Da Famiglia Cristiana n° 5 del 31 gennaio 2010
DOPO IL VOTO FAVOREVOLE DEL
SENATO SULLA DURATA DEI PROCESSI
GIUSTO RIDURRE I TEMPI
DIPENDE CON CHE MEZZI
Siccome la durata
media dei processi in Italia è ora di otto anni, se la nuova legge diverrà
esecutiva così com’è stata presentata in Parlamento moltissimi procedimenti
moriranno per prescrizione. Ma non quelli che riguardano la maggioranza dei
cittadini.
Beppe Del Colle

Foto Ansa
Siccome la durata media dei processi in Italia – secondo i dati forniti dal ministro della Giustizia Alfano – è ora di otto anni, la conseguenza è che se la legge diverrà esecutiva così com’è stata presentata in Parlamento, un numero imprecisato ma molto alto di procedimenti, compresi quelli attualmente in corso per reati commessi prima del maggio 2006, "moriranno" per prescrizione lungo il cammino.
Nei giorni scorsi sono stati fatti molti esempi di processi anche clamorosi che si cancelleranno per sempre, con gravi danni per le parti lese. Questo è, naturalmente, il giudizio di quanti ritengono la legge fondamentalmente sbagliata, e soprattutto motivata, in realtà, dal desiderio di liberare il presidente del Consiglio dai suoi impegni giudiziari, a cominciare dai due in corso (il caso dell’avvocato inglese Mills, condannato per corruzione in atti giudiziari, sul cui processo il 25 febbraio è atteso il giudizio finale della Corte di cassazione; e quello relativo ai bilanci di Mediaset).
Il sospetto di questo aggancio del "processo breve" con le vicende personali del premier Berlusconi è avvalorato, secondo i suoi critici, dal fatto che fra i reati punibili con meno di 10 anni figurano proprio quelli più complicati e quindi più lunghi, come corruzione, concussione, peculato, falsa testimonianza, falso in bilancio, frode fiscale, alcuni dei quali figurano da anni nelle storie giudiziarie del Cavaliere.
Polemiche a parte, valga il giudizio di due presidenti emeriti della Corte costituzionale, Mirabelli e Onida (interpellati dal Sole 24 ore), secondo i quali l’obiettivo di ridurre la durata dei processi è giusto, ma è sbagliato il mezzo proposto con questa legge. «Non è che se un treno da Milano a Roma non arriva in orario lo si abolisce. Allo stesso modo non è un rimedio fare sparire un processo che non raggiunge in tempo lo scopo» (Onida). E un terzo ex presidente della Consulta, Marini, pur favorevole alla legge, si domanda se la "norma transitoria" secondo la quale la fine del processo è decretata dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio «non nasconda un’amnistia mascherata».
Dopo tante polemiche, il Governo sembra orientato a rinviare l’esame della legge alla Camera a dopo le elezioni regionali, mentre vanno avanti in Parlamento altre norme, come il "legittimo impedimento" o un’edizione costituzionalmente valida del "lodo Alfano", sempre al fine di evitare al premier i processi (ai quali se ne potrebbe aggiungere un altro sui conti Mediaset).
Ma il problema dei processi troppo lunghi rimane. Non mancano strumenti per abbreviarli. Un Pm bolognese ha fatto un esempio: prima della riforma del Codice del 1989, che aumentò le garanzie degli imputati, ogni anno dal tribunale della sua città uscivano 3 mila sentenze, oggi ne escono la metà, con lo stesso numero di magistrati. Non è possibile ritoccare quelle norme?