Da «Famiglia Cristiana» n° 47 del 22 novembre 2009
GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO PUBBLICO E FUORI DALL’AGENDA POLITICA
 

FINO A QUANDO ABUSEREMO
DELLA PAZIENZA DELLA FAMIGLIA? 


Con fiducia e decisione, così il Forum delle associazioni familiari si rivolge alla politica: «Pensateci bene, mentre discutete sulla Finanziaria, e investite finalmente su quel capitale sociale ed economico che sono le nostre famiglie: nessuno se ne pentirà».

 

«La famiglia è al centro del nostro programma». Suonavano bene queste parole nella primavera del 2008. Promettevano una svolta attesa da anni, soprattutto da chi, come noi, si ostina a credere che la famiglia è un «vero capitale sociale ed economico del Paese».

Qualcuno, però, già allora fece notare che, nel programma del Popolo della libertà, la famiglia era solo la seconda delle "sette missioni per il futuro dell’Italia". Al primo posto c’erano imprese, infrastrutture e telecomunicazioni. Tuttavia, pensavamo, quel che conta non è l’ordine delle promesse. I Governi si misurano sui fatti. Appunto. In diciotto mesi quali "priorità" sono state affrontate? Immigrazione, ronde, federalismo fiscale, norme salvapolitici.

E la famiglia? Grande assente. L’ha denunciato anche Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera: «Il dibattito politico, di là da qualche flebile voce non raramente del tutto formale e superficiale, ignora la famiglia. Ma la ignora anche dal punto di vista economico, nel senso che sono spariti dall’agenda i provvedimenti tesi a sostenerla».

In questi giorni il Parlamento è alle prese con la Legge finanziaria. Al momento non è previsto nulla a sostegno delle famiglie con figli. «Perfino il bonus famiglia», denuncia il Forum delle associazioni familiari, «che pure era una misura iniqua e incapace di raggiungere gli obiettivi prefissati, verrà cancellato e non sostituito da provvedimenti analoghi. Il che significa che i 2,4 miliardi di euro che avevamo chiesto di spostare dal bonus famiglia 2009 a sgravi fiscali strutturali per le famiglie, sono stati destinati ad altri scopi e interessi. Forse più cogenti, sicuramente più forti della voce delle famiglie».

Ancora una volta, famiglie a bocca asciutta. Sono solo parole quelle promesse di una «graduale e progressiva introduzione del quoziente familiare, che tiene conto della composizione del nucleo familiare». La risposta dei politici la conosciamo già: non ci sono soldi. Eppure, c’era chi aveva individuato dove e come trovare le risorse. Ad esempio, cominciando a tagliare i costi della politica. Più volte, ci siamo sentiti ripetere che «soltanto dalla "dismissione" delle Province si otterranno 10 miliardi di risparmi». Risultato? Le Province non sono state "dismesse", nel frattempo ne sono nate tre nuove.

A chi dice che ogni cosa verrà fatta a tempo debito, ci permettiamo di manifestare l’impazienza delle famiglie. E replicare che, quando si vuole, il tempo si trova. Sono bastate poche ore per mettere in agenda le norme del cosiddetto "processo breve". Oa preparare il terreno per reintrodurre l’immunità parlamentare, piuttosto che pensare a tagliare il numero di deputati e senatori.

Mancano scelte strategiche. Su fisco e famiglia, più che costruire, «si smonta». L’ha denunciato Avvenire: «Un passo indietro, un sostegno in meno, un altro puntello tolto. Pare incredibile, ma sulla famiglia assistiamo addirittura a un’opera progressiva di sottrazione. Col risultato di togliere risorse ai nuclei con figli, proprio nel momento in cui la crisi sta dispiegando al massimo i suoi frutti negativi su tante, troppe famiglie».

Fino a quando abuseremo della pazienza delle famiglie?

Oltre che trascurate, si sentono prese in giro. «La loro resistenza sta rapidamente peggiorando», ha detto il Forum delle associazioni familiari. «Così come sta diminuendo anche la loro capacità di sopportazione. Noi siamo certi che un sostegno diretto alle famiglie, oggi, sia la ricetta più sicura per investire sul rilancio del Paese».