LA NUOVA ANIMA DELLA CALABRIA ED IL RUOLO
DI REGGIO*
Reggio
Calabria, lì 4 ottobre 2010 - Si può ragionevolmente escludere di assumere una
posizione isolata o, peggio, incomprensibile, esprimendo, come si intende fare,
il fermo convincimento che la manifestazione “No Ndrangheta” dello scorso 25
settembre rappresenti una tappa di fondamentale importanza del percorso che la
Nuova Stagione della Calabria ha intrapreso nel segno della Speranza e del
Cambiamento.
Quanti ricordano lo straordinario Meeting del Centro Agroalimentare di Lamezia
Terme del febbraio scorso, e sono certamente in tanti, ivi compresi coloro i
quali liquidarono frettolosamente l'Evento gridando alla strumentalizzazione nel
tentativo di coprire una siderale distanza da una realtà palpitante che avevano
superficialmente ignorato, ebbene quanti mantengono ancora vivo quel ricordo non
troveranno affatto casuale che anche a Reggio si sia rivelata straripante e
contagiosa la carica di freschezza ed entusiasmo con cui i nostri giovani
corregionali hanno occupato una posizione di avanguardia in una fase cruciale
della società calabrese, collocandosi idealmente alla guida di una rivoluzione
di cui si colgono incoraggianti segnali sull'intero territorio.
Lunghissimi decenni di faide, taglieggiamenti, assoggettamenti, omertà, invasive
infiltrazioni nei gangli vitali degli assetti istituzionali, asservimento di
pubbliche funzioni agli interessi delle consorterie mafiose, distorsione e
svilimento dei servizi pubblici essenziali, piegati al soddisfacimento di
appetiti malavitosi (poco importa se neri o grigi), accensione di pesantissime
ipoteche sul futuro dei nostri figli, hanno incontrato, una volta di più,
l'aperta ribellione delle persone perbene, ormai estenuate dal giogo dei
condizionamenti imposti da chi non riesce a vivere i limiti segnati dalla Legge
come una grande opportunità, non rassegnandosi alla presa d'atto della
progressiva erosione di quella parvenza di "consenso popolare" utilizzata dai
signori (qui si fa solo per dire) del malaffare, per costruire fortune ingenti
quanto (oggi) precarie, intorpidendo, altresì, cosa ancor più grave,
sensibilità ed intelligenze dei più, sino a renderle oggetto di un dominio
innaturale, per ciò stesso, destinato a rivelarsi effimero.
Lo scatto d’orgoglio dei Calabresi di domani è indice rivelatore di una energia
vitale formatasi e sprigionatasi nella sempre più concreta e credibile
prospettiva della definitiva affrancazione da un fenomeno, la ‘ndrangheta,
generato non soltanto da violenza e sopraffazione, dovendosi, in proposito,
rimarcare la concorrente e determinante incidenza esercitata in questa deformata
ottica dalla perversa "tolleranza", figlia dell'autolesionistica ignoranza,
dell'opportunistica e solo apparentemente timorosa mediocrità, della cinica
collusione, insomma di quel degrado che aveva abbondantemente travalicato i
limiti della normale sopportabilità, sino a quasi irreversibilmente minare le
menti ed i cuori dei tanti che nel corso dei decenni hanno registrato, talvolta
subito, in silenzio prevaricazioni di ogni genere, in preda all'assuefazione,
allarmante anticamera della rassegnazione, quest’ultima freddo e spietato killer
della Legalità.
E dunque, in un contesto così profondamente segnato, non deve destare stupore,
ne' suscitare perplessità il fatto che oggi stia venendo fuori la vera Anima
della popolazione calabrese, ansiosa di percorrere fino in fondo un cammino
caratterizzato dalla piena consapevolezza che il rispetto delle regole sia il
passaggio fondamentale attraverso il quale compiere il salto di qualità
necessario per lo sviluppo della Comunità a qualsiasi livello.
Nei giorni che hanno preceduto la manifestazione reggina, nel corso di una delle
abituali conversazioni di chi scrive con il Prof. Mario Caligiuri, Assessore
Regionale alla Cultura, e gli On. li Candeloro Imbalzano e Giovanni Bilardi, non
a caso è stata rievocata la teoria della "confederazione delle anime" di cui v’è
traccia in “Sostiene Pereira”, opera di maggior pregio letterario di Antonio
Tabucchi.
Oggi, a ben guardare, se ne può cogliere appieno la possibilità di un suo
adattamento alla stagione di Cambiamento intensamente voluta dalla Comunità
Calabrese grazie ad una scelta netta ed al tempo stesso impegnativa.
Secondo quella teoria, formulata da psicologi francesi contro l’opinione
largamente maggioritaria in epoca non recente, la personalità altro non è che
una confederazione delle varie anime che albergano in ciascun individuo,
coabitando sotto il governo di un “Io egemone” che le domina, almeno fino a
quando non ne sorge, affermandosi, un altro più forte.
Il primato così conquistato viene mantenuto fino a quando il potere dell'Io
dominante non risulta esautorato e sconfitto nel conflitto con un altro e
diverso Io.
Il tormento interiore dell'individuo, destinato a placarsi con la perdita della
supremazia di un determinato Io, ha una duplice e complementare spiegazione: si
può verificare a seguito di un attacco diretto e/o per effetto di una lenta e
costante erosione, ossia, rispettivamente, in virtù di un fatto traumatico e/o a
causa di un graduale processo di maturazione.
Trasferendo idealmente i tratti salienti di quella suggestiva e persuasiva
teoria alla nostra attualità, sembra ragionevole sostenere che la Nuova Anima
Calabrese, il Nuovo Io che vuole diventare egemone in Calabria, si sta
affermando non soltanto quale positiva reazione della coscienza civile agli
attacchi traumatici rappresentati dagli episodi che hanno riguardato il
Procuratore Generale S.E. Di Landro, il Presidente Scopelliti e tantissimi altri
esponenti del mondo istituzionale, dell'informazione e della società civile.
Esiste, infatti, anche una discreta, paziente e costante attivita' di
sgretolamento del perverso Io che ha caratterizzato la vecchia e superata
identità calabrese, e sarebbe ingeneroso disconoscere il contributo offerto in
questa direzione da una buona politica indirizzata al Cambiamento, obiettivo
sinergicamente perseguito con l'apporto di Famiglia, Chiesa, Scuola, Forze
dell'Ordine, Magistratura e Società Civile.
I Calabresi, come è noto, hanno di recente adottato un Modello concepito,
sperimentato e sviluppato proprio a Reggio, con buona pace di chi, vox clamans
in deserto, tenta ripetutamente di sminuirne la grande valenza nel velleitario
tentativo di ridurre le grandi distanze che lo separano dal tessuto sociale
cittadino.
Una meravigliosa Città, Reggio Calabria, cui è stata riservata dal Governo
nazionale la non comune attenzione di ospitare una storica riunione del
Consiglio dei Ministri, con tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti, quali
l'introduzione del termine 'ndrangheta nella legislazione italiana,
l'istituzione della sede nazionale dell'Agenzia dei beni confiscati e
sequestrati.
Il Sindaco della stessa Città, in un passato recentissimo che oggi appare
remoto, ammesso che tale già non sia, non ha esitato soltanto a sottoscrivere
atti amministrativi che hanno reso fatto compiuto il recupero alla
collettivita' di beni costituenti ricchezza realizzata illecitamente, ma ha
soprattutto saputo orientare la propria azione con lucidissima determinazione
sulla Cultura, offrendo ai suoi giovani concittadini la possibilità di avviare
qualificati percorsi formativi idonei a tenerli distanti dalla latente
tentazione di lasciarsi irretire da lusinghe provenienti da contesti criminali.
Piace ricordare, dell’interprete della buona politica, artefice del Modello oggi
adottato dalla Nuova Calabria, l’avvio, prorio dal Centro Agroalimentare di
Lametia Terme, della campagna elettorale che lo avrebbe consacrato Governatore
della Calabria: Scopelliti, dopo avere incontrato in quell'occasione il seme
della speranza calabrese, non esitò a ripudiare apertamente ed a gran voce il
sostegno di candidature di persone che avrebbero dovuto affiancarlo nella
conquista di Palazzo Alemanni.
Né, poi, pare sia il caso di omettere il recentissimo piano elaborato da
Scopelliti nel Comparto della Sanità: un intervento “a gamba tesa”, da
espulsione diretta, nei confronti dei soliti noti che per decenni hanno
saccheggiato i fondi pubblici destinati a garantire il bene primario della
Salute, nella maggior parte dei casi sacrificato alla alimentazione di circuiti
criminali protagonisti di improbabili operazioni di restyling.
Sono esempi concreti che assolvono al compito della buona politica, che poi e'
quello di ricercare nuovi orizzonti, spazi più' ampi e dimensioni diverse, nella
consapevolezza che i risultati ottenuti, per quanto soddisfacenti e
lusinghieri, non potranno assicurare mai un appagamento definitivo.
Così non fosse, ci troveremmo al cospetto di una fuga dalla realtà che una
politica realmente credibile non può prendere in considerazione, neppure a
livello concettuale, perché tradirebbe soprattutto una pericolosa ed allarmante
incapacita' di guardare al futuro e di immaginare una Comunita' in cui coesione
sociale e sviluppo non siano obiettivi ambiziosi ed irraggiungibili, ma la
naturale, logica conseguenza di una attenta attivita' di programmazione aderente
alle esigenze del territorio.
Il senso della metafora della teoria della confederazione delle anime, quindi,
non puo' che esser quello di mettersi continuamente in discussione, trascurando
le certezze raggiunte ed, assecondando l'Io diverso che tende ad emergere in
virtu' dei mutamenti in atto nella vita di tutti i giorni.
Sta emergendo in Calabria un diverso "Io" che scuote le coscienze e chiama le
nuove generazioni all'impegno civile in un momento storico caratterizzato dalla
crisi delle ideologie e dal bisogno di individuare solidi ed affidabili punti di
riferimento.
Sul piano della repressione, le risposte di Magistratura e Forze dell'Ordine,
adeguatamente supportate da Famiglia, Chiesa e Politica, si stanno egregiamente
dimostrando all'altezza di una sfida oltremodo difficile, ma per nulla
impossibile.
L’individuazione dei responsabili della bomba alla Procura Generale di Reggio
Calabria e degli autori della odiosissima intimidazione subita dal frizzante ed
arrabbiatissimo giornalista Antonino Monteleone, frutto di intensita' di dialogo
tra i Procuratori di Reggio, Giuseppe Pignatone, e di Catanzaro, Vincenzo A.
Lombardo; la felicissima e significativa scelta di festeggiare la ricorrenza
del Patrono della Polizia di Stato al Santuario di Polsi, segnale
importantissimo ed indicativo di una ferma volontà di recuperare quella località
densa di spiritualità alle sole esigenze di Culto; sono risultati tangibili che
testimoniano la presenza e la vicinanza dello Stato, ancora di più adesso che le
sue articolazioni agiscono in sinergia legittimandosi reciprocamente.
La partita vera, pero', come da più parti è stato sapientemente sottolineato, si
gioca su un campo diverso e richiede grande spirito di squadra.
Non allontanandosi dal Santuario di Polsi, ben puo' essere ripreso il pensiero
di chi scrisse che “il calabrese vuole essere parlato".
E questo è il compito delicato che postula il severo impegno, in prima battuta,
di tutte le Donne Calabresi, oggi rappresentate dall'avv. Giovanna Margherita
Cusumano, neo Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunita', la
quale, illustrando le linee che seguira' nel suo importante incarico, non ha
mancato di opportunamente volgere il proprio sguardo in direzione della Cultura,
sottolineandone la funzione di efficace mezzo di affermazione della Legalita'.
In ogni realtà segnata da scadimento dei valori della Democrazia, la Cultura ha
sempre pilotato il processo di abbandono della barbarie, recuperando Legalità e
Libertà.
Ma, come è tristemente noto, la nostra, è terra di contraddizioni, se proprio
non si intendesse parlare di paradossi.
Stupisce, invero, e non poco, che l’importanza del messaggio della
manifestazione No ‘Ndrangheta del 25 settembre 2010 non sia stato ancora
adeguatamente metabolizzato da chi, occupando importanti postazioni
istituzionali, sembra preferire indulgere alla sterile, ora anche irritante,
esercitazione labiale.
Chi scrive non dimentica che il facente funzioni di Sindaco di Reggio Calabria,
nella più' solenne ricorrenza religiosa cittadina, richiamo' il senso del
pensiero di Sant’Agostino, secondo cui il dissenso produce la divisione.
Ora, c’è da chiedersi chi e cosa determini il dissenso, e se talvolta la
divisione non sia un fatto inevitabile e propositivo.
Proprio in questi giorni, infatti, è emerso prepotentemente il caso del Corso di
Formazione organizzato e finanziato negli anni passati dal Comune di Reggio
Calabria in collaborazione con il prestigiosissimo Istituto Polimoda di Firenze
e l’Università Mediterranea.
Con arida comunicazione burocratica, i ragazzi che lo frequentavano per
disegnarsi il futuro, hanno appreso che quel Corso di fatto e' stato annullato
dalla inopinata revoca dell’impegno finanziario disposta, all’insegna di non
condivisa discontinuità, dal facente funzioni di Sindaco, al quale avrà
senz’altro sfuggito di ricordare che il suo compito lo porta ad amministrare la
cosa pubblica nella stessa Città che ha dato i natali a Gianni Versace,
ricevendone grande lustro.
La vicenda è disarmante.
Si commenta da se' nella sua arida pochezza, ed appare comunque eloquente,
perché mette a nudo, al di là di ogni pretestuoso tentativo di glissare su un
altro, singolare accadimento, l’humus sul quale germogliano talune condotte, a
dir poco atipiche, con le quali si “vien fuori al naturale” in pieno svolgimento
di Consiglio Comunale, addirittura ad onta di una responsabilità istituzionale
demandata contro ogni aspettativa.
Inquieta, infatti, e neppure poco, che l'importanza del ruolo rivestito non sia
percepita alla stregua di valido ostacolo nell’elevare, come è incredibilmente
avvenuto, lo scontro fisico a dignità di regola di condotta.
Ed allora, la rigenerazione sociale, verbis tantum solennemente auspicata nel
Duomo cittadino dal facente funzioni dott. Raffa, non può che passare attraverso
la pronta rimozione di chi dimostra nei fatti, con grave caduta di stile, di
offrire alle nuove generazioni esempi irrimediabilmente diseducativi, facendo,
al contempo,venire meno i requisiti minimi di agibilità democratica nella
massima assise cittadina.
E ciò è cosa ben diversa dalle invettive indiscriminatamente quanto
inopinatamente rivolte contro la saggezza dei comportamenti e delle parole del
Presidente di quell’assise così profondamente offesa.
L’esigenza di una autentica rigenerazione sociale è, poi, resa ancor più
pressante dal contatto ravvicinatissimo che l’amministratore in questione ha
avuto con giovanissimi studenti reggini nel corso di una prolungata tribuna
televisiva alla quale il medesimo ha partecipato dietro invito di chi,
dismettendo la funzione di consigliere comunale, ha espresso vivo apprezzamento
per l’operato (?) del facente funzioni che quell’assessore ha fortemente voluto,
ben oltre i limiti dell’imposizione, e comunque nella piena consapevolezza di un
precedente specifico: l'irruzione agostana nella sede reggina del PDL che aveva
visto protagonista quello stesso esponente politico della brusca e traumatica
interruzione di una importante riunione politica.
Sulla singolarità di questi accadimenti si impone adesso il più fermo e risoluto
dissenso, evidente essendone l'assoluta incompatibilità con quello stesso
modello sociale avuto presente da Sant’Agostino in termini di Giustizia ed
Eguaglianza.
Coraggio ed estraneità da subdole promesse, impongono, quindi, che quei
comportamenti vengano prontamente rivisitati da parte di chi è investito di
grande responsabilità, seppure non per investitura popolare, al fine di solo
mitigare il vulnus arrecato al decoro della Grande Reggio, che tale è destinata
a restare, anche a fronte delle mortificanti strumentalizzazioni di cui viene
scientemente fatta oggetto. (Nella foto l'avv. Oreste Romeo)
Avv. Oreste Romeo
Lista Scopelliti Presidente
Il Coordinatore Provinciale
Reggio Calabria
Avv. Oreste Romeo