di Umberto Eco
Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola... Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l'altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato
È
nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non
si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende,
per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il
migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la
maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema
per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più
ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma
oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E
se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha
accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che
si sbaglia.
Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che
si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva
maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può
sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole
girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del
mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che
moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui
la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si
sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la
maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la
maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le
mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la
maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia
ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza
della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle,
nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata
dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire,
riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva
che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.
Pensate alla
inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di
Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato
pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del
governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero
uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene
passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna,
presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo
fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa
dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le
strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza
instaurare alcuna dittatura.
Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare
le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se
qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di
parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di
ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione
con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il
prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente
corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra
privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la
scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a
cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole
private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo
rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie
dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo
va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le
televisioni private?
Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni
costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E
quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà
troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la
maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire,
mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su
questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni
protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta
dia corpo alle ombre.
Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della
sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a
piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono
avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso.
È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno
italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a
mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la
benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro
ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo
d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole
dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà
chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.