa dei popoli.
“Il popolo non può vivere schiavo del centralismo, abbiamo diritto alla
nostra libertà, e abbiamo la forza per ottenerla se fosse necessario.
L'importante è che ci siano milioni di persone pronte a combattere, fate
bene i conti. La faremo finita con questi ladrocini imperanti». Aggiungendo
poi che la via principale è sempre quella democratica e pacifica. Come se al
Governo non ci fosse lui, principale alleato del Pdl e di un premier che
governa “a tempo perso”, ormai seppellito da centinaia di migliaia di
intercettazioni che dipingono l’ “orgia del potere”. Come se non fosse stato
Bossi a dare l’ordine di scuderia ai deputati leghisti di votare no alla
richiesta di arresto dell’onorevole Milanese (“Non mi piace veder arrestata
la gente” aveva spiegato.
Evidentemente si riferiva alla gente del Nord, perché il reato di
clandestinità che evocava il carcere per milioni di poveracci è stato
introdotto dal suo Governo). Umberto Bossi è egli stesso ministro e
arbitro delle sorti di questa maggioranza. Ricordare che ha salvato le
pensioni di anzianità (almeno per ora) non servirà a far dimenticare ai suoi
elettori che i tagli di sei miliardi di euro agli enti locali hanno
praticamente ammazzato il sistema linfatico delle autonomie locali del Nord,
causando drammatici sacrifici alla sua gente. Questo gli elettori lo sanno.
E lo sanno anche i sindaci della Lega, che guardano sempre più a una via
d’uscita che prefiguri nuove alleanze e nuovi scenari politici. Con o senza
Bossi.