Il Centrodestra sottovaluta o mistifica la protesta
contro il decreto del ministro Gelmini. Il Pd usa la stessa
contestazione per porsi come unico baluardo della democrazia.
La
settimana scorsa ha offerto alcune occasioni per riflettere su cosa sta
capitando a questo Paese e cosa ci attende. Innanzitutto si sta
verificando una deludente rappresentazione di sé della politica,
rispetto ai problemi aperti nella società nazionale e internazionale. Da
entrambe le parti del "bipolarismo".
Da un lato c’è la sottovalutazione o la mistificazione della protesta contro il decreto legge Gelmini. Nel giro di due o tre giorni il presidente del Consiglio indica "dettagliatamente" al ministro dell’Interno come contrastarla mediante le forze dell’ordine, poi smentisce di aver mai parlato di "polizia nelle scuole", infine denuncia la presenza di "facinorosi" tra i giovani che manifestano in tanti modi diversi, quando non ce n’è la minima traccia.
Ma dall’altra parte la campagna pubblica di critica alla Gelmini, in cui si muovono non solo gli studenti (molti, certo non tutti) ma anche gli insegnanti, da quelli elementari ai docenti universitari (anche qui non tutti), e le famiglie, è assunta come forma di opposizione al Governo, che serve al Partito democratico e al suo segretario per presentarsi come ultimo baluardo della democrazia a una piazza in cui (dice la propaganda Pd) ci sono due milioni e mezzo di cittadini, quando tutte le cronache, anche non di parte, gli assegnano non molto di più di un decimo di quella cifra. La realtà è diversa, e non facile da capire. La protesta anti-Gelmini non può essere paragonata con quelle che caratterizzarono in Italia il mondo studentesco nel ’68 e nel ’77.
Allora c’era in campo l’ideologia, dalla teoria marxista alla prassi sfociata nel terrorismo; oggi c’è la consapevolezza del buio che aspetta gli studenti, e che ha un nome ben preciso: il precariato nel lavoro, qualunque esso sia e qualunque sia il livello di preparazione; allora c’era la violenza, oggi c’è la ricerca (non priva di ironia) di strumenti, gesti, parole, slogan che mettano insieme due dirittidoveri, quello di manifestare dissenso – anche se si è di destra – e quello di studiare, o di ascoltare lezioni, magari in piazza.
La manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo di Roma ha dimostrato che il Partito democratico c’è, raccoglie molti cittadini, la sua leadership non è per ora in discussione, e le polemiche interne (a parte Di Pietro) non sono sempre in primo piano. Ma per Veltroni e il gruppo dirigente del Pd si verifica ciò che appare evidente anche nella maggioranza di Centrodestra.
Nessuno – nemmeno la sinistra, anzi tanto meno la Sinistra tradizionale – ha la bacchetta magica per affrontare la questione fondamentale del momento e dell’immediato futuro, cioè la recessione economica con le sue conseguenze, dai tagli alla spesa pubblica (scuola e università comprese) all’aumento della povertà e della disoccupazione. Al fondo di tutto, ci sono altre polemiche sull’immigrazione, dopo la "gaffe" leghista con le "classi ponte" nelle scuole.
Alla fine, la risposta più chiara arriva domenica 26 ottobre, dalle letture nella Messa. Soprattutto da Esodo 20: «Dice il Signore: non molesterai lo straniero, né l’opprimerai, perché foste stranieri nella terra d’Egitto. Se tu presti denaro al mio popolo, al povero che è con te, non ti comporterai come un creditore: non gli imporrete interesse». Ecco serviti chi non sopporta lo straniero e il banchiere che rovina milioni di famiglie speculando sui mutui.