Da: Famiglia Cristiana n° 27 del 5
luglio 2009
G8: LE PROMESSE E I TRADIMENTI
Sviluppo, ambiente, salute: le promesse dei "Grandi", tra realizzazioni e
tradimenti
E I POTENTI STANNO A GUARDARE
Gli Obiettivi del
Millennio fissati nel 2000 e da raggiungere entro il 2015 sono ancora
lontanissimi. Nazioni Unite e società civile premono, la risposta tocca al G8.
Quale sarà?
di Luciano Scalettari
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Nacque nel 1975 a ranghi ridotti (6 Paesi
soltanto), come incontro informale. Obiettivo: permettere alle maggiori
democrazie industriali di elaborare politiche comuni in grado di
fronteggiare la crisi petrolifera. A 34 anni di distanza si ritrova con
molti protagonisti in più, ma ancora una volta con una crisi economica,
la più grave dal 1929, da contrastare con vigore. Il G8 dei capi di
Stato e di Governo si svolgerà all’Aquila, dall’8 al 10 luglio. È il
quinto summit ospitato in Italia, dopo quelli del 1980, 1987, 1994 e
2001. A fronte di spese militari record (1.464 miliardi di dollari nel
2008), non si riesce ad assicurare a tutti cibo sufficiente: le persone
che soffrono la fame, oggi, nel mondo sono oltre un miliardo. In questo
dossier, realizzato in collaborazione con la Campagna italiana contro la
povertà (www.gcap.it),
diamo conto dei tanti problemi irrisolti e delle attese di chi non ha
voce. |
«Cari signori perché non è cambiato quasi niente? Dovete mantenere
le promesse. Avete capito? Se entro il 2015 non è cambiato quelle cose che avete
detto non mi fiderò più di voi. Leonardo, IV A». «Cari 8 Grandi della Terra, vi
sto scrivendo perché voglio ricordarvi che quando uno firma un patto ci vuole
che lo porta avanti. Non ho altro da dire, tanti saluti da Simone». Anche loro
lo sanno, sebbene abbiano solo 9 o 10 anni: le promesse vanno mantenute.
Leonardo e Simone sono due dei 350 bambini che hanno partecipato all’iniziativa
"I Piccoli scrivono ai Grandi", organizzata da Campagna dell’Onu per gli
Obiettivi del Millennio, Ambasciata britannica in Italia, Tavola della pace,
Coordinamento degli enti locali per la pace.
Gli impegni vanno rispettati. L’hanno scritto in tanti, con le parole e il linguaggio diretto dei bambini. Gli adulti - in questo caso i 10 milioni di sostenitori delle 70 organizzazioni riunite nel Gcap-Coalizione italiana contro la povertà - lo dicono in un altro modo, ma il senso è lo stesso. La società civile, le Ong, il mondo del volontariato, tutti chiedono agli otto Grandi di rispettare quanto si sono impegnati a fare per ridurre il numero degli affamati nel mondo, per scongiurare le catastrofi ambientali legate al riscaldamento del pianeta, per dare a tutti l’inviolabile diritto di curarsi e di andare a scuola, per tutelare le prime vittime della povertà, cioè le donne e i bambini.

Un bambino gioca in un area degradata del Senegal, Paese
africano
considerato tra i 50 più poveri dell intero pianeta (foto
AP).
Genova 2001, l’Aquila 2009. Dopo otto anni il summit torna in Italia. Se il G8 di Genova fu assediato dai manifestanti e dal clima di violenza, quello dell’Aquila sarà simbolicamente assediato dalla richiesta assillante di ottemperare agli impegni presi nel 2000 contro la povertà, a partire dagli otto Obiettivi del Millennio, da realizzare entro il 2015, e dalle promesse fatte all’Africa più povera nel G8 del 2005 (e sempre confermate nei successivi). Impegni presi anche da molti altri Paesi, ma di cui gli otto dell’Aquila portano gran parte della responsabilità.
«Perciò abbiamo espresso tutto ciò nell’immagine e nello slogan della campagna: Press the G8, cioè "Facciamo pressione sul G8". Il ritardo è fortissimo», dice Marta Guglielmetti, responsabile per l’Onu della Campagna del Millennio in Italia. «Basti pensare che uno degli obiettivi principali è quello di dimezzare la povertà, cioè ridurre il numero dei poveri da 800 a 400 milioni. Invece, un anno fa erano ancora cresciuti, superando i 900 milioni. La crisi alimentare e finanziaria dei mesi scorsi ne ha ricacciato nella miseria altri 100 milioni, sfondando per la prima volta il tetto del miliardo. Un sesto dell’umanità. Eppure temiamo che all’Aquila il prossimo luglio gli otto Grandi cercheranno di sottrarsi ancora una volta alle loro responsabilità».

La crisi e i tagli agli aiuti
Le richieste presentate al G8 da questo vasto cartello di realtà della società civile sono diverse. Di alcune, fra le più importanti (sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, salute), racconteremo nelle pagine seguenti. Ma ciò che oggi accomuna un po’ tutte le emergenze è la crisi economica mondiale. C’è il timore che si traduca in un taglio dell’aiuto internazionale ai Paesi del Sud del mondo. Che farebbe precipitare ulteriormente la situazione.
«Non solo i finanziamenti diminuiscono», aggiunge Guglielmetti, «ma la crisi porterà a una riduzione del Pil, cui è legata la quota dell’aiuto pubblico - lo 0,7 per cento al quale i Paesi donatori si sono impegnati - con un ulteriore calo dei fondi. Per di più si stanno riducendo le rimesse degli emigranti, cioè i soldi mandati a casa da chi è venuto a lavorare nei Paesi ricchi; e si contraggono le importazioni dei Paesi industrializzati da quelli poveri. Tutti fattori che aggravano la crisi e che richiedono quindi una maggiore attenzione dei Paesi ricchi verso i più poveri».

La copertura dei paradisi fiscali
«Perciò», spiega Sergio Marelli, portavoce del Gcap, presidente dell’Associazione delle Ong e direttore di Focsiv, «noi diciamo che dobbiamo fare ora lo sforzo di investire in cooperazione, perché così si possono frenare gli effetti devastanti della crisi. Ma l’aiuto pubblico non basta. È necessario cambiare alcune "regole del gioco". Le speculazioni finanziarie hanno moltiplicato l’effetto della crisi, provocando l’innalzamento ingiustificato dei prezzi. E sappiamo pure che l’economia mondiale è "truccata" dall’evasione fiscale, che usa la copertura dei paradisi fiscali: 860 miliardi di dollari l’anno scompaiono nel nulla, tornando illecitamente dal Sud del mondo al Nord».
Servono più risorse. Ma non basta, occorre anche ripensare il sistema globale dell’economia. «Per esempio», sottolinea Antonio Tricarico di Mani tese, «occorre sostenere l’agricoltura dei Paesi poveri. Non solo con le infrastrutture, ma anche smettendo di sovvenzionare le esportazioni dei nostri prodotti nel Sud del mondo e permettendo ai contadini di raggiungere i rispettivi mercati locali e di poter contare su nuove tecnologie semplici ed efficaci».
Ora le risposte toccano al G8. Risposte dalle quali dipendono i destini di milioni di persone. «C’è da fidarsi?», si chiede Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. «Se guardiamo alle premesse, direi di no: lo sapete che l’organizzazione del G8 costerà all’Italia una cifra maggiore dell’intero ammontare dei fondi destinati dal Governo alla cooperazione?».