DURI ATTACCHI DI DUE INTELLETTUALI ITALIANI A BENEDETTO XVI

LA LEZIONE DEL PAPA
SULL'USO DEL DENARO


Il Pontefice difende l'Humanae Vitae e richiama i cristiani a tenere conto della parola di Dio e del prossimo quando si affrontano le questioni sociali e finanziarie. Ma non piace ai commentatori.
di Beppe Del Colle


 

Due noti intellettuali di cultura laica, Barbara Spinelli e Giovanni Sartori, su La Stampa e sul Corriere della Sera, hanno attaccato duramente Benedetto XVI. Barbara Spinelli ha trovato che, nel discorso pronunciato dal Papa all’apertura del Sinodo dei vescovi, la parte che riguarda l’attuale tempesta finanziaria («questi soldi scompaiono, sono niente. Chi costruisce su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la parola di Dio è fondamento di tutta la realtà») contiene parole "belle", ma che non sono vicine "a chi soffre" perché «nella voce è come se mancasse un poco di bontà, di veridicità». Segue l’elogio delle virtù del denaro come stimolatore della fiducia, «la parte migliore dell’uomo», quella «inclinazione che fonda la civiltà e il coesistere umano pacifico».

(Foto Ansa).
(Foto Ansa).

Con tutto il rispetto, e senza ricordare le infinite discordie umane, dei singoli come dei popoli, a causa del denaro, ci sono tre risposte al giudizio della Spinelli. La prima viene dalla parola di Dio, in particolare dai Vangeli. Matteo: il "servo malvagio" (18, 28-35); la paga dei lavoratori nella vigna, uguale per tutti (20, 2-16); il tributo a Cesare e quello a Dio (22,18-22). Marco: il miracolo dei pani e dei pesci, al posto dei duecento denari proposti dai discepoli per andare a comprarli (6,28-40); lo "spreco" di olio profumato, che poteva valere trecento denari da distribuire ai poveri, usato invece dalla donna per ungere il Signore, che la elogia, mentre «i poveri li avrete sempre con voi» (14,3-7). Luca: i due debitori di somme diverse, entrambi "condonati" (7,41).

C’è poi la risposta di Benedetto XVI, che nei medesimi giorni in cui parlava al Sinodo faceva divulgare il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 18 gennaio prossimo. Un messaggio che, ripetendo un concetto espresso più volte in un momento di particolari difficoltà nei rapporti con gli immigrati, gli fa dire che nella Chiesa non ci sono "distinzioni di sorta" né «discriminazioni, nella convinzione che è nostro prossimo chiunque ha bisogno di noi e noi possiamo aiutarlo». Tanto più che «Dio ha scelto ciò che è stolto nel mondo per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (Paolo ai Corinti).

La terza risposta può darla ciascuno di voi che ci state leggendo e potete testimoniare di persona su quanti uomini e donne, ecclesiastici e laici, singoli e comunità, dal Papa in giù, sono "vicini a chi soffre", con fatti e non con parole. Pensiamo solo, fra moltissimi, a fratel Arturo Paoli che a 96 anni suonati continua a mandare avanti l’operazione "Terra madre" per aiutare i ragazzi delle favelas di Foz de Iguacu in Brasile a uscire dalla miseria.

Queste tre risposte significano che anche il denaro è visto dal fedele in Cristo con un doppio, acuto sguardo, quello della fede nella sua Parola e quello dell’amore del prossimo. Anche qui, dunque, quel consapevole continuum di fede e ragione che è la lezione di Benedetto XVI.

Sartori critica il Papa per la condanna degli anticoncezionali nello spirito della Humanae Vitae. Dice che manca di buon senso, perché il buon senso vorrebbe che si evitasse l’ulteriore crescita della popolazione mondiale. A dargli retta, fra qualche decennio la Terra sarebbe popolata da vecchi (fino a 120 anni, si dice) con pochissimi bambini. La Chiesa, che non è miope, da decenni indica la soluzione nei metodi naturali.