| «Una partecipazione superiore alle
nostre più ottimistiche previsioni». Così Roberto Natale, presidente
della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana) ha commentato
la manifestazione per la libertà di stampa che, sabato 3 ottobre, ha
raccolto a Piazza del Popolo, a Roma, una folla davvero enorme. C’erano,
è vero, anche le bandiere della Cgil e dei partiti di opposizione, ma
c’era soprattutto tanta gente comune, famiglie, moltissimi giovani. La
piazza non è riuscita a contenere tutti.
Per l’intero pomeriggio il tema della libertà di stampa è stato al centro degli interventi dal palco, aperti dal discorso di Franco Siddi (nella foto), segretario della Fnsi. Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha sottolineato la sempre più diffusa intolleranza del potere politico nei confronti delle voci critiche. Lo scrittore Roberto Saviano ha concluso il suo intervento dicendo che «verità e potere non coincidono mai». Una coda polemica alla manifestazione è stata alimentata dal direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che ha definito "incomprensibile" la protesta in piazza. Gli hanno risposto i giornalisti della testata, sottolineando che il Tg1 dev’essere di tutti e non di parte. |
È diabolico far credere che la manifestazione di
oggi a Roma, a favore della libertà di stampa, sia una «farsa assoluta». Chi lo
afferma, e coloro che sostengono la tesi, sono in malafede. E lo sanno. Loro,
sì, fanno davvero male al Paese e alla democrazia.
L’ampia legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato e a spalmare il Paese di un pensiero unico, senza ammettere il diritto di replica. Tanto meno autorizza a intimidire chiunque osi esprimere, con libertà e responsabilità, opinioni e critiche all’operato del Governo.
Quando si mette il coprifuoco alle idee, quando un Governo o un ministro ritengono di doversi scagliare contro un giornale, con querele e richieste milionarie (come è avvenuto anche contro Famiglia Cristiana), c’è qualcosa che non va in questa democrazia rappresentativa e di opinione.
E se qualcuno suona la campanella d’allarme per svegliare l’opinione pubblica, non è un "farabutto", fa semplicemente il suo dovere, a servizio della verità e del bene comune. Questo Paese necessita di più stampa critica, che sia davvero un "cane da guardia al potere".
Una democrazia sana si misura anche dal livello di libertà di stampa. Oggi il termometro in Italia segna febbre alta. Chi mette a tacere una voce, perché scomoda, taglia via una fetta di democrazia, sgretola le fondamenta della civile convivenza.
A tutti è richiesto un esame di coscienza: i politici si occupino del bene di questo Paese, liberino giornali e Tv della loro invadente e deleteria presenza.
I giornalisti siano veri professionisti e non si lascino usare.
Soprattutto, evitino di piegare schiena e ginocchia: la stampa non è lo zerbino
del potere.