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l'Espresso 28 gennaio 2011
Berlusconi, ma quale privacy
Con un capovolgimento incredibile, cercano di farci credere che ci sia un
diritto alla riservatezza nel commettere reati in casa propria. Come se i reati,
nove volte su dieci, non avvenissero proprio lontano da occhi indiscreti
di Eugenio Scalfari
La
sinistra ha sempre sostenuto la libertà sessuale, ha combattuto per introdurre
il divorzio nella legislazione italiana, per legalizzare l'aborto, per la
fecondazione assistita, per il riconoscimento delle coppie di fatto, per
l'interruzione della vita decisa dal malato terminale o da chi lo rappresenta e
- infine - per il rispetto assoluto della privatezza dei propri comportamenti,
quali che siano. Ma oggi quella stessa sinistra ha buttato alle ortiche il
libero amore e la libertà sessuale e, ossessionata dalla sua faziosità
antiberlusconista, si schiera con la parte più retriva e bigotta della pubblica
opinione e con la magistratura oscurantista, riportando indietro di un secolo le
lancette dell'orologio contro l'uomo che, sia pure con qualche eccessiva
intemperanza, ha modernizzato non solo la politica ma la morale e il costume. La
sinistra dunque è oggi la punta di lancia della reazione contro la cultura
libertaria e libertina.
Così scrive "Il Foglio" e in prima persona il suo direttore che si autodefinisce
ateo-devoto senza però che questa definizione metta in discussione i suoi
sentimenti libertari. Il nemico, per la seconda volta nel giro di un mese, è
Barbara Spinelli.
Sembrava - così scrive l'elefantino - una liberale votata all'annuncio dei
diritti senza doveri, della famiglia aperta, della donna padrona del proprio
corpo, ma ora ce la ritroviamo in veste monacale, una sorta di Savonarola in
gonnella, di "piagnona" in pieno Ventunesimo secolo. Ha messo in soffitta
Voltaire ed ha abbracciato la Santa Inquisizione.
"Il Foglio" non è "Libero" né "Il Giornale" e Giuliano Ferrara ci tiene a
marcare la sua differenza con Belpietro e Sallusti. Feltri, semmai, non gli
dispiace per il suo piglio guascone, ma di mezzo c'è la cultura e quella
venatura di snobismo che circola nelle pagine del suo giornale. Oscar Wilde
sarebbe un buon punto di riferimento per i "foglianti".
Capisco che il monachesimo sia visto come il diavolo da chi celebra ogni giorno,
sia pure con una punta di ironia, l'Amor suo. Però alcune cose non tornano.
Non torna soprattutto il canone estetico. Fede e Lele Mora? Il cerone sulla
faccia dell'Amor vostro? Il "bunga bunga" come stile di vita pubblicamente
rivendicato? La Santanchè?
Avete dedicato, voi foglianti, pagine ammirate a Virginia Agnelli e a Kiki
Brandolini e vi trovate a berciare con la Santanchè e con Marina Berlusconi? No,
non va affatto bene per quanto riguarda il canone estetico, caro Giuliano. Wilde
si sarebbe messo a urlare di disgusto vedendo la Santanchè e le varie vallette
che popolano i palazzi e le ville dell'Amor vostro e si sarebbe messo a urlare
ancora di più se avesse incontrato Lui, proprio Lui sulla sua strada.
Questo per quanto riguarda l'estetica, il gusto, la grazia che per voi - e anche
per me - non sono poca cosa. Ma poi c'è la verità, per relativa e bistrattata
che possa essere.
Noi non siamo né monacali né occhiuti censori. Adoriamo la privatezza, la
difendiamo e sempre la difenderemo per noi e per chiunque altro. Ma siamo anche
rispettosi delle leggi e dello Stato di diritto. Posso pronunciare la parola
Stato di diritto senza dovermi difendere dalle ingiurie di conformismo?
Allora. I reati avvengono quasi sempre in luoghi privati e nascosti, sono
consumati in case private, in circoli dove gli estranei non hanno ingresso, in
vicoli oscuri, in una cantina, in un garage. Mi sembra improbabile che qualcuno
avvisi la polizia che alle ore 15 di domani andrà ad uccidere o a derubare o a
stuprare o a truffare il signor Tale nella tale piazza, della tale città.
Ne consegue che per difendersi la società ha creato un sistema giudiziario e
l'ha dotato di una polizia per indagare e individuare i rei ogni volta che la
notizia di un crimine le pervenga.
Dove è la violazione della privatezza di fronte alla notizia di reato e
all'obbligo che incombe sui magistrati di iniziare le indagini? L'assassino di
Avetrana non può esser ricercato nella sua casa e può opporre la privatezza ai
carabinieri che vanno a rivoltargli i materassi del letto?