Da Famiglia Cristiana n. 8 del 21 febbraio 2010
DALLO SCANDALO DI QUESTI GIORNI AL DECRETO CHE LA TRASFORMA IN SPA
 

PROTEZIONE CIVILE
SNELLA, MA CONTROLLATA 


Per evitare che si ripetano gli scandali di questi giorni, è meglio conservare controlli istituzionali esterni al dipartimento e destinarlo solo a proteggere i cittadini nelle calamità. 
 

Beppe Del Colle
 

È proprio vero che certe volte è bene che gli scandali avvengano. Raccontiamo questa storia dal principio, mentre si conclude. La burocrazia ritarda in troppi casi, anche per rispettare le leggi, operazioni che richiederebbero rapidità di esecuzione e prontezza nel finanziarle. Dunque, una legge nuova che soddisfi tutte le necessità della protezione dei cittadini dai disastri naturali, migliorandola e velocizzandola, sembrerebbe una ottima iniziativa. A un patto: che questo tipo di attività che va sotto il nome di Protezione civile non si sottragga a sua volta al controllo delle norme che regolano le attività pubbliche attraverso le istituzioni, a cominciare dalla Corte dei conti, dal Consiglio di Stato, dal Parlamento, dalla Giustizia.

In questi giorni la Camera dei deputati vota il decreto legge n. 195 della presidenza del Consiglio dei ministri, che istituisce la "Protezione civile servizi SpA", cioè privatizza di fatto un’attività svolta finora dal dipartimento della Protezione civile nelle competenze di Palazzo Chigi.

Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso (foto La Presse).

Cosa cambierebbe, se il decreto passasse anche a Montecitorio come a Palazzo Madama? Molto, e diverse delle cose che cambierebbero non piacciono all’opposizione, ma anche ad alcuni politici del Centrodestra (Baldassarri, Calderoli, Gianni Letta…), alle associazioni dei costruttori e del volontariato, a molti magistrati.

Il motivo è semplice: nel testo approvato al Senato la Società «è posta sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio dei ministri e opera secondo gli indirizzi strategici e i programmi stabiliti dal presidente del Consiglio su proposta del capo del dipartimento della Protezione civile. I loro rapporti sono regolati da un apposito contratto di servizio».

Le azioni sono tutte in possesso del premier, non possono essere cedute né quotate in Borsa; ma, e qui sta il punto essenziale, la sua attività dovrebbe svolgersi «in maniera prevalente in favore del dipartimento di Protezione». Il che significa che potrebbe operare (dietro pagamento) anche in qualunque altro "stato di emergenza" deciso dal premier.

In Senato un emendamento del Pd ha limitato i suoi servizi "esclusivamente" a quelli prestati alla Protezione civile, cioè nei casi di calamità; ma il Governo ha rimediato con tre eccezioni all’"esclusività", intendendo evidentemente conservare un sistema, che un gip di Firenze ha definito "gelatinoso", al quale sembrerebbe essersi conformata dal 2001 la gestione Bertolaso, dando vita allo "scandalo" di questi giorni.

Un sistema che le ha consentito di lavorare non solo nelle sciagure, ma con un serrato giro di appalti anche in diversi altri settori, come "grandi opere", manifestazioni pubbliche, programmazioni ciclopiche come l’Expo 2015. È la filosofia del "fare", che urta contro un sistema di Protezione civile lodevole per tanti aspetti ma poco commendevole per altri, grazie alle iniziative corruttrici di "amici" e di "parenti" sugli appalti, di cui stanno emergendo prove che spetta ai magistrati giudicare.

Per evitare che ciò si ripeta, è meglio conservare controlli istituzionali esterni al dipartimento e destinarlo solo a proteggere i cittadini nelle calamità. È quanto la Camera è chiamata a stabilire, correggendo il decreto.