Da: Famiglia Cristiana N° 38 del 21 settembre 2008

EVANGELIZZARE IL MONDO DEL LAVORO, DELL'ECONOMIA E DELLA POLITICA

CONTRO I "NUOVI IDOLI"
DEL GUADAGNO E SUCCESSO


Nell'omelia alla Messa nel santuario di Bonaria a Cagliari, Benedetto XVI (foto) ha detto: «la politica necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».
Di Beppe Del Colle


 

Domenica 7 settembre, a Cagliari, Benedetto XVI non ha detto soltanto quello che gli hanno fatto dire i giornali, e cioè che c’è bisogno di «una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». Su questo si sono sprecate dichiarazioni di politici credenti e non credenti, e colonne di commenti di diversi editorialisti.
Il Papa ha detto molto di più. Nel discorso rivolto ai giovani, ha fornito un vero e proprio ritratto della società di oggi – non solo italiana –, in cui «il guadagno e il successo sono diventati i nuovi idoli di fronte ai quali tanti si prostrano. La conseguenza è che si è portati a dar valore solo a chi "ha fatto fortuna" e ha una sua "notorietà", non certo a chi con la vita deve faticosamente combattere ogni giorno. Cresce la tendenza all’individualismo, e quando ci si concentra solo su sé stessi si diventa inevitabilmente fragili: vien meno la pazienza dell’ascolto, fase indispensabile per capire l’altro e lavorare insieme».

Per questo, come ha detto nell’omelia durante la Messa al santuario di Bonaria, ai cristiani tocca essere «capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica». Un dovere che la Chiesa sente oggi molto forte, se qualche giorno prima il segretario di Stato, cardinale Bertone, in un convegno al Campidoglio, ha parlato dei cinque princìpi sui quali si fonda, a suo giudizio, la nostra Carta costituzionale: quello democratico, quello personalista, quello lavorista, quello internazionalista e quello supernazionale, «tra loro inseparabili e interagenti in modo armonioso».

Ha citato Fanfani, Moro, Dossetti (con il laico Calamandrei) e ha sottolineato che «chiave di volta dell’intero impianto è senz’altro quella personalista» (la filosofia diffusa nell’Europa degli anni ’30 da Mounier e dalla sua rivista Esprit).

Se il Papa e il suo segretario di Stato parlano in questo modo, significa che non hanno dubbi su che cosa sia la società di oggi, che cosa si rischi e di che cosa debbano farsi carico i cristiani. Fatte tutte le debite, necessarie e ovvie differenze, sembra uscirne una nuova Rerum novarum, 117 anni dopo. L’enciclica di Leone XIII promosse, nel mondo cattolico di allora, le banche popolari, le cooperative e i sindacati "bianchi", l’idea di un partito cattolico che si opponesse ai liberali (e dall’altra parte ai socialisti), il modo cristiano di affrontare i problemi di una società che era in profondo cambiamento.

In quel documento pontificio c’erano i fondamenti di un vivere certamente più umano di quello che miliardi di persone dovettero vivere nel Ventesimo secolo, fra le aberrazioni ideologiche contrapposte, i massacri, gli olocausti razziali e due devastanti guerre mondiali, in trent’anni.

A Cagliari, il Papa ha parlato anche dei temi che gli stanno particolarmente a cuore («famiglia, formazione, fede», secondo la sintesi che ne ha fatto il direttore de L’Osservatore Romano). In particolare, ha criticato una «mentalità diversa» rispetto al passato, secondo la quale «sono ammesse altre forme di convivenza; a volte viene usato il termine "famiglia" per unioni che, in realtà, famiglia non sono».

Mentre il Papa dice questo, sui giornali appare la notizia che due ministri, il già democristiano Rotondi e Brunetta, di provenienza socialista, preparano una versione di Centrodestra dei "Dico" proposti a suo tempo dal Centrosinistra. Veramente c’è bisogno di una «nuova generazione di laici cristiani impegnati», che siano dotati di «rigore morale».