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l'Espresso 25 agosto 2011
Se c'è Silvio a guardia del pollaio
Adesso il governo fa gli spot contro gli
evasori, ma per anni Berlusconi ha spiegato agli italiani
che non pagare le tasse era un 'diritto naturale'. E, tra
condoni e leggine, lui ha risparmiato centinaia di milioni
di Marco Travaglio
Il 15 ottobre 1996 Silvio Berlusconi,
capo dell'opposizione, viene convocato come testimone a
difesa di Marcello Dell'Utri, imputato a Torino nel
processo Publitalia per false fatture e frode fiscale.
E, dopo mesi di traccheggiamenti, si presenta in
Tribunale.
"Lei, presidente", dice all'attonito giudice Costanzo
Malchiodi, "sa bene come funziona il nostro sistema
fiscale, lei sa che l'attuale sistema delle aliquote
così elevate, le più elevate d'Europa è tale perché c'è
la presunzione di un'elusione sistematica e di una
evasione possibile. E quindi c'è un certo tipo di
atteggiamento, anche morale, da parte del cittadino che
guarda uno Stato che non gli rende in servizi ciò che
prende e che ha dalle imposte che sono fuori dalla norma
generale, dal diritto naturale che è dentro di noi...
Quando lo Stato chiede al cittadino più di un terzo del
frutto del suo lavoro, il cittadino si sente moralmente
in contrasto con lo Stato. Quindi se ci fosse stata una
cosa che poteva mettere Publitalia in un vantaggio,
allora io non arriverei a pensare che non Marcello Dell'Utri,
ma neanche gli altri dirigenti potessero eh... ritenere
che in fondo c'era una giustificazione morale...".
Risultato: Dell'Utri, intanto promosso deputato, è
condannato a 3 anni, e dovrà patteggiarne 2 e mezzo in
Cassazione per non finire in galera.
Otto anni dopo, tornato a Palazzo Chigi, Berlusconi
dichiara a Radio anch'io: "L'evasione di chi paga il 50%
dei tributi è un diritto naturale che è nel cuore degli
uomini" (18.2.2004). E poi, in visita al Comando della
Guardia di finanza: "C'è una norma di diritto naturale
che dice che, se lo Stato ti chiede più di un terzo di
quello che con tanta fatica hai guadagnato, è una
sopraffazione nei tuoi confronti e allora ti ingegni per
trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi, che
senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di
moralità, e che non ti fanno sentire intimamente
colpevole" (11.11.2004). Casomai i contribuenti non
avessero ancora capito, fu ancora più esplicito: "Ma se
lo Stato mi chiede il 50% e passa, sento che è una
richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato a
evadere per quanto posso" (17.2.2005).
Del
resto, l'evasione è una specialità della casa. A
proposito della tangente da 21 miliardi di lire
versatagli dalla famiglia Rovelli quand'era ministro
della Difesa, il 28 settembre 2002 Cesare Previti spiegò
a Ilda Boccassini di aver mentito per non "scatenare il
fisco nei miei confronti con effetti rovinosi".
Boccassini: "Lei li ha dichiarati anche in Italia questi
18 milioni di franchi?". Previti: "No". Nel 2002, dopo
averlo smentito, il governo Berlusconi vara il condono
fiscale, ma lui giura: "Le aziende mie e della mia
famiglia non vi faranno ricorso" (30.12.2002). Poi
"l'Espresso" scopre che Mediaset ha fatto ricorso al
condono, chiudendo con appena 62,2 milioni una vertenza
col fisco da 191. E ne approfitta pure il Cavaliere,
sanando le evasioni contestate dalla Procura di Milano
(60 milioni e più) con la somma esorbitante di 1850
euro, in due rate. "Nessun condono tombale", minimizza
lui a Porta a Porta, "ma una semplice operazione di
routine come milioni di italiani per rimediare a
eventuali inesattezze formali. Nessun risparmio di
imposta da parte mia, han fatto tutto i miei
commercialisti, io non ne sapevo nulla" (11.1.2006).
Un anno fa, dopo aver vinto i primi due gradi di
giudizio, Mondadori rischia la condanna in Cassazione a
pagare i 173 milioni (più un altro centinaio fra
interessi e sanzioni) che da vent'anni le chiede
l'Agenzia delle entrate per le tasse eluse nel 1991 con
l'operazione Amef. Ma una leggina ad hoc imposta dal
padrone di Mondadori consente all'azienda di chiudere il
contenzioso pagando il 5%: appena 8,6 milioni. Intanto
Mediolanum, per un terzo controllata da Berlusconi, si
vede chiedere dall'Agenzia delle entrate e dalla Finanza
282 milioni sottratti al fisco grazie a un
provvidenziale trasferimento di attività in Irlanda. Ora
la presidenza del Consiglio diffonde uno spot tv contro
gli evasori, che sciorina varie specie di animali
parassiti e poi conclude: "Chi vive a spese degli altri
danneggia tutti. Battere l'evasione fiscale è tuo
interesse". Non è che, niente niente, la presidenza del
Consiglio dà del parassita al presidente del Consiglio?