(Da: Famiglia Cristiana n° 43 del 25 ottobre
2008)PER LA
PROTEZIONE SOCIALE L'ITALIA SPENDE MENO DELLA MEDIA EUROPEA
LA POVERTÀ DELLE FAMIGLIE
VERA EMERGENZA NAZIONALE
di Beppe Del Colle
L'ultimo
Rapporto della Caritas denuncia che 15 milioni di italiani vivono con
meno di mille euro al mese (la metà, con 500-600). L'allarme coglie la
classe dirigente in un momento di particolare delicatezza.
La
scorsa settimana su Famiglia Cristiana sono usciti – in anticipo
su tutti gli altri mezzi di comunicazione – dati impressionanti sulla
povertà e la sua crescita in Italia, ricavati dalla lettura dell’ultimo
Rapporto della Caritas, in cui, come nei giorni successivi hanno
sottolineato altri giornali, spiccano ulteriori cifre e percentuali non
meno preoccupanti. In sintesi, si afferma che «l’emergenza sociale
riguarda 15 milioni di persone», che vivono con meno di mille euro al
mese (la metà con 500-600).
Il patriarca di Venezia,
Angelo Scola, parlando al Sinodo dei vescovi ha chiesto al Governo «una
riflessione urgente» su questa "emergenza"; e il presidente Napolitano
ha auspicato un «confronto costruttivo» fra maggioranza e opposizione,
perché si realizzi «una politica per la famiglia», anche «nell’attuale
situazione finanziaria ed economica generale» e quindi «nel quadro di
una stringente necessità di contenimento del debito pubblico».
Il Rapporto della Caritas precisa, nel riassunto che ne ha fatto
L’Osservatore Romano, «che l’Italia risulta al di sotto della spesa
media europea per la protezione sociale, a confronto in particolare di
Paesi come Svezia, Danimarca, Olanda, Germania e Irlanda, dove l’impatto
della spesa per la protezione sociale riesce a ridurre del 50 per cento
il rischio povertà. In Italia invece si raggiunge il 4 per cento».
L’allarme lanciato dalla Caritas ha colto la classe dirigente
nazionale in un momento di particolare delicatezza. Nessuna
rilevante forza politica sembra più riconoscersi rispetto al proprio
passato. Il "bipolarismo" in via di trasformazione in "bipartitismo"
vede capovolgersi nel Centrodestra – tranne poche resistenze dogmatiche
sui giornali – il tradizionale baluardo della libertà di mercato, con la
celebrazione dell’intervento dello Stato nell’economia, ridiventato
determinante nel tenere in piedi un sistema finanziario messo in crisi
dalle proprie colpe.
A sinistra, lasciato a voci marginali il richiamo allo statalismo
comunista, si ripete l’antico slogan di tante rivendicazioni sindacali:
più salari, più pensioni, senza indicare le risorse, ora e
nell’immediato futuro, mentre nello stesso ambito politico-culturale si
levano i rintocchi funebri per una mentalità conservatrice di sinistra
che, anche dopo il crollo del Muro di Berlino, non ha mai saputo
trasformarsi in una socialdemocrazia comparabile con quella del Paesi
del Nordeuropa.
C’è di più. In Italia sta prevalendo un sentimento di paura e
intolleranza verso un fenomeno mai conosciuto prima, quello
dell’immigrazione. Ed è su questo sentimento che fa leva l’unico partito
veramente nuovo e davvero dotato di un "credo" indefettibile: la Lega
Nord. L’ultimo episodio, la mozione per la creazione di "classi-ponte" o
di "inserimento" per i giovani stranieri iscritti alle nostre scuole, è
indicativo di una mentalità che non riflette mai sulla precedente
esperienza nazionale, l’emigrazione di massa.
Se ci si riflettesse, si sentirebbe il bisogno di pensare a come
affrontarono e risolsero lo stesso problema altri Paesi di immigrazione,
come la Germania degli anni ’50 che aveva un estremo bisogno di
lavoratori stranieri per risollevarsi dai disastri della guerra perduta
e che integrò i figli degli immigrati italiani e di altre nazioni con
corsi anticipati per l’apprendimento della lingua tedesca, prima di
immetterli nei normali percorsi scolastici e senza creare inutili e
umilianti condizioni di apartheid. Ed è quello che si fa già oggi
qua e là pure in Italia, nel rispetto dell’autonomia scolastica.
