Da l'Espresso 5 dicembre 2010
Caro Maroni hai la mafia in casa
Da sempre la malavita organizzata si infiltra nelle schiere di chi ha il potere
politico. E il Carroccio al nord ne ha moltissimo
di Giorgio Bocca
5 dicembre 2010
Gianfranco
Fini e Pier Luigi Bersani sono comparsi in televisione invitati da Fabio Fazio
per spiegare agli italiani che cosa sono oggi la destra e la sinistra. Nessuno
dei due ha risposto in maniera convincente, a prova che la politica oggi è una
partita di tessere e di interessi più che di idee.
Fini ha parlato di una destra immaginaria, disinteressata e patriottica, tacendo
su quella reale che vota Berlusconi per cui il denaro è tutto, e Bersani di una
sinistra che si dedica alla cura delle ingiustizie sociali e non di quella reale
che si occupa principalmente dei posti e delle clientele.
L'unico tema nuovo lo ha affrontato Saviano parlando dell'affinità tra la
'ndrangheta calabrese che opera a Milano e dintorni e la Lega che ha creato in
questi anni le sue reti affaristiche e clientelari, con la differenza che per
ora non uccide chi le dà noia. Differenza decisiva fra concezione barbara o
civile della società, ma non tale da impedire una certa affinità di metodi. La
Lega non uccide, non coltiva riti segreti, salvo l'innocuo folklore celtico, e
per il momento non va al di là del suo "celodurismo", delle sue rodomontate.
Ma ha ragione Saviano quando parla di affinità: la Lega ha un'organizzazione
leninista e dove arriva politicamente distribuisce posti buoni ai suoi, come
Cesare ai legionari, ed è più comprensibile per i mafiosi che non l'avvocato
Ambrosoli, dai mafiosi ucciso.
È un movimento politico democratico, ma non rinuncia al distintivo come i
partiti di regime, il fazzoletto e la cravatta verdi orgogliosamente esibiti
quasi a segnalare una superiorità della specie. Non sono democratici quelli che
in tutti i partiti fanno le prediche democratiche ma che rifiutano la libera
scelta degli elettori e si dimettono se non vince il loro candidato, non sono
democratici i leghisti e il loro ministro Maroni che si scaglia contro Saviano
per aver detto una semplice verità: le mafie cercano di infiltrarsi nelle
schiere di chi ha il potere politico, e che la Lega ce l'abbia nel nord Italia
sembra indubitabile.
I segni di questa perdurante riluttanza alla democrazia dei protagonisti della
politica italiana sono sotto gli occhi di tutti. I giovani evitano le elezioni e
la lotta politica, pensano, e lo dicono, che "tanto non cambia mai niente". I
radicali, che in passato erano il sale della politica, i sostenitori della sua
funzione critica, producono personaggi come Capezzone, portavoce di Berlusconi,
la destra berlusconiana si riempie la bocca della parola libertà secondo la
concezione pubblicitaria che la ripetizione massiccia e martellante di un
messaggio come di un annuncio pubblicitario risulta vincente.
Gli ascolti record di "Vieni via con me" sono la prova che c'è una sete di
verità, di ricerca della verità, una nausea del linguaggio stereotipo. Anche nei
partiti di sinistra continua a prevalere un certo autoritarismo, i partiti
democratici chiedono la riforma della legge elettorale, promettono agli elettori
di restituirgli il diritto di scegliere i loro rappresentanti, ma in pratica le
direzioni continuano a riservarsi il diritto di imporli.
Per secoli da noi le virtù riconosciute dai politici sono state la furbizia e il
tornaconto. Romano Prodi, a me che gli chiedevo se avrebbe vinto le elezioni
diceva: "Lo spero, ma quello (Berlusconi) ha molti soldi, troppi soldi". E in
questi giorni assistiamo al mercato delle vacche, con i deputati che passano per
soldi da un partito all'altro. Che pena