Da: Famiglia Cristiana n° 27 del 5 luglio 2009
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO PER BATTERE POVERTÀ E FAME
NEL MONDO


PURCHÉ NON VADA IN SCENA
L’IMPOTENZA DEI POTENTI


Al G8 dell’Aquila faranno sentire la loro voce anche i capi religiosi di tutto il mondo. Chiedono che i potenti della terra tengano conto degli aspetti etici e spirituali della pace e dello sviluppo.

 

L’avranno lì, sul tavolo rotondo della caserma di Coppitto. È un libretto di 100 pagine, intitolato Caritas in veritate. Sarà accompagnato da una lettera firmata da 129 leader religiosi di tutto il mondo. Nessuno ha invitato il Papa al summit dell’Aquila. Eppure, alla vigilia, quel testo inchioda gli otto grandi del mondo a una responsabilità nuova. «È necessaria una revisione approfondita e lungimirante del modello di sviluppo», dice Benedetto XVI con chiarezza.

Accanto all’enciclica, sul tavolo ci sarà anche la lettera dei 129 leader religiosi, i quali spiegano che «per affrontare le sfide odierne è necessario un nuovo "paradigma morale"».

Le macerie del libero mercato, senza regole, hanno travolto negli ultimi mesi altri milioni di persone. Adesso un miliardo di persone rischiano di morire di fame. Il G8 non fallirà se i leader saranno capaci di rinunciare a qualche appetito, se si convinceranno che "un altro mondo è possibile" e agiranno di conseguenza. L’ultimo vertice, l’anno scorso in Giappone, è stato un fallimento. L’ha scritto il Financial Times e nessuno ha avuto da ridire. L’Economist ha rincarato la dose, parlando di "impotenza" dei potenti della terra.


Foto Ansa.

Gli ultimi summit hanno sparso illusioni. Quattro anni fa, il G8 di Glenaegles nel Regno Unito aveva promesso 50 miliardi di dollari all’anno per i Paesi poveri. Ma nessuno ha visto staccare l’assegno. La tendenza al disimpegno ha preceduto la crisi e oggi i soldi vengono utilizzati per riparare le mura sbriciolate del libero mercato, per rimettere in piedi il vecchio sistema della geopolitica planetaria della "rapina dei ricchi a danno dei poveri".

Qualche settimana fa al G8 dell’agricoltura in Veneto, uno dei summit tematici che hanno preceduto l’assise globale dell’Aquila, si è ammesso, finalmente, che l’obiettivo di ridurre la fame entro il 2015 è fallito. La Chiesa cattolica e le Ong di tutto il mondo lo dicevano da tempo. Il Papa nell’enciclica mette in fila le responsabilità. Gli otto grandi continueranno a cullarsi nella loro tragica serenità? Basterebbe poco per non far fallire anche il vertice dell’Aquila. Basterebbe che si riducessero, anche di pochissimo, le spese militari. Per le armi si spendono ogni anno quasi 1.500 miliardi di dollari. Con la scusa della lotta al terrorismo, negli ultimi dieci anni, la spesa militare è aumentata del 45 per cento. Solo la manutenzione dei missili balistici nucleari americani costa 150 miliardi di dollari. Invece, con il 10 per cento delle spese militari si raggiungerebbero gli Obiettivi del Millennio.

In Italia la spesa per gli armamenti è sproporzionata rispetto a quella sociale. Sugli F35 nessuno ha alzato un dito. Anzi, il partito trasversale delle armi, che mette d’accordo destra e sinistra, loda la grandiosità dell’operazione e la paragona alle grandi opere. Le uniche aziende che stanno traendo profitto dalla crisi sono quelle delle armi. Però, la cifra per la cooperazione è stata ridotta drasticamente, né vale a consolarsi inserire tra gli aiuti della cooperazione anche le rimesse che gli immigrati mandano ai loro Paesi d’origine. Non possiamo lavarcene le mani.

Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, nell’intervista che pubblichiamo su questo numero a pagina 32, lo dice chiaro e tondo, denunciando con chiarezza che la riduzione dei nostri aiuti allo sviluppo è del 56 per cento.

Ecco il "paradigma morale" sul quale invitano a riflettere i leader religiosi. E bisognerà farlo all’Aquila. Dopo, forse, sarà troppo tardi.