Da «Famiglia Cristiana» n. 44 del 2.11.2008

SEGNALI DI RIPENSAMENTO DOPO I CORTEI E LE PROTESTE DEGLI STUDENTI

NAPOLITANO MAESTRO UNICO
SUPPLENTE DI GOVERNO E MINISTRI


«Ho trovato negli studenti», ha detto il presidente, «la volontà di aprirsi a un confronto concreto sulle proposte di cambiamento dell'Università».

 

Ascoltare la protesta, parlare con gli studenti, i professori, i rettori, ma anche i genitori e le maestre. Lo splendido isolamento e gli eccessi muscolari del Governo sono bocciati dal presidente della Repubblica, che scende in campo per fare il "supplente" d’una classe politica chiusa al dialogo. Quella di Napolitano è la lezione del "maestro d’Italia", che sa ascoltare e considera il Quirinale la casa di tutti, anche dei più arrabbiati. Ha incontrato studenti e rettori, ma al suo fianco non c’era il ministro Gelmini, che ha paura della scuola e diserta gli incontri pubblici con studenti e professori, compresa l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Lateranense.


Napolitano alla Statale di Milano (foto Ansa).

Dopo i cortei e le proteste, nella maggioranza pare ci sia qualche ripensamento. Visti i sondaggi e il calo di consensi, il Governo ha preso più tempo per la riforma dell’Università. Il ministro La Russa ha ammesso fretta e "deficit di comunicazione". Lo stesso Bossi ha dato una frenata. Sì, perché il Paese è spaccato e confuso, è su una china pericolosa. La gravità della situazione economica e sociale richiederebbe il massimo coinvolgimento di tutte le forze politiche, abbandonando la via dei decreti e voti di fiducia.

Ecco perché il capo dello Stato fa da "supplente" e invita le forze politiche al dialogo. O, almeno, al confronto. È punto di riferimento di chi, veramente, subisce la crisi. Ma i suoi appelli cadono spesso nel vuoto. Il Forum delle Famiglie aveva raccolto oltre un milione di firme per un fisco più equo, e Napolitano le aveva trasmesse alle Camere con un suo accorato messaggio. Risultato: zero. In quella petizione si faceva riferimento anche all’educazione come sommo bene del Paese.

Ma la scure di Tremonti s’è abbattuta in modo indiscriminato sulla scuola, dove pur sono necessari riforme e tagli (via sprechi e privilegi), ma con un serio e condiviso progetto pedagogico.

Scuola e università non sono né di destra né di sinistra, appartengono a tutti. Minacciare e mostrare i muscoli, ignorando opposizione e forze sociali, alza solo il livello di tensione nel Paese. Col rischio di infiammare le piazze e trasformare pacifiche manifestazioni di studenti in violenti scontri tra estremisti di sinistra e di destra. Come a Piazza Navona, con la complice connivenza di chi poteva intervenire prima a evitare scontri e pestaggi (ma come fa un camion carico di bastoni a superare ogni controllo?).

Troppi, poi, i cattivi maestri in giro, che istigano alla violenza con magistrali lezioni di strategia della tensione, sollecitando le forze dell’ordine a pestare senza pietà e mandare in ospedale studenti e docenti (soprattutto le maestre ragazzine). È questa la ricetta democratica? Purtroppo, nessuna reazione, non ci si indigna più di tanto! Il nostro è un Paese sempre più privo di coscienza critica e civile. Non solo non si dialoga più, ma è bandito il semplice confronto, contrariamente all’auspicio dello stesso Napolitano. Si sentono, invece, rumori di sottofondo, minacce e tintinnio di manette, provocazioni ad arte e manganellate (e così anche la scuola è diventato un problema d’ordine pubblico!).

Nelle piazze si riversa il malessere più generale del Paese alle prese con una crisi che non risparmia nessuno, come ben sanno le famiglie e i lavoratori (nell’industria sono a rischio centinaia di migliaia di posti). Tira una brutta aria. E intanto, inquietante, ritorna la presenza del "fascista" (così s’è definito) Licio Gelli, che promuove il Governo, senza che il premier reagisca e s’avveda della trappola.