di Eugenio Scalfari
Astuto come una volpe, ma addomesticato a riconoscere la voce del padrone. Interpreta la giustizia come un Valore sull'asse tra Popolo e leader. Ed è dunque l'erede perfetto del premier
(29 dicembre 2010)
Il vero
uomo del giorno, l'uomo nuovo cui si apre un luminoso domani (ma anche il suo
oggi non è affatto disprezzabile) sapete chi è? Ve lo dico per esclusione. Non è
più Fini, non è ancora Casini, non è Tremonti, non è Vendola e tantomeno Di
Pietro, non è Gianni Letta che sarà sempre e per tutta la vita un grande "consigliori"
e ne è pago. E non sono né la Carfagna né la Meloni.
Eccolo. Sorriso attraente, cipiglio che esprime intransigenza. Stempiato quanto
basta per far emergere il pensiero. Lingua sciolta anche se un po' ripetitiva.
Capacità di tradurre gli slogan ideologici in concetti. Non viceversa. Capacità
di usare parole decisive per esprimere significati opposti a quelli elencati nei
vocabolari. In queste capacità sta la sua grandezza. A giusta ragione.
Stiamo parlando di Angelino Alfano, nato il 31 ottobre del 1970 ad Agrigento, la
madre insegnante elementare, il padre insegnante alle medie. Segno astrologico
Scorpione. Lo scorpione è testardo e secerne un liquido velenoso che procura la
morte immediata a chi ne viene inoculato.
Punge chiunque gli si avvicini, uomo
o animale. Insomma, lo scorpione è una macchina da guerra e per questo è temuto.
Angelino però è un tipo particolare di scorpione, lì sta la sua forza: infatti,
quando lo giudica opportuno, rinuncia a pungere, spiana il cipiglio nel sorriso,
riservandosi di passare all'attacco in un momento più propizio.
Non conosco quale sia il suo ascendente oroscopale, ma penso alla Bilancia o a
qualche altro segno moderatore. Angelino racconta che suo padre, risparmiando
fino all'osso, riuscì a mantenerlo agli studi e lo mandò a fare l'università a
Milano. Da Agrigento alla capitale morale fu un bel salto quello di Alfano
junior. Da ragazzo aveva partecipato a qualche manifestazione di protesta
studentesca, allora era l'epoca della Pantera; ma a Milano non fece niente di
simile. A Milano Angelino studiava e aiutava la famiglia mandando in Sicilia
metà della sua borsa di studio: 350 euro al mese. Con altrettanto viveva lui e
certo non deve essere stata una gioventù dorata. Però, accidenti come l'hanno
forgiato quelle ristrettezze!
Moralmente integerrimo, astuto come la volpe, addomesticato a riconoscere la
voce del padrone, mano di ferro in guanto di ferro e infine scorpione per la
puntura letale e finale. La cultura di Alfano junior ricorda quella di Michela
Brambilla. Lui ragiona muovendosi sull'asse "Popolo sovrano-Leader". Il primo
vota il secondo e da quel momento la sovranità passa interamente al Leader, al
quale tutti gli altri poteri sono subordinati. Alfano junior è fermamente
convinto che lo Stato di diritto sia esattamente questo. Ogni diversa
interpretazione ed ogni diversa prassi rappresentano un insulto alla buonanima
di Montesquieu e soprattutto una violazione del testo costituzionale.
Lui intanto fa il ministro della Giustizia. Come tale deve difendere i cittadini
dalle sopraffazioni dei violenti e dei presunti tali. L'arresto preventivo dei
facinorosi - invocato dal capogruppo del Pdl, senatore Gasparri - lo trova
completamente consenziente; infatti ha inviato subito gli ispettori del suo
ministero ad esaminare le carte processuali della Procura di Roma che aveva
scarcerato una trentina di studenti fermati dalla Polizia il 14 dicembre a Roma.
Il capo dei suoi ispettori gli aveva fatto presente che non c'era materia di
ispezione alcuna visto che la custodia cautelare, salvo casi di particolare
gravità, è un potere discrezionale del pubblico ministero. Ma Alfano junior si
rifà al principio "Popolo sovrano-Leader" e vi aggiunge per completezza il
successivo trasferimento di sovranità dal Leader al ministro della Giustizia.
L'ispezione nel caso specifico potrebbe risultare intimidatoria. Appunto:
l'effetto politico e pedagogico che Angelino si propone è proprio questo:
correggere i magistrati d'accusa affinché essi correggano gli studenti
protestatari.
Alfano junior ha la risposta pronta per chi gli domanda perché mai la
trasmissione della sovranità dal Popolo al Leader abbia come ulteriore tappa la
trasmissione al ministro della Giustizia. Perché per esempio non a quello
dell'Interno? Maroni ci terrebbe. Ma Alfano ha le idee chiarissime: la giustizia
è un principio che pervade la vita pubblica nella sua interezza. Ci deve essere
giustizia in ogni attività, dai tribunali alla scuola, alle fabbriche,
all'ordine pubblico, ai trasporti, all'economia, alla finanza. La giustizia non
è un potere, è un Valore. Quindi il Popolo sovrano-il Leader-il Ministro della
Giustizia. Questa è l'architettura, questo è lo Stato di diritto. Tutto il resto
è subordinato. Che cosa gli volete opporre a uno che ragiona così?