da l'Espresso 18 gennaio 2011
Buon compleanno, Paolo
Domani il giudice Borsellino avrebbe compiuto 71 anni. Mai come adesso sarebbe
stato prezioso in un Paese nel baratro. Ecco come verrà ricordato in diverse
città d'Italia
di Umberto Lucentini
«Ai
miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno,
vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontando
piccoli ma significativi episodi della sua vita tramite i quali trasmettergli i
valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti
ringraziamo per come ci hai insegnato a vivere». Ha scelto queste parole
Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, per ricordare il compleanno del padre,
procuratore aggiunto di Palermo ucciso nella strage di via D'Amelio del 19
luglio del 1992.
Oggi, 19 gennaio, Paolo Borsellino avrebbe compiuto 71 anni (1940-1992). La sua
morte, 57 giorni dopo quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, ha segnato
la seconda strage della serie di attentati che ha colpito la Sicilia e l'Italia
tra il '92 e il '93 in quella stagione culminata con la trattativa tra pezzi
dello Stato e Cosa nostra di cui si stanno occupando le indagini delle procure
di Palermo e Caltanissetta.
«Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo
la salma di Falcone nella camera ardente allestita all'interno del Palazzo di
Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un
collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo
stessi già piangendo la sua» ha scritto Manfredi nella testimonianza per il
libro "Era d'estate", curato da Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi, con
prefazione di Pietro Grasso (Pietro Vittorietti editore).
«La mia vita, come d'altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è
certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta
ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza "se" e senza "ma" a
qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello
mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci
trasformassimo in "familiari superstiti di una vittima della mafia", che noi
vivessimo come figli o moglie di... desiderava che noi proseguissimo i nostri
studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che
lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva "Paolino" sin da quando
avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi
il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e per il
momento unico nipote maschio».
Mercoledì in diverse città d'Italia il compleanno di Paolo Borsellino verrà
ricordato in scuole, teatri, piazze. A Castelvetrano l'ex collaboratore di
giustizia, Vincenzo Calcara, alle 10 incontra al teatro Selinus gli studenti del
suo paese d'origine, dove torna per la prima volta dopo venti anni. Calcara,
affiliato alla cosca dei Messina Denaro, nel 1991 svelò a Borsellino che la
"famiglia mafiosa" di Castelvetrano lo aveva incaricato di ucciderlo. Ma Calcara
fu arrestato e, in cella, decise di collaborare con la giustizia raccontando a
Borsellino i progetti di Cosa nostra. A Castelvetrano ci sarà anche Antonio
Ingroia, "pupillo" di Borsellino e oggi procuratore aggiunto. «Se non avessimo
potuto colpire Borsellino avremmo dovuto uccidere Ingroia al suo posto»,
raccontò Calcara.
E in un libro appena pubblicato ("Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" di
Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo, Aliberti editore) Ingroia parla così delle
indagini sulla trattativa e su esecutori e mandanti della strage di Via
D'Amelio: «Una storia aperta che non ha, non può ancora avere una sua
conclusione fin quando non verrà scoperta tutta la verità su una delle stragi di
mafia più anomale della storia della nostra Repubblica, e che perciò trova la
spiegazione più plausibile della sua anomalia nella sua matrice verosimilmente
non solo mafiosa, come sospettammo tutti fin dalla stessa sera della strage.
Un'intima consapevolezza di tanti che ora sembra diventare concretezza
investigativa, e forse si appresta a trasformarsi in certezza probatoria. Un
importante contributo alla chiarezza in un momento di grande confusione nel
nostro Paese, all'emergere della verità in una fase molto delicata della storia
d'Italia. Con l'augurio che coloro che quella Verità la vogliono fortemente
riescano a prevalere sui Nemici della Verità e della Giustizia».