Alla fiera dei luoghi comuni
Dato che la politica italiana è sempre la stessa, fatta di retroscena e di conflitti di interessi noti a tutti ma che nessuno risolve, meglio tirare a campare e masticare gomma
di Giorgio Bocca

29 ottobre 2010
I luoghi comuni sono come la calcina per le case: se vuoi che i mattoni stiano assieme devi spalmarli come il burro su un tramezzino. Apriamo un giornale o una tv a caso e guardiamo cosa passa la cucina dei luoghi comuni. C'è sempre un Napolitano a doppia temperatura: "Gelo di Napolitano", "Napolitano (riscaldato) stringe la mano al nuovo ministro Romani". A che si deve questo mutamento di temperatura del nostro presidente? I media non lo spiegano, non per ragioni politiche ma di tira a campare: dato che la politica italiana è sempre la stessa, fatta di retroscena e di conflitti di interessi che tutti conoscono ma che nessuno risolve, meglio darli per noti e tirare avanti a masticare gomma.

E così ogni giorno c'è un "piano di rilancio dell'industria", una "disoccupazione giovanile che sale" e "gli uomini della P3" che per altri è "la bufala della P3". Poi quello che ci vuole di orgasmo consumistico: "Ken Follet ha venduto cinquantasei milioni di copie", "la Coca-Cola senza zucchero è la più venduta negli Usa", "è uscito il sesto libro di Giampaolo Pansa sul sangue dei vinti che non dimenticano".
Ci sono anche le imprevedibili sciagure naturali che però si ripetono regolarmente ogni anno negli stessi luoghi, dalla Costiera amalfitana al nord Milano, dove imperversa un fiumiciattolo di nome Seveso, piccolo, ma, se gli va, furibondo. E trattandosi di Milano non può mancare la scoperta di versi inediti di Alda Merini, poetessa proletaria. La casa di Montecarlo fa storia a sé. Mai un edificio che non sia il Colosseo è stato nominato e fotografato con maggior frequenza.

La metà dei media, per via del fatto accertato che le donne hanno più tempo degli uomini per leggere, è riempito di argomenti cosiddetti femminili perché sono di evasione, spesso stranoti e insulsi, ma che ripetuti per la millesima volta tengono compagnia, come la cura dei malesseri che vanno e vengono per conto loro, la confezione delle marmellate che tutti conoscono dato che si tratta dell'operazione non ardita o complessa di far cuocere assieme frutta e zucchero. Temi che essendo di per sé corroboranti possono accompagnarsi bene ai consigli sul sesso, ai cento modi cinesi di fare l'amore e nei casi più arditi del sesso con gli animali. 
C'è poi quell'argomento senza fine che sono i cantanti, dal cupo Battiato alla misteriosa Mina, molto invidiata perché ha la residenza in Svizzera e che, come se non le bastassero le canzoni, tiene anche una rubrica settimanale sulla "Stampa" di sociologia varia e un po' ermetica. Molto spazio, si diceva, viene riservato alla cura dei malesseri incurabili o quasi, che consiste nell'indicare lenimenti e guarigioni impossibili o elementari, come la moderazione nel cibo o nel sesso, che per miliardi di uomini hanno altri nomi come la miseria o la fame.

Molto curate, si capisce, le rubriche sull'astrologia e sugli oroscopi, la cui bontà è garantita dal fatto indiscutibile che sono vecchi come l'umanità, popolarissimi proprio perché fuori da ogni conferma logica e statistica. Ai lettori maschi sono dedicate le pagine dello sport, che per gli italiani è il calcio, dove il vaniloquio non solo è permesso, ma richiesto e illuminato perché di qualsiasi giocatore o partita o allenatore si può dire tutto e il suo contrario, inventando amori e odi, congiure o condanne, vizi e virtù che non hanno alcun riscontro nella realtà, pur di continuare l'etica fasulla di guerre immaginarie, di gloriose battaglie con una palla di cuoio che se ne va dove vuole a ogni soffio di vento.