Da Famiglia Cristiana n° 2/2010
CHIESA
RICONOSCIUTE LE "VIRTÙ EROICHE" DI PACELLI E WOJTYLA


QUEI DUE PAPI VENERABILI

Con la pubblicazione dei decreti, Pio XII e Giovanni Paolo II vengono indicati dalla Chiesa come esempi di vita cristiana.

 

Dopo che il 19 dicembre scorso Benedetto XVI ha autorizzato il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, l’arcivescovo Angelo Amato, a pubblicare i decreti con i quali sono dichiarati "venerabili" papa Pio XII e papa Giovanni Paolo II, insieme con altri otto servi e serve di Dio, c’è stato un susseguirsi d’interventi e di precisazioni, culminate con quella del portavoce vaticano, il gesuita padre Lombardi, che mi hanno fatto riflettere. Perché papa Benedetto ha proclamato venerabili i suoi due predecessori? Cosa ha inteso con quest’atto? È pertinente – come diceva il mio antico professore di teologia – il titolo di venerabile per i due Papi? Se lo meritano?

Quando il Papa – dopo le rigorose inchieste fatte nelle diocesi e dalla Congregazione delle cause dei santi – proclama un cristiano (o una cristiana) venerabile, intende affermare che quel cristiano ha vissuto in modo pienamente coerente al Vangelo e lo ha fatto con un impegno costante, fedele, deciso, contento. Si può anche dire: venerabile è quell’uomo o quella donna che hanno vissuto tutte le "virtù cristiane" e lo hanno fatto in una misura "non comune", rispetto alla "normalità" della gente; le hanno vissute con un’intensità e un impegno che solo raramente si riesce a vedere, anche tra i cristiani. Per questo motivo sono "degni d’onore", possono provocare gli altri credenti a porsi la domanda che già poneva sant’Agostino: «Se lui c’è riuscito (se lei c’è riuscita) perché non posso riuscirci io?». Se lui c’è riuscito, posso riuscirci anche io!

Giovanni Paolo II durante il Giubileo della vita consacrata, il 2 febbraio 2000.
Giovanni Paolo II durante il Giubileo della vita consacrata,
il 2 febbraio 2000 (foto G. Giuliani).
 

Dire che una persona è "venerabile", dunque, non significa ancora dire che è beato o santo, anche se è una tappa importante su questo cammino. Venerabile lo ritiene la Chiesa per il suo "stile evangelico" di vita, beato o santo può esserlo solo con il miracolo, quel "segno" che attesta una particolare benevolenza di Dio, un suo desiderio che quella persona sia "beata", cioè proposta alla devozione dei fedeli e come loro esempio di vita. Sarà proprio il riconoscimento di un miracolo ottenuto per intercessione dei due Papi, il criterio per il quale l’uno o l’altro o ambedue saranno proclamati beati.

I suoi appelli alla pace

Chiarito il contenuto del titolo di "venerabile", mi pare pertinente la domanda: ma lo è Pio XII? Lo è Giovanni Paolo II? La risposta non si può ridurre in poche righe. Mi limito a un flash: quale Papa nella storia recente del mondo e della Chiesa ebbe a vivere in tempi più drammatici di quelli di Pio XII?

Eletto il 2 marzo 1939; il 15 marzo Hitler invadeva la Cecoslovacchia, facendo scempio ancora una volta dei trattati solennemente sottoscritti con le altre potenze, troppo ignave di fronte al dittatore, troppo succubi dei loro particolari interessi per percepire la devastante prospettiva che il nazismo apriva al mondo intero. In quei frangenti, Pacelli non ebbe altro tempo che quello di organizzare la resistenza ai fiumi di sangue che cominciarono a scorrere.

I suoi appelli alla pace e la sua condanna del nazismo furono netti, come sa bene chi legge i suoi discorsi con occhi di verità e senza la preoccupazione di voler apparire come storico alla moda. Gli 11 milioni di lettere che furono smistate nell’Ufficio informazioni organizzato in Vaticano, per venire in aiuto ai prigionieri, ai feriti, ai profughi; la folla oceanica che invase piazza San Pietro il giorno della Liberazione, proclamando il Papa defensor Civitatis; gli 860 mila ebrei salvati da morte per suo intervento stanno come documento storico e come riconoscimento popolare della "carità del Papa". Cosa animò Pacelli? La sua "passione" per l’uomo, per ogni uomo e per amore di quel Cristo, di cui si sentiva drammaticamente "servo".

Non dissimilmente dovremmo parlare di Giovanni Paolo II: in che frangente erano la Chiesa e il mondo quando fu eletto, giovane e vigoroso? L’uomo "venuto da lontano" seppe ridare speranza a un’umanità che sembrava incerta e smarrita. Con la sua fede incrollabile in Dio, che per lui era tutto (Totus tuus) e con la sua convinzione che l’uomo è "la via della Chiesa", seppe non solo travolgere sistemi politici disumani, ma anche combattere ogni cedimento, ogni compromesso, ogni debolezza.

Penso ai suoi interventi contro le troppe guerre per il petrolio, alla sua difesa dei popoli più deboli e sfruttati, alla scossa che diede alla Chiesa perché smettesse d’essere pavida e tornasse a "prendere il largo" nell’oceano del mondo, sicura del suo Dio e della verità del Vangelo. Papa Wojtyla non ebbe paura ed esortò tutti – anche i nemici – a non avere paura di Cristo, che solo conosce ciò che arde nel cuore dell’uomo.

Proporre questi due Papi alla Chiesa come esempi, come venerabili, può allora servire a tutti: occorre non avere paura, non fuggire nell’ora del pericolo, quando a soffrire sono gli altri, i fratelli, gli uomini. Forse ci serve ricordarlo.

Infine, Pio XII e papa Wojtyla mi ricordano Paolo VI, che – è da sperare – li seguirà. Giovanni Battista Montini fu il braccio destro di Pio XII durante la guerra, che per la Chiesa fu il tempo della carità: fu lui il direttore dell’Ufficio informazioni di cui ho parlato. Per gli esercizi spirituali del 1976 Paolo VI scelse come predicatore Karol Wojtyla e annotò una sua frase: «Andiamo verso la fine del secolo XX. Si possono prevedere grandi prove… con grandi speranze». Paolo VI aveva intuito il cuore del giovane cardinale, che egli stesso aveva creato. Ne condivideva le speranze, ne permise la realizzazione. Come sanno fare i profeti.

Ennio Apeciti

TRA GLI ALTRI ANCHE PADRE POPIELUSZKO

Il 19 dicembre scorso, Benedetto XVI ha autorizzato il prefetto della Congregazione delle cause dei santi monsignor Angelo Amato a promulgare i decreti riguardanti i miracoli attribuiti all’intercessione di 10 beati o venerabili. Tra loro quattro italiani. Eccoli.

Beata Giulia Salzano, fondatrice della Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore di Gesù, nata il 13 ottobre 1846 a Santa Maria Capua Vetere e morta a Casoria il 17 maggio 1929.

Beata Battista da Varano, monaca professa dell’Ordine di Santa Chiara e fondatrice del Monastero di Santa Chiara a Camerino, città in cui nacque il 9 aprile 1458 e morì il 31 maggio 1524.

Serva di Dio Teresa Manganiello, del Terz’Ordine di San Francesco (Montefusco, provincia di Avellino, 1° gennaio 1849 – 4 novembre 1876).

Serva di Dio Chiara Badano (Sassello, provincia di Savona, 29 ottobre 1971 – 7 ottobre 1990).

Il Papa ha anche autorizzato i decreti che riconoscono le virtù eroiche di 19 venerabili. Tra questi ultimi, oltre a Giovanni Paolo II e Pio XII, e a padre Jerzy Popieluszko, il sacerdote polacco ucciso dalla polizia comunista il 20 ottobre 1984 nei pressi di Wloclawek, sei italiani.

Giacomo Illirico da Bitetto, professo dell’Ordine dei Frati Minori, nato nel 1400 a Zara e morto nel 1496 a Bitetto.

Giuseppe Quadrio, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, nato il 28 novembre 1921 a Vervio (Sondrio) e morto a Torino il 23 ottobre 1963.

Antonia Maria Verna, fondatrice dell’Istituto delle Suore della Carità dell’Immacolata Concezione dette d’Ivrea (Pasquaro di Rivarolo, provincia di Torino, 12 giugno 1773 – 25 dicembre 1838).

Maria Chiara Serafina di Gesù Farolfi, fondatrice delle Suore Clarisse Francescane Missionarie del Ss.mo Sacramento, nata il 7 ottobre 1853 a Tossignano (Bologna) e morta il 18 giugno 1917.

Enrica Alfieri, professa della Congregazione delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, nata il 23 febbraio 1891 a Borgovercelli (Vercelli) e morta a Milano il 23 novembre 1951.

Giunio Tinarelli, socio della Pia Unione Primaria Silenziosi Operai della Croce, nato a (Terni il 27 maggio 1912 e morto il 14 gennaio 1956).