da l'Espresso 17 gennaio 2011
No, le palle sul tavolo no
Linguaggio da trivio. Insulti in quantità. Linguaggio violento. E' la
telepolitica al tempo del bunga bunga, è il mondo dei Feltri e dei Sallusti: un
brodo di volgarità e di bugie camuffate da notizie
di Eugenio Scalfari
Vittorio
Feltri, direttore di "Libero": "Mi auguro che Berlusconi non diventi mai
presidente della Repubblica. Vi immaginate il viavai di "escort" al Quirinale e
i corazzieri nudi che giocano al "bunga bunga" insieme al capo dello Stato? Una
roba da crepare dalle risate!". Alessandro Sallusti, direttore del "Giornale":
"Feltri, come Giorgio Napolitano, hanno cambiato bandiera. Feltri è un
traditore. Fino ieri era berlusconiano, adesso non lo è più. Tra poco sarà un
compagno di Fini e della sinistra". Bruno Vespa, conduttore di "Porta a Porta":
"È venuto il momento per Berlusconi di mettere le palle sul tavolo. O fa sul
serio le riforme tante volte preannunciate o sarà meglio che se ne vada a casa".
Italo Bocchino, capogruppo di "Futuro e Libertà" alla Camera: "Ne ho viste tante
nella vita ma le palle di Berlusconi su un tavolo, quelle no, non le voglio
vedere".
Dal canto mio, di trasmissioni televisive ne ho viste tante anch'io e ad alcune
ho anche partecipato, ma mai come quella di sabato sera 8 gennaio su La 7
condotta da Luca Telese e Luisella Costamagna, nella quale sono risuonate frasi
come quelle che ho appena citato, non le avevo mai viste prima d'ora. Telese e
la Costamagna sono due bravi giornalisti, la loro è una trasmissione tutta
politica anzi, per dirla con franchezza, tutta politichese. La "verve" dei due
conduttori cerca di darle un tocco di intrattenimento, ma non ci riesce. Dura
un'ora, che non è poco, e viene subito dopo il Telegiornale delle 21 guidato da
Mentana che è anche quella una trasmissione soprattutto di politica interna.
Mentana spiega e racconta quanto è accaduto con un linguaggio comprensibile ed
un'attenzione al significato che gli altri telegiornali trascurano volutamente
perché non desiderano che i telespettatori capiscano. Si comportano come quelli
che Barbara Spinelli chiama "i militanti dell'ignoranza" e Mentana ha successo
proprio perché è un militante della conoscenza, vuole che il suo pubblico
comprenda quello che vede.
Telese e Costamagna vorrebbero anche loro che gli ascoltatori capissero e sono
lì per aiutarli, ma non ci riescono quasi mai non per difetto di professionalità
ma perché il "format" che gli è stato affidato si basa interamente su un
battibecco tra due o tre protagonisti che si producono in duelli
incomprensibili, cifrati, quasi sempre violenti, non per passione, ma per
maniera. Sono violenti manieratamente, non polemizzano ma recitano la polemica,
fingono la rissa. I fatti e la loro sostanza passano in seconda linea nonostante
la buona volontà dei conduttori, i quali purtroppo soggiacciono anche loro alla
convinzione che la rissa fa bene all'"audience".
Non so quanto questo modo di gestire le televisioni sia produttivo ma so per
certo che un ragionamento pacato servirebbe ad istruire ed educare il pubblico
mentre la rissa per la rissa lo diseduca. Anche la rissa ha diversi livelli di
qualità e se ho citato la trasmissione dell'8 gennaio è perché in quel caso il
livello ha raggiunto una volgarità senza pari nonostante gli sforzi dei
conduttori di riportarlo su un terreno almeno approssimativamente civile.
Ma a suo modo quella puntata è stata anche un gioiello. Rappresentava infatti
alla perfezione lo stato di degrado della politica e di un certo giornalismo da
trivio. Il tema che i due invitati (Sallusti e Bocchino) erano stati chiamati a
discutere era il contrasto scoppiato tra il direttore del "Giornale" e Vittorio
Feltri, che appena pochi giorni fa dirigeva lui il "Giornale" avendo Sallusti
come suo vice e che improvvisamente ha lasciato l'incarico per assumere la
direzione di "Libero" insieme al suo collega Belpietro. Apparentemente questo
improvviso colpo di scena era avvenuto senza traumi tra Feltri e Sallusti, ma
poi era arrivato il tempo degli insulti e delle accuse.
Non so quanto possa interessare ad un pubblico normale una bega tra due
giornalisti rivali che praticano la professione in un modo squalificante e
squalificato. Ma si tratta comunque di uno spettacolo inverecondo e sono assai
stupito - lo dico con sincera amarezza - che due professionisti di buon livello
come Telese e Costamagna si siano lasciati prender la mano fino a quel punto.
Il cortocircuito tra i media e la politica di cui tanto si parla deriva
dall'indulgenza verso questo tipo di trasmissioni e dall'esistenza di
giornalisti come quelli che dirigono giornali prima affiancati e ora divisi ma
sempre nello stesso brodo di volgarità e di bugie camuffate da notizie.
(Nella foto: il direttore del Giornale Sandro Sallusti, il vicedirettore Nicola Porro e Vittorio Feltri)