di Giorgio Bocca
Gli incroci tra grandi patrimoni e cariche politiche stanno creando una forma moderna di monarchia assoluta. Da Putin a Berlusconi, pionieri delle nuove istituzioni affaristiche travestite da democrazie
(29 dicembre 2010)
È
tornato il SIM, lo Stato Imperialista delle Multinazionali in cui le Brigate
rosse riconobbero o credettero di riconoscere il nemico assoluto del
proletariato mondiale: le grandi aziende senza altra patria che il profitto
capitalistico, le padrone del mercato globale senza frontiere e senza controlli,
il nuovo dominio che non arretra davanti alle stragi. Utilissimo, indispensabile
per attribuirgli tutte le violenze, le prepotenze dei ricchi verso i poveri, dei
sapienti verso gli ignoranti. Siamo tornati con WikiLeaks allo stato fluido e
incontrollabile della comunicazione, alle voci che diventano notizie, alle
supposizioni che sostituiscono le informazioni, al credibile che conta più
dell'autentico. Tutto nel fiume delle notizie segrete può essere vero come
inventato, preciso come generico. È la rivincita della comunicazione
sull'informazione. Tutto è possibile e niente è sicuro: che i veri nemici
dell'espansionismo iraniano, musulmano, siano i sovrani arabi che custodiscono
il simbolo della religione musulmana, che i collaboratori segreti della Russia
imperialista siano i capitalisti alla Berlusconi.
A me sembra di essere tornato agli anni confusi e isterici, con le centinaia di
bollettini e fogli magari suggeriti dagli stessi che diffondevano informazioni
tendenziose del tipo "la strage di Stato", feuilleton fabbricati con l'aiuto di
chi le stragi di Stato preparava o nascondeva. Segreti, scoop credibili ma non
autentici, frutto di diplomazia di servizi segreti che nessuno può contraddire o
confermare.
Per esempio i rapporti di affari di Berlusconi e Putin. Berlusconi dice: io ho
agito solo per il bene dell'Italia. Nella democrazia autoritaria i capi di
governo ritrovano i poteri delle monarchie assolute, possono dare a chi vogliono doni e appalti. Il primo ministro può
praticare i commerci che vuole, anche quello dei deputati: si è saputo che
alcuni deputati del partito di Di Pietro, il più attento all'etica politica,
sono passati per soldi da Berlusconi. Assieme a essi un industriale milanese
ricco e fortunato che è stato persino capolista in Veneto per il Partito
democratico. Anche lui transfuga e con dispetto, non lo avrebbero onorato
abbastanza. Tutti sanno quale è il premio per i transfughi, non solo una
rielezione ma anche una congrua parcella. A tutti sembra quasi normale e Di
Pietro che vuol ricorrere alla magistratura per punire i traditori pare un
fazioso. La nomina a deputato è una rendita personale, qualcosa che può essere
comprata e venduta.
Essere primo ministro è anche essere titolare di vantaggi economici enormi, come
le forniture del gas russo agli Stati europei. E se Putin e Berlusconi godono di
tali poteri e beneficano i loro soci e amici in affari non è forse giusto che
come gli antichi sovrani godano di questo potere di far doni ai loro
sostenitori? Solo che ciò che nelle monarchie o dittature era considerato
normale e giusto, il potere del monarca o duce di arricchire il suo seguito, qui
fa scandalo. Donde le finzioni delle leggi sui conflitti di interessi. Il premio
che tocca a chi ha il potere politico di far regali in pratica è normale. Tutti
sanno che Putin è il despota rosso perché ha alle spalle la polizia segreta di
stampo staliniano e il potere economico di Gazprom, cioè dell'ente per
l'energia, e così tutti sanno che Berlusconi è l'uomo che può imporre la sua
politica all'Eni e all'Enel, due enti che controllano l'energia in Italia.
La differenza tra le monarchie, gli Stati autoritari e quelli sedicenti
democratici è che i poteri di fatto prevalgono su quelli di diritto, e
l'illegalità non è solo normale ma necessaria al funzionamento del sistema, e
che non si sa mai dove finisce l'interesse degli Stati e dove comincia quello
dei clan di potere e del capo, non sai mai dove finisce la delega concessa dai
cittadini con il loro voto e dove comincia il potere che il capo e i suoi
collaboratori si sono ritagliati.